Julio Cortázar, I PASSI SULLE IMPRONTE (da OTTAEDRO)

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[dal racconto I passi sulle impronte, nella raccolta Einaudi Ottaedro, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini]

Le sue pubblicazioni non erano di quelle che aprono senza bussare le porte dei ministeri. Il romanziere alla moda, il critico da terza pagina potevano permettersi molto di più. […] Non era ambizioso, ma lo irritava vedersi lasciato indietro dagli scribacchini del momento.

[…]

Il problema era di non sacrificare quell’anonimo e massificato consumatore che i suoi amici socialisti chiamavano “il popolo” alla soddisfazione erudita di un pugno di colleghi. Trovare l’angolatura che permettesse di scrivere un libro appassionante senza cadere nelle ricette da best seller; guadagnarsi simultaneamente il rispetto del mondo accademico e l’entusiasmo dell’uomo di strada che vuole svagarsi seduto in poltrona il sabato sera.