LA PELLE di Curzio Malaparte in due accurate letture

Un racconto di verità invisibili: la recensione di Eduardo De Cunto

Sin dal primo rigo di questo romanzo, Malaparte mente. O meglio, Malaparte racconta verità invisibili. E sin dal primo rigo ha l’impressionante abilità di persuadere il lettore della veridicità di ogni aneddoto, persino di banchetti a base di sirene.

Sono «i giorni della “peste” di Napoli». Curzio Malaparte, ufficiale dell’esercito italiano, si trova di stanza nel capoluogo partenopeo appena liberato dai nazifascisti e occupato dai militari alleati. Lui, che è al contempo narratore e protagonista della storia (anzi, della storia e racconto, come apprendiamo dal sottotitolo), accompagna i graduati americani, di cui è amico, negli angoli noti e meno noti della città, lungo dodici capitoli che tratteggiano altrettanti gironi infernali. Qual è la malattia che ha contagiato la città? Non si tratta della peste che affligge il fisico, ma di una peste “morale” che ha contagiato i sopravvissuti allo scoppiare della pace.

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