Intervista a Luca Pantarotto autore di HOLDEN & COMPANY

Way of Great American WritersDal 2013 al 2015 gli appassionati di letteratura statunitense hanno trovato nel blog anonimo Holden & Company brevi saggi e articoli caratterizzati da uno stile chiaro, ironico e appassionato; ora l’autore, Luca Pantarotto, è ormai uscito allo scoperto e una selezione di quei contributi è stata raccolta e pubblicata nella collana Glitch di Aguaplano, con il titolo Holden & Company – peripezie di letteratura americana da J. D. Salinger a Kent Haruf. A molte delle domande che avrei voluto porgli, Luca Pantarotto ha già risposto su Senzaudio, qui quelle che mi sono rimaste. Continua a leggere

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ULTIMA USCITA PER BROOKLYN di Hubert Selby Jr., recensione

Hubert Selby Jr_UltimaUscitaPerBrooklyn_copertinaRiproposta da SUR, nella nuova traduzione di Martina Testa, l’opera che ha ispirato Altri libertini di Tondelli: Ultima uscita per Brooklyn

Con il titolo Ultima fermata per Brooklyn, la raccolta di racconti di Hubert Selby Jr. era già stata pubblicata in Italia nel 1966 da Feltrinelli e comportò un processo per oscenità a carico dell’editore. Ora riproposta da SUR con una prefazione di Paolo Cognetti e nella traduzione di Martina Testa, che ritocca il titolo in Ultima uscita per Brooklyn, l’opera preserva tutta la sua carica dirompente; l’autore, ex marine con problemi di tossicodipendenza, non teme infatti l’estremo né se ne compiace, semplicemente non distoglie mai lo sguardo, anche quando il pudore, la vergogna o l’orrore suggerirebbero di farlo: Continua a leggere

Intervista a Letizia Sacchini, traduttrice di IN UN PALMO D’ACQUA di Percival Everett

letizia-sacchini-traduttrice-di-in-un-palmo-dacqua-di-percival-everettA collegare i nove racconti di In un palmo d’acqua (Nutrimenti), oltre all’ambientazione nell’America rurale, quella del West, è l’intrusione di qualche attimo o evento irrazionale che, tranne in un caso, non forza però il verosimile. Percival Everett, con una scrittura precisa e scarnificata, ci mostra uomini e donne posti dinanzi al mistero e ai propri limiti, lasciando a noi immaginare la traiettoria delle loro esistenze. Qui di seguito l’intervista alla traduttrice Letizia Sacchini, che dello stesso autore si è occupata anche di Percival Everett di Virgil Russell.

Hai tradotto le ultime due opere di Percival Everett pubblicate in Italia: era un autore che seguivi già da tempo o è stata per te una rivelazione?
Percival Everett è forse l’autore più rappresentativo di Greenwich, storica collana di Nutrimenti dedicata alla narrativa emergente, per cui sì, lo conoscevo anche prima di affrontare un suo romanzo, soprattutto grazie alle geniali traduzioni di Marco Rossari. In corso d’opera ho letto e riletto La cura dell’acqua, che considero un po’ il suo capolavoro, e ha diversi punti in comune con Virgil Russell. Ciononostante, misurarsi con un’intelligenza eclettica come quella di Everett è stata una sfida a tratti divertentissima, un’esplorazione delle possibilità della scrittura e insieme dei confini della traduzione letteraria. Continua a leggere

SYLVIA di Leonard Michaels, recensione

copertina-sylvia-leonard-michaels-adelphiIl romanzo-memoir di Leonard Michaels su un amore insano e sugli anni Sessanta

Sylvia di Leonard Michaels, tradotto da Vincenzo Vergiani per Adelphi, è uno di quei romanzi intensi e conturbanti che si piantano come un chiodo nel cuore del lettore, come Revolutionary road di Richard Yates e 37° 2 al mattino di Philippe Djian: non a caso, tutti e tre ruotano intorno a storie di amore e dedizione (o devozione?) dagli esiti tragici.
Il lettore intuisce presto quali potranno essere i drammatici sviluppi della relazione tra i due protagonisti (già a pagina 29 l’idillio sembra terminato: «[…] lei restava impigliata nel suono delle proprie urla. Urlava perché stava urlando, urlando, urlando, come se costruisse una sua stanzetta di rabbia, con se stessa al centro»), ma non può opporsi alla curiosità morbosa di assistervi e continuerà poi a chiedersi se davvero al fascino isterico di Sylvia non vi fosse argine, se suo marito abbia fatto tutto il possibile per strapparla ai suoi turbamenti. Sono domande a cui Michaels non dà risposta, probabilmente nemmeno tra sé e sé: la vicenda è ispirata al suicidio della sua prima moglie e scegliendo di ripercorrerla in un romanzo-memoir con un narratore interno, inframmezzata con stralci di un presunto diario, è lui stesso a suggerirci la sua inevitabile parzialità, la difficoltà di interpretare quel sentimento distruttivo e disperato che lo ha legato alla sua donna («Non sapevano come stavano davvero le cose. Neanch’io lo sapevo, quando stringevo Sylvia tra le braccia e la insultavo e le dicevo che l’amavo. Non sapevo che eravamo perduti»). Eppure siamo portati a credergli ogni qual volta rivela le accuse che gli vengono mosse o dichiara la propria inadeguatezza a rinunciare a tutto per soddisfare l’ossessivo bisogno di attenzione della sua compagna. Continua a leggere

I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams, recensione

I capelli di Harold Roux, Thomas Williams_copertina FaziFazi Editore ripropone I capelli di Harold Roux, romanzo con cui Thomas Williams vinse il National Book Award nel 1975

Iniziando a leggere I capelli di Harold Roux di Thomas Williams (traduzione di Nicola Manuppelli e Giacomo Cuva) sembrerebbe di avere a che fare con una scrittura e con una storia abbastanza ordinarie; mi era successo anche con Stoner di un altro Williams, John Edward, sempre pubblicato nella collana Le strade della Fazi Editore. Fortunatamente, in entrambi i casi ho avuto la perseveranza di proseguire, di lasciare che l’autore mi conducesse nel suo mondo, rimanendone infine irretito.
Tutti e due i romanzi hanno per protagonista un letterato, un accademico: quello di John Edward Williams esibisce senza remore un’integrità morale che lo espone alle prevaricazioni altrui; Stoner tuttavia non se ne angustia e finisce così per imporre la propria imperturbabilità su tutto e tutti. Thomas Williams delinea invece una figura complessa, contradditoria: il professor Aaron è un uomo coscienzioso ma non rinuncia al rischio della velocità quando è in moto, è nauseato dalla violenza ma ha indossato la divisa militare e nel cassetto custodisce una pistola, è incapace di sottrarsi agli obblighi sociali, alle responsabilità di marito e padre, ma tutto ciò che vorrebbe è concedere del tempo a se stesso per dedicarsi alla scrittura e magari riconciliarsi con il proprio vissuto: «Se soltanto riuscisse a iniziare, forse le realtà di quel romanzo non scritto lo obbligherebbero ad allontanarsi dal rigido passato e da un presente che sembra meritarsi un pianto o una risata isterica e lo porterebbero nel regno del significato. Ma come sempre quel mondo è subordinato al mondo reale […]». Continua a leggere