Intervista a Margherita Podestà Heir, traduttrice di ACCERCHIAMENTO di Carl Frode Tiller

margherita podestà heir_accerchiamento_tillerA tradurre per la prima volta in italiano Carl Frode Tiller è stata Margherita Podestà Heir, tra le più apprezzate traduttrici dalle lingue scandinave (in particolare dal norvegese). Alle spalle una cinquantina di titoli che spaziano dalla narrativa ai testi teatrali e alla letteratura per ragazzi; tra gli autori ai quali ha dato voce ci sono Henrik Ibsen, Sigrid Undset, Karl Ove Knausgård, Anne Holt, Jo Nesbø, Jonas Jonasson, Jon Fosse, Jostein Gaarder ed Erik Fosnes Hansen.
Di Tiller, uno dei più noti scrittori norvegesi, ha di recente tradotto Accerchiamento per la Stilo Editrice: un romanzo con tre narratori interni che hanno il compito di aiutare David, il protagonista (che non figura mai in prima persona) a recuperare la memoria. Ogni episodio inerente alla vita di David viene ripercorso e interpretato singolarmente da due amici-amanti, Silje e Jon, e dal suo patrigno, Arvid. Tutti e tre vorrebbero restituirgli il passato, o forse riappacificarsi con il proprio. Ciò che emerge dalle loro descrizioni e dai ricordi individuali è che ogni relazione viene vista e vissuta in modo diverso e si compone di fraintendimenti e supposizioni. Continua a leggere

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Intervista a Pietro Biancardi, editore Iperborea

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Pietro Biancardi si è laureato in Lingue e letterature straniere e ha lavorato per diverse case editrici prima di dirigere Iperborea, realtà fondata nel 1987 da Emilia Lodigiani, sua madre; Biancardi ne sta portando avanti con convinzione il progetto “di far conoscere la letteratura dell’area nord-europea in Italia, dai classici e premi Nobel, inediti o riproposti in nuove traduzioni, alle voci di punta della narrativa contemporanea”.

Ti sentivi destinato a subentrare a tua madre alla guida della casa editrice Iperborea o durante gli studi in Lingue avevi ipotizzato altri percorsi professionali?
Per niente. Tant’è che sono laureato in lingua inglese e spagnola. Da studente portavo avanti qualche collaborazione con giornali, riviste e siti internet, ero più orientato verso il giornalismo, l’editoria libraria è venuta in un secondo momento. A meno di non aver coltivato dentro di me il tarlo in modo inconscio: per i primi anni – ero ancora bambino – l’ufficio di Iperborea era in casa dei miei genitori e i miei primi lavoretti sono stati giornate passate a imbustare gli inviti per le presentazioni (allora non c’era l’email) o in altre occupazioni manuali, lo stand alla fiera, le consegne, e poi quand’ero un po’ più grandicello anche qualche bozza e altre mansioni più nobilitanti. Mi sono sempre divertito, mi sentivo importante, e poi in fondo sono tutte mansioni, quelle, di cui un piccolo editore indipendente non si libera mai, e comunque è una parte del lavoro che mi piace molto.

Il successo dei gialli scandinavi vi ha portato a creare la collana Ombre; più in generale pensi che abbia giovato alla narrativa nordeuropea, suscitando l’interesse di un vasto numero di lettori, o le abbia nociuto imponendo una percezione limitativa della stessa?
Sono convinto che il giallo scandinavo sia stato una cosa tutto sommato positiva: molta più gente si è interessata ai paesi del nord e una parte di questa non si è fermata alla moda del giallo, qualcuno ci è andato fisicamente (mi dicevano gli amici di VisitSweden, l’ente di promozione del turismo, che l’anno di Stieg Larsson i viaggi dall’Italia alla Svezia sono aumentati del 20%) e poi magari qualcuno ha deciso di approfondire, leggendone la letteratura più “alta”, iscrivendosi magari ai nostri corsi di lingua, o frequentando i nostri festival.

Quali ritieni siano le peculiarità delle letterature del Nord Europa?
Come in ogni letteratura, e soprattutto oggi, si trova di tutto, ma di certo i nordici hanno una grande tradizione di “storytelling”: i racconti intorno al fuoco, le fiabe, le leggende popolari, per non parlare delle saghe. Con le saghe antiche, come ha scritto Borges, “gli islandesi scoprono il romanzo, l’arte di Cervantes e di Flaubert, senza che il resto del mondo se ne accorga”. Un’altra cosa che amiamo molto dei nordici è che non hanno paura di affrontare grandi narrazioni, i temi più alti e le eterne domande, sull’uomo, su dio, la morte, l’etica e la società. Per esempio Björn Larsson: in ogni libro (romanzi e saggi) esplora le grandi tematiche del contemporaneo, come libertà, giustizia, cultura e natura, segretezza, fanatismo, e altri. Uno dei filoni che più esploriamo, forse quello meno conosciuto della cultura nordica, e che sorprende un po’ tutti, è quello dell’umorismo. Un umorismo a volte più esplicito (ma molto basato sull’understatement) come in Arto Paasilinna, Tove Jansson, Kari Hotakainen, Mikael Niemi, Erlend Loe, Torgny Lindgren, Jørn Riel (e potrei continuare), ma comunque quasi sempre sotto traccia sia nei classici come Selma Lagerlöf o Knut Hamsun (sì, perfino lui!) sia nei grandi contemporanei, penso a Jón Kalman Stefánsson, Lars Gustafsson, ecc.

La percentuale dei lettori italiani (circa 45%) rispetto a quella degli abitanti dei paesi scandinavi (circa 75%) è quasi imbarazzante: secondo te dove vanno cercate le ragioni di questo gap? A chi spetterebbe e come provare a invertire la tendenza?
In parte sicuramente il divario è culturale e secolare: nei paesi nordici a forte matrice protestante l’alfabetizzazione di massa è arrivata con oltre un secolo d’anticipo, mentre nei paesi cattolici e mediterranei come il nostro è un fenomeno relativamente recente. Tutt’ora, però, la differenza è a volte imbarazzante, qui la cultura e la lettura rimangono un fenomeno d’élite. Sfogliando le ultime statistiche sulla lettura, quelle pubblicate dall’Istat nel 2015, quello che più sconvolge è l’incapacità della scuola di produrre un salto culturale, e quindi sociale, nelle nuove generazioni: il fattore decisivo perché una persona diventi lettore o lettrice non è un elevato titolo di studio come si potrebbe pensare, ma il fatto che i genitori siano a loro volta dei lettori.
Ci sono tante cose che si potrebbero fare, dalla deducibilità per la spesa in libri (cosa che darebbe respiro anche alle librerie), a un sistema bibliotecario con maggiori risorse. La mancanza di soldi non deve essere una scusa per una mancanza di volontà (o una pigrizia) politica. In tempi di crisi ci sono comunque piccole idee a costo zero o quasi; da piccolo, quando vivevamo a Parigi, ho fatto le elementari alla scuola pubblica francese, e ricordo che ogni mercoledì passavamo tutta la mattina in biblioteca. Lì eravamo liberi di girare per gli scaffali e sceglierci da soli – se preferivamo – i libri da leggere e sfogliare. Erano momenti di grande gioia che ricordo ancora. Qui da noi le letture sono più imposte da maestri, prof e sottosegretari all’istruzione, poi bisogna preparare una scheda per dimostrare di aver capito quanto si è letto, ed essere interrogati su quanto si è appreso. Non mi pare un grande stimolo a diventare lettori. Continua a leggere