Vita da editor (63)

Lettore: Bello quel noir di Capraro che hai curato, mi sono piaciuti sia la storia che lo stile.

Editor: Hai visto? Lui ha talento.

Lettore: Sì, mi ha fatto pensare a Giorgio Faletti.

Editor: …

Lettore: Che c’è? Non ti piace Faletti?

Editor: …

Lettore: Oh, è bravo, eh?

Editor: …

Lettore: No?

Editor: …

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Vita da editor (62):
https://giovannituri.wordpress.com/2015/02/12/vita-da-editor-62/

A proposito di Faletti:
https://giovannituri.wordpress.com/2014/02/11/limporto-della-ferita-e-altre-storie-di-pippo-russo-recensione/

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L’IMPORTO DELLA FERITA E ALTRE STORIE di Pippo Russo, recensione

copertina_importo_della_ferita_RUSSOFaletti, Volo, Moccia, Pupo, Sangiorgi, Scurati, Piperno: Pippo Russo ha letto le loro opere e ci spiega perché noi possiamo farne a meno…

L’importo della ferita e altre storie (Edizioni Clichy) nasce dall’irriverente analisi, realizzata con masochistica abnegazione, che Pippo Russo ha condotto sulla produzione “letteraria” di diversi “scrittori”, qui divisi in tre categorie: quelli di successo (Giorgio Faletti, Fabio Volo, Federico Moccia), gli improvvisati (Pupo e Giuliano Sangiorgi), i premiati (Antonio Scurati e Alessandro Piperno). Russo ne rileva gli errori sintattici e grammaticali, le incongruenze e le lungaggini, ma anche le ossessioni e l’inconsistenza dei microcosmi narrativi, cercando sempre di attenersi a quanto si evince dai testi (ma la dissertazione è in realtà sempre preceduta da caustici commenti critici, spacciati per giudizi da lettore).
Il capitolo di apertura è dedicato a Giorgio Faletti, che nei suoi romanzi (“i thriller più lenti della storia”) offre un vasto campionario di errori e leggerezze: si va dalle preposizioni errate (ad esempio il/i dinanzi a pneumatico/i), al grottesco involontario (tipo: “i capelli biondi erano legati dietro la nuca da una coda di cavallo”, Fuori da un evidente destino) e al nonsense. Russo non manca nemmeno di segnalare (e deridere) la tendenza di Faletti a una prosa solenne e all’umorismo di bassa lega, e spesso le due attitudini si confondono (“Purtroppo, quando si crede di toccare il polso al tempo, finisce ogni volta che è il tempo a mostrare il polso. E indossa sempre un orologio”, Niente di vero tranne gli occhi).
Nella sezione dedicata a Fabio Volo la disamina si concentra, più che su refusi e inesattezze, sulla costante riproposizione in tutti i romanzi della medesima storia (ossia un “protagonista che vive una crisi di im-maturità e cerca di uscire dal bozzolo”), nonché sull’insistenza intorno a due argomenti: il sesso e il “cesso”, con una “vasta aneddotica su cacca, bisogni corporali e feticismo da water”. Continua a leggere