Quali libri leggere quest’estate? Ecco alcuni suggerimenti e la sesta pagella

quali libri leggere quest’estateGrazie all’insonnia riesco a tenermi abbastanza aggiornato sugli ultimi libri pubblicati (anche se molti, troppi, sono ancora in lista d’attesa); ve ne consiglio alcuni, con i quali magari trascorrere le vacanze: Cielo rosso al mattino di Paul Lynch, Contea inglese di Silvio D’Arzo, Del dirsi addio di Marcello Fois, Il monastero di Zachar Prilepin, Il sovrano delle ombre di Javier Cercas, Potrebbe trattarsi di ali di Emilia Bersabea Cirillo, Una coltre di verde di Eudora Welty, Vita e morte delle aragoste di Nicola H. Cosentino e aggiungo anche il secondo numero di «The FLR – Desire/desiderio». Chiaramente, potreste leggerli anche in autunno o quando vi pare, intanto però prendete nota. Continua a leggere

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L’IMPOSTORE di Javier Cercas e le menzogne di noi tutti

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Dopo Soldati di Salamina e Anatomia di un istante, un altro “romanzo senza finzione” di Javier Cercas: L’impostore

L’impostore, tradotto da Bruno Arpaia per Guanda, riconferma il talento di Javier Cercas nell’indagare la realtà storica e umana, anche la più torbida, attraverso una narrativa che delimita la finzione: «Il pensiero e l’arte, pensavo io, cercano di esplorare ciò che siamo, rivelando la nostra infinita, ambigua e contraddittoria varietà, cartografando così la nostra natura: Shakespeare o Dostoevskij, pensavo io, illuminano i labirinti morali fino ai loro ultimi meandri, dimostrano che l’amore è in grado di condurre all’assassinio o al suicidio e riescono a farci provare compassione per psicopatici e malvagi; è loro dovere, pensavo io, perché il dovere dell’arte (o del pensiero) consiste nel mostrarci la complessità dell’esistenza al fine di renderci più complessi, nell’analizzare come funziona il male, per poterlo evitare, e perfino il bene, forse per poterlo imparare».
Cercas ricostruisce dunque la biografia dell’impostore Enric Marco, quella reale e quella immaginaria, perché ritiene che, oltre a essere un soggetto interessante, possa rivelare molto anche di lui stesso (che cerca dietro l’aura di scrittore di celare la propria ordinarietà), dell’anima degli spagnoli (che hanno sopportato per lo più inerti una lunga dittatura, ma conquistata la democrazia hanno cercato di rivisitare il proprio passato), di tutti noi (che continuamente tentiamo di dimostrarci migliori di quello che siamo): «tutti interpretiamo un ruolo; tutti siamo chi non siamo; tutti, in qualche modo, siamo Enric Marco». Pochi però hanno la sua abilità, dal momento che impastando verità e menzogne, dopo essersi spacciato per fiero rivoluzionario e intransigente antifranchista, ha saputo completare la reinvenzione della propria vita dichiarando in interviste e conferenze di essere stato internato in un campo di concentramento nazista (giungendo persino a presiedere un’associazione di ex deportati), finché lo storico Benito Bermejo non ha smascherato la sua impostura. Continua a leggere

Intervista a Gianluca Morozzi – Professione scrittore 17

Gianluca Morozzi

L’esordio di Gianluca Morozzi risale al 2001 con il romanzo Despero, pubblicato da Fernandel. Molte delle sue ultime opere sono invece apparse nel catalogo della casa editrice Guanda, tra queste Blackout, L’era del porco, Radiomorte e infine Lo specchio nero. Un noir anche quest’ultimo: si alternano le vicissitudini di Walter, editor che si risveglia in un appartamento sconosciuto al cospetto di due cadaveri, e quelle di Erik, con la sua adolescenza problematica; gradualmente il lettore scoprirà in che modo siano intrecciate le loro esistenze, mentre sino alla fine cercherà insieme al protagonista principale di scoprire quale macchinazione abbia condotto al suo coinvolgimento nel duplice delitto.

Lo specchio nero si ispira al classico giallo della stanza chiusa, mentre Blackout è quasi tutto ambientato nello spazio ristretto di un ascensore: concepisci la scrittura come una sfida alla tua abilità oltre che con il lettore? Com’è nata l’idea del tuo ultimo romanzo?
Il giallo è in buona parte una sfida al lettore, amichevole e divertita: il lettore NON vuole vincere, il lettore, non vuole indovinare il colpevole, vuole essere sorpreso e ingannato, ma siccome tu, scrittore, qualche indizio glielo devi dare, se lo fai maldestramente il lettore attento indovina. Un romanzo alla Blackout era più una sfida a me stesso, invece: riuscirò a tenere vive duecento pagine di storia tutte dentro un ascensore?
Lo specchio nero è nato, come spesso accade, da una ragazza, del vino, Bologna, e un lago (be’, il lago non c’è spesso, in effetti). Stavo accompagnando una ragazza in un’enoteca di periferia e ho parcheggiato di fronte a questa assurda via, via della Luna, che vista dall’alto ha la strana forma di una mannaia. E non è lontana da un parco con un laghetto. E questo è accaduto proprio nei giorni in cui dovevo rileggere Le tre bare di John Dickson Carr per parlarne a un corso di scrittura. Il circuito, a questo punto, si è chiuso.

