Come superare tabù e sensi di colpa del lettore

Qualche considerazione su quanto, come e perché leggere a partire dalla mia esperienza

Ho deciso, non senza qualche scrupolo, di interrompere la lettura dell’ultimo romanzo di Hanya Yanagihara, ma per farlo sono dovuto arrivare a pagina 303 (di 1091) e confrontarmi con un’altra blogger che non ne era rimasta particolarmente entusiasta. Non è stato facile, perché gli estimatori di Una vita come tante (Sellerio) sono stati tanti, anche tra i critici letterari, e in questi casi si ha sempre il sospetto che la tara sia nostra e non del testo che abbiamo tra le mani. Oltretutto, avevo deciso di acquistarlo dopo aver apprezzato la bella recensione di Alessandro Garigliano su Nazione Indiana e aver ascoltato il lusinghiero giudizio di un amico, Pierfrancesco Ditaranto (al quale devo la scoperta di Javier Cercas). Ebbene, la Yanagihara, attraverso i suoi personaggi, dimostra una profonda comprensione dell’umanità, ma, a mio avviso, tende spesso a uno psicologismo di maniera e la sua delicata scrittura deraglia a più riprese nel melodrammatico; insomma, se in tanti sono stati completamente irretiti da questa storia, io ho iniziato a provarne fastidio, e mi sono arreso.
Sino non molto tempo fa non sarei stato in grado di interrompere la lettura di un libro, per rispetto verso l’autore che, per quanto mediocre possa essere, si è comunque messo in gioco e di chi l’ha pubblicato, investendo su di lui. Continua a leggere

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La produzione e la lettura di libri in Italia

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Alcune considerazioni a partire dal nuovo studio Istat sull’editoria e sulla lettura.

L’Italia, che già era in coda alle classifiche europee, consolida nel 2013 la sua posizione: il numero di lettori sul totale della popolazione di più di sei anni passa dal 46% al 43%. E si badi che per “lettori” si intendono tutti coloro che hanno letto per motivi extra lavorativi anche solo un libro l’anno e che magari hanno sul comodino le Cinquanta sfumature di grigio della James e l’opera omnia di Fabio Volo.
I “lettori forti”, ossia che leggono almeno un libro al mese, sono solo il 13,9% della popolazione: ne consegue che non possano esser loro a dettare le politiche editoriali e questo contribuisce a spiegare la costante tendenza al ribasso degli standard letterari delle opere pubblicate.
Dire che stiamo messi male è un eufemismo.

Continuano a esserci forti disparità tra il Sud e il resto d’Italia ed è eclatante che ad esempio in Puglia legga solo il 29,4% della popolazione, a fronte di un clima politico vivace e del moltiplicarsi di associazioni culturali (a partire dai Presidi del libro) e di festival ed eventi letterari. Si spera che la legge regionale a sostegno del libro e della lettura possa risultare efficace ed essere poi esportata nelle altre regioni del Mezzogiorno, con percentuali di lettori altrettanto imbarazzanti (Calabria 29,3%; Campania 28,9%; Sicilia 27,6%).

A fronte di un numero così esiguo di bibliofili, nel 2012 sono stati comunque pubblicati 59.230 titoli (uno sproposito), la cui tiratura media è stata, per la prima edizione, di soltanto 2.747 copie.
I piccoli e medi editori, cioè quelli che pubblicano non più di 50 titoli all’anno, rappresentano l’88,5% del numero complessivo di editori attivi, ma sono i pochi grandi editori a pubblicare quasi i tre quarti (74,4%) dei libri proposti ai lettori”: che questo rappresenti un impoverimento della scelta culturale è evidente Continua a leggere