Se Mondadori acquistasse RCS Libri e se la legge Levi venisse smembrata

Acqusizione RCS Libri da parte di Mondadori

Molti pensano che “fare cultura” in ambito editoriale significhi disinteressarsi degli aspetti finanziari, cercare semplicemente autori con qualcosa da raccontare e uno stile inedito con cui farlo; ovviamente e purtroppo non è così. Occorre anche essere messi nelle condizioni di poter raggiungere il lettore giusto, di poter competere con le altre realtà editoriali, di conseguire quantomeno una parità di bilancio tra scouting, lavoro redazionale, costi tipografici, di promozione e distribuzione, diritti d’autore da una parte e vendite dall’altra.

Se Mondadori acquistasse RCS Libri, le conseguenze immediate non sarebbero quelle sulle linee editoriali dei singoli marchi del gruppo RCS (Rizzoli, Bompiani, Adelphi, Marsilio e altri): Einaudi fa ad esempio già parte del gruppo Mondadori e ha mantenuto comunque una politica culturale autonoma e qualificata. I dubbi semmai sono sulla sostenibilità economica di un’acquisizione di tale portata da parte di un’azienda già gravata da 300 milioni di debiti e sulla posizione di monopolio sul settore che ne conseguirebbe: la concentrazione dei principali editori, oltre che dei distributori e delle librerie di catena, nelle mani di un unico soggetto più che contrastare Amazon annienterebbe definitivamente le possibilità della piccola e media editoria di operare sul mercato. Continua a leggere

Self-publishing e altre chimere

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È iniziato il battage pubblicitario di http://www.scrivo.me/, la nuova piattaforma online del Gruppo Mondadori che intende offrire assistenza e visibilità a chiunque voglia autopubblicarsi; editor e altre figure professionali saranno messe a disposizione di chiunque coltivi il sogno della scrittura.

Ora, mi domando: anziché inseguire l’indotto del self-publishing, il più grande gruppo editoriale italiano non farebbe meglio a preoccuparsi soprattutto della qualità del proprio catalogo? Perché continuare a fomentare l’illusione (già innescata da ilmiolibro e affini) che esista una “democrazia della pubblicazione” e che si sia tutti scrittori?

Chiunque lavori nel settore sa che il mercato editoriale vive una contingenza asfittica, che l’editoria di qualità è sempre più penalizzata da un sistema distributivo e promozionale che insegue i bestseller e la letteratura di consumo (terribile ossimoro), che non basta pubblicare un’opera di valore per raggiungere il pubblico, che il mercato è inquinato dalla sovrapproduzione e da testi di infima qualità, che ci sono autori di talento che hanno rinunciato a scrivere perché non vogliono poi riciclarsi come promoter e saltimbanchi – e se non sono disposti a farlo non vengono presi in considerazione da nessun editore.

snoopy-good-writing-is-hard-workAl di là di tutto questo, tuttavia, non meno grave è che si stia perdendo la consapevolezza che scrivere è, dovrebbe essere, “silenzio, disciplina, sacrificio, capacità di rifiutarsi al mondo” (Elisa Ruotolo), “rinunciare a una fetta importante della propria vita” (Cosimo Argentina); potrei continuare con la testimonianza di Antonio Pennacchi (“scrivere non mi diverte, non mi piace. Per me la scrittura è tormento e fatica. Per me è diletto, mi diverto a leggere”) e di molti altri, ma il punto è che la scrittura va presa sul serio – e scrivo.me, ilmiolibro e affini suggeriscono il contrario. Continua a leggere