Come mai, pur non disdegnano il pulp, hai fatto dell’ironia la nota prevalente del tuo stile?
Io ho passato quindici anni (dall’adolescenza, con la prima macchina da scrivere) a copiare, essenzialmente Stephen King senza saperlo fare. Quindi cercavo di esasperare toni drammatici e horror in modo totalmente maldestro. Poi, a fine anni Novanta, ho iniziato a scopiazzare autori umoristici… da Benni a David Lodge a Nick Hornby, da Paolo Villaggio a Douglas Adams, e ho scoperto che il registro comico mi veniva più naturale. Così, quando sono tornato a scrivere cose pulp (alternandole a quelle divertenti), l’ho fatto avendo già migliorato il mio stile, con più consapevolezza. Ma il registro naturale rimane quello comico, per me.

Quale percorso ti ha condotto alla casa editrice del tuo esordio, Fernandel, e poi a Guanda?
La mia agente, Silvia Brunelli. Che mi ha scoperto con il secondo libro Fernandel (Luglio, agosto, settembre nero, del 2002), e mi ha chiesto di scrivere qualcosa che avesse una trama più strutturata e magari una vena noir, da proporre a qualche grosso editore. Io ho scritto Blackout, l’anno successivo, e lei lo ha piazzato a Guanda. Continua a leggere

FAMA TARDIVA di Arthur Schnitzler, recensione

FamFAMA TARDIVA di Arthur Schnitzlera tardiva, il romanzo di Arthur Schnitzler ora tradotto per la prima volta in italiano

È inspiegabile come un’opera pregevole come Fama tardiva di Arthur Schnitzler giunga solo ora in Italia per merito di Guanda Editore, nella traduzione di Alessandra Iadicicco.
Spesso, dopo la morte di un celebre autore, se ne continuano a pubblicare frammenti narrativi e opere incompiute, incuranti talvolta sia del loro valore letterario sia della volontà del defunto – il pretesto è quello dell’interesse documentario di questi testi, ma la vera ragione è meramente speculativa. In questo caso, però, Schnitzler considerò conclusa l’opera già nel 1895, non venne però pubblicata sulla rivista «Die Zeit» perché un suo redattore ritenne che sarebbe stata penalizzata se presentata a puntate così com’era e ne chiese una riduzione che non fu mai fatta. Fama tardiva finì così tra il materiale inedito dell’autore austriaco di origine ebraica, morto nel 1931, e poco mancò che il testo venisse distrutto quando le sue opere furono messe all’indice dai nazionalsocialisti.
Tutto questo lo si apprende dalla postfazione di Wilhelm Hemecker e David Österle e forse interesserà poco il lettore, quel che conta è infatti che questo breve romanzo ha la stessa forza perturbante e malinconica di Doppio sogno, lo scritto più celebre di Schnitzler insieme al Ritorno di Casanova. Continua a leggere

STRANE STORIE di Gianni Biondillo per “Raccontami (12)”

sul romanzo

Strana raccolta più che Strane storie

Manca a Strane storie di Gianni Biondillo una prefazione che, come nel Momento è delicato di Ammaniti, anticipi al lettore che non di letteratura si tratta ma di semplice divertissement; posta questa premessa sarebbe forse stato più facile apprezzare la carica satirica e l’inventiva di almeno alcuni tra questi diciassette racconti. Resterebbe comunque l’evidenza che quasi tutti i testi sono nati da occasioni e sollecitazioni estemporanee e che mal tollerano l’assembramento e la lettura in successione.

Si spazia attraverso molti generi letterari, ma quelli più frequenti sono la fantascienza e la satira, talvolta anche associati come in Expo 2015 che vede in un futuro prossimo il Nord Italia in balia dei leghisti e sotto lo scettro del Trota e uno studioso alla ricerca di tracce della fantomatica esposizione che si dovrebbe tenere a Milano, ma per la quale ancora così poco si è fatto. Simpatici sono anche i racconti Non pensare a domani, il cui protagonista ripercorre tutti i tradimenti che lo hanno portato ad affermarsi sulla ribalta politica, e Un bicchiere di tè freddo, dal sorprendente finale, che sconfina nel genere erotico.

Recensione completa su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/strane-storie-di-gianni-biondillo-raccontami-12

AL LIMITE BOSCHIVO di Thomas Bernhard per “Raccontami (7)”

Al limite boschivo di Thomas Bernhard viene riproposto nel catalogo Guanda, con la traduzione di Enza Gini, a distanza di poco più di vent’anni dalla prima edizione italiana, e ancora lascia il lettore interdetto e turbato dinanzi alla sua scrittura, fittamente intessuta di silenzi e omissioni; Bernhard non denuncia mai esplicitamente la drammaticità dell’esistenza, ma lascia che un sentimento di nausea e disfatta pervada sottilmente chi si accosta ai suoi testi.

Recensione completa su Sul Romanzo: http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-7-al-limite-boschivo-di-thomas-bernhard