Intervista a Serena Casini, editor del Saggiatore

logo_ilSaggiatoreSerena Casini, redattrice del Saggiatore dal 2008, da due anni si occupa anche di scouting e editing per la narrativa italiana. Collabora con il portale di recensioni Bookdetector.

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor per ilSaggiatore?
Un’innegabile fortuna e una grande tenacia. Ero a Roma, libraia da sette anni con una laurea in Letteratura medievale in tasca. Collaboravo già con una editor freelance, ma allora il mio sogno era lavorare in casa editrice: alla ricerca di teoria iniziai il master in editoria che quell’anno, era il 2007, veniva inaugurato alla Sapienza. Dopo sei mesi uno dei professori mi propose di fare lo stage presso la sua casa editrice. Era Luca Formenton, era ilSaggiatore, e avrei dovuto lasciare la capitale per Milano. Per una fiorentina innamorata di Roma con un lavoro a tempo indeterminato fu una scelta tutt’altro che facile e le mie compagne di corso ricordano ancora i miei pianti nei corridoi. Furono le parole di un mio collega, il vicedirettore della Feltrinelli nella quale lavoravo, a dirmi di inseguire quel sogno che altrimenti avrei rimpianto per sempre. A luglio 2008 iniziai lo stage presso la redazione del Saggiatore e a fine anno avevo la mia scrivania. Ho sempre amato lavorare sui testi, dal lavoro redazionale di cesello alle lunghe telefonate con gli autori per studiare insieme e migliorare insieme il testo. Fu quando Formenton decise di lasciare spazio alla narrativa italiana, avvalendosi della collaborazione di Giuseppe Genna come editor e consulente, che iniziai a occuparmi anche di narrativa italiana.

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti? Noti delle differenze rispetto a qualche anno fa nella qualità e nella quantità degli inediti che vi pervengono?
Via mail o per posta, tramite agenti e fiere o segnalati da autori o amici, i manoscritti arrivano in casa editrice da moltissimi canali. Se non molto è cambiato per quanto riguarda la non-fiction, peraltro il primo interesse del Saggiatore, diverso è il discorso per la fiction: quando si è sparsa la voce che avremmo pubblicato narrativa italiana abbiamo ricevuto una pioggia di manoscritti, soprattutto cartacei, molti di esordienti assoluti. In merito alla qualità, diciamo che si trova di tutto, ed è fondamentale cercare di capire se sotto il testo che ci arriva e che abbisogna di lavoro c’è un ottimo libro. Continua a leggere

SENZA TRAUMA di Daniele Giglioli, recensione

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Daniele Giglioli, Senza trauma. Scrittura dell’estremo e narrativa del nuovo millennio, Macerata, Quodlibet, 2011, pp. 116.

Daniele Giglioli in questo breve saggio parte dall’assunto che la nostra sia l’epoca «del trauma dell’assenza di trauma» e che questo generi una «scrittura dell’estremo» (p. 7). Durante la sua traversata della narrativa italiana contemporanea, e di alcune opere in particolare, si esime allora dall’esprimere giudizi di merito, per concentrarsi sulla ricerca di indizi che corroborino la sua tesi e per evidenziare una tendenza letteraria espressione dei tempi e anche, come si giunge a comprendere nelle ultime pagine, della nostra inettitudine.
Il linguaggio sensazionalistico dei media avrebbe esasperato a tal punto i riferimenti della comunicazione quotidiana che «senza il linguaggio del trauma […] non abbiamo più niente da dire su ciò che ci circonda» (p. 9), ecco allora che «la scrittura dell’estremo è il tentativo di rimotivare a posteriori i segni vuoti in cui ci specchiamo» (p. 18) attraverso una «strategia dell’oscenità» volta a produrre «intensità affettive disturbanti» (p. 24). Sarebbe nella letteratura “di genere” e nell’autofinzione che tale scrittura dell’estremo troverebbe le sue forme congeniali e Giglioli le analizza in due sezioni autonome, per poi riunificare il discorso nelle conclusioni. Continua a leggere