I bestseller del 2016 editore per editore

Bestseller, libri migliori editore per editoreDi articoli sui libri migliori dello scorso anno ne sono apparsi davvero troppi, dopo tre anni (2013, 2014, 2015) ho quindi deciso di cambiare la domanda e di chiedere quale sia stato e come mai il titolo più venduto del 2016 per ciascuna casa editrice. Ecco le risposte di ad est dell’equatore, Atlantide, CasaSirio, Einaudi, e/o, Garzanti, Iperborea, Las Vegas, LiberAria, Longanesi, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, Neo, NN, Ponte alle Grazie, Racconti, 66thand2nd, SUR, Tunué, Voland. Continua a leggere

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I libri migliori degli ultimi mesi scelti dai critici letterari

Vector 2015 Happy New Year background

Dopo le scelte di editor e direttori editoriali, ecco quelle della critica riguardo agli esordi italiani più interessanti e alle pubblicazioni più significative dello scorso anno, a riprova del fatto che, sebbene talvolta l’ambito di esercizio si sia spostato dalle università e dai giornali al web, chi prova a decretare i canoni letterari della contemporaneità non ha abdicato al proprio ruolo. Non solo, credo che quanto leggerete vi dimostrerà che, nonostante i travagli dell’editoria nostrana, si continuano a produrre (anche) molti libri di qualità.

Daniela Brogi, critica letteraria
Tra gli esordi italiani del 2015, il lavoro che ho più apprezzato è L’invenzione della madre, di Marco Peano (minimum fax). Per usare un’espressione metaforica di cui vorrei recuperare l’immagine letterale, si tratta di un racconto che si fa letteratura per snidare il dolore, vale a dire per sradicare la sofferenza dai luoghi oscuri dove aveva trovato riparo – e consolazione. Il libro è un’opera d’invenzione che, tanto nel tema quanto nella forma, tiene insieme i tempi diversi e scollati dell’esperienza e della memoria di una malattia terminale. Tutto è percepito come uguale, e per sempre; e tutto, al contrario, sembra irripetibile, come qualcosa che sta per sparire e non tornerà mai più. Questa alternanza tra inerzia e dinamismo è resa da una scrittura fatta di tante lasse scandite di racconto, che impediscono il senso di una sequenza progressiva, mentre intanto però la struttura d’insieme compone una sorta di racconto di formazione, inventa per l’appunto – nel duplice senso di invenzione come atto del “creare” e del “ritrovare”. (Mentre la seconda parte del titolo del libro, la madre, sembra caricarsi della funzione di soggetto, oltre che di oggetto, dell’invenzione).
Un’altra opera d’esordio interessante, per la cura dell’impianto narrativo, è Gli anni al contrario, di Nadia Terranova (Einaudi Stile libero).
Non è un libro d’esordio, ma, mantenendosi sempre nell’ambito della narrativa italiana, è una delle opere d’autore più interessanti del 2015: Il giardino delle mosche, di Andrea Tarabbia (Ponte alle Grazie).

Raoul Bruni, critico letterario
Tra gli esordi che ho avuto modo di leggere nell’anno appena trascorso, quello che mi ha colpito maggiormente è senz’altro Dalle rovine di Luciano Funetta, edito nella collana Romanzi di Tunué diretta da Vanni Santoni. Funetta (classe 1986) ha una vasta cultura letteraria, e nel suo romanzo – conturbante storia di un allevatore di serpenti – le molteplici ispirazioni (il titolo stesso rinvia a uno dei racconti più belli di Borges, Le rovine circolari) certamente emergono. Eppure non vengono esibite alla stregua di pedigree culturali (come invece accade troppo spesso in molta narrativa pseudo-colta), ma sono talmente penetrate nel testo da diventare parte integrante del tessuto narrativo: non per nulla lo stile di Funetta è rastremato, controllatissimo, senza inutili dilatazioni.
La pubblicazione più significativa del 2015 credo sia Sottomissione di Houellebecq (Bompiani), anche per ovvie ragioni extra-letterarie. Nell’ambito dell’editoria italiana, però, vorrei segnalare la pregevole edizione complessiva dei Saggi di Proust curata da Mariolina Bongiovanni Bertini e Marco Piazza (in collaborazione con Giuseppe Girimonti Greco) per Il Saggiatore, un volume di cui da tempo si sentiva il bisogno. Continua a leggere

I libri migliori degli ultimi mesi scelti da editor e direttori editoriali

libri migliori 2015 per gli editor

Per il terzo anno consecutivo ho chiesto a editor, direttori editoriali e critici letterari quale sia stato l’esordio italiano migliore e quale la pubblicazione più significativa degli ultimi dodici mesi. Gli intenti sono molteplici: provare a suggerire ai lettori quei testi di valore pubblicati di recente e che sono forse passati inosservati, o che comunque meritano di continuare a far discutere, ma anche, indirettamente, capire quali siano i parametri con i quali vengono scelti i libri da editare e quelli che decretano il successo presso i lettori di professione. C’è poi un’altra ambizione che ispira questa raccolta di opinioni, quella di rafforzare il confronto all’interno della comunità editoriale: ho consentito a editor e direttori editoriali di fare un cenno, se volevano, ai testi che hanno curato e dato alle stampe, ma hanno soprattutto promosso il lavoro dei loro colleghi e concorrenti, ossia la letteratura è stata anteposta al marketing. Credo sia un bel segnale e sono grato a tutti loro per il tempo che mi hanno concesso e per la passione con la quale lavorano nel complesso panorama editoriale italiano.
I pareri dei critici saranno invece online da giovedì.

Giorgia Antonelli, direttrice editoriale di LiberAria
Avere a che fare con le nuove uscite, per chi lavora nel mondo dell’editoria indipendente, è un’esperienza quotidiana. LiberAria da sempre fa dello scouting letterario uno dei suoi punti di forza, e nella programmazione 2016 proporremo una maggioranza di esordienti, sia italiani che stranieri.
Se parliamo di esordi recenti, il più interessante dell’anno per me è Luciano Funetta, Dalle rovine (Tunué), che apre il suo primo romanzo con un Noi che rimescola tutte le carte, e rivela da subito una scrittura potente, matura, da tenere d’occhio. Tra le nuove uscite, invece, i libri che ho apprezzato di più sono stranieri e, fuori dalle recenti polemiche, tutti scritti da donne: Gli anni di Annie Ernaux (L’Orma), Sembrava una felicità di Jenny Offill (NN Editore) e Carne Viva di Merritt Tierce (SUR). Tre romanzi diversissimi tra loro ma accomunati, per me, da una scrittura analitica, tagliente, priva di patetismi, che seziona lo iato tra essere e dover essere, tra le norme sociali e la vergogna necessaria a trasgredirle, e ricompone il senso d’inadeguatezza all’esistenza semplicemente affrontandolo, senza dietrologie psicologiche, ognuno secondo le proprie quotidiane capacità di essere lavoratori, genitori, partner, umani.

Angelo Biasella, editor Neo
L’esordio più interessante è senza dubbio Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunué). Trovo che la sua sia una scrittura “animista”, se mi passate il termine: riesce a rendere spiritato ogni periodo e le descrizioni diventano voragini in cui è bello sprofondare. Niente è scontato, niente è superfluo. Il fatto che una storia (di serpenti e film porno) diventi così “necessaria” dimostra il carattere di questo autore; così giovane e già indispensabile nel panorama letterario italiano. Memorabile anche il punto di vista del narratore: quel “noi” mai eccessivo, mai troppo invasivo ma che ti senti respirare sul collo dall’inizio alla fine. Bellissimo.
Altra ottima pubblicazione è Anubi di Marco Taddei e Simone Angelini (GRRRᶻ Comic Art Book). Protagonista di questa/o graphic novel è il tramonto di una divinità egizia ormai ridotta a frequentare sociopatici e vivere di Campari, in una provincia italiana lisergica e alienata. Potente il cortocircuito fra il tratto essenziale di Angelini e la sceneggiatura intimistica e caleidoscopica di Taddei. Da leggere assolutamente.

Marco Cassini, direttore editoriale di SUR e cofondatore di minimum fax
Nell’anno in cui per la seconda volta consecutiva il premio Strega è stato vinto da un autore di cui sono fiero di aver pubblicato l’esordio, in realtà non ho letto moltissimi esordi italiani.
Mi rendo conto però che quelli che voglio segnalare sono tre romanzi scritti da professionisti di altri settori che se la vedono con la narrativa (del resto un esordiente è, per definizione, qualcuno che fino a quel momento autore non lo era ancora).
L’invenzione della madre (minimum fax) è l’opera prima di Marco Peano, editor presso Einaudi. Mi hanno poi molto divertito La vita in generale di Tito Faraci (che di mestiere scrive fumetti, e finora aveva pubblicato testi YA) e La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello, che fa l’attore. Curiosamente sono entrambi pubblicati da Feltrinelli, editore cui si guarda più per cercare autori affermati (Baricco, Benni, De Luca, Serra) che voci italiane nuove.
Il primo esordiente del 2015 che leggerò nel 2016 è invece Luciano Funetta (Dalle rovine, Tunué).
L’evento del 2015 più significativo nel mondo editoriale mi sembra l’«esordio» di NN Editore, un progetto con un’altissima percentuale di ottimi libri. (Tra un anno vedremo se potrò dire lo stesso della Nave di Teseo, sul cui annunciato arrivo ripongo molte aspettative). Continua a leggere