John Fante e il demone della scrittura

John FanteNel 1999 Fazi ha pubblicato una raccolta di lettere di John Fante spedite tra il 1932 e il 1981, curata da Seamus Cooney e tradotta da Alessandra Osti. Il profilo che ne emerge è quello di uno scrittore fin troppo consapevole del proprio talento, sempre schietto e ironico con chiunque, dallo stile di vita assolutamente sregolato, ma capace anche di un’incrollabile costanza nel manifestare ai propri cari il suo affetto. Quelli che seguono sono degli stralci incentrati sul mondo editoriale e sulla scrittura.

[…] sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. (Alla madre, ottobre 1932) Continua a leggere

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ELMET di Fiona Mozley, recensione

Elmet, Fiona Mozley, Fazi copertinaElmet, il celebrato esordio di Fiona Mozley appena pubblicato da Fazi

Finalista al Man Booker Prize e selezionato come libro dell’anno da diverse prestigiose riviste, Elmet si presenta come un clamoroso caso editoriale intorno al quale la critica anglofona ha speso elogi sperticati. Si è parlato di un “Cime tempestose scritto con una voce completamente nuova” su «Stylist» e di “un mix fra Hansel e Gretel e Il padrino” su «The Sunday Times»; un riferimento pertinente sarebbe invece senz’altro Tutto il nostro sangue di Sara Taylor: anche nel romanzo d’esordio della trentenne inglese Fiona Mozley l’ambientazione prevalente è rurale e pienamente novecentesca e c’è una violenza compressa che solo a tratti si manifesta, per poi dilagare nel finale. Continua a leggere

Traduzioni di editori indipendenti

traduzioni indipendentiDal 23 al 25 marzo, a Milano ci sarà il Book Pride; per prepararvi all’atmosfera, ecco alcune interessanti opere straniere pubblicate da editori indipendenti e che ho letto con qualche mese di ritardo: American Dust di Richard Brautigan, Canzone d’amore da un tempo difficile di Ronald M. Schernikau, Il libro del mare di Morten A. Strøksnes, La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, L’ultimo degli Eltyšev di Roman Senčin.
(Io sarò con i libri di
TerraRossa allo stand V45, insieme a LiberAria: passate a trovarmi.) Continua a leggere

STRADE DI NOTTE di Gazdanov e LA NATURA DELL’AMORE di Burnside: Fazi non delude

Le Strade_Fazi Editore_copertineAltri due bei romanzi vanno ad arricchire la collana Le strade della Fazi Editore: La natura dell’amore di John Burnside e Strade di notte di Gajto Gazdanov

Credo che generalmente non venga sottolineato a sufficienza lo straordinario percorso che la casa editrice Fazi sta proponendo ai lettori italiani con la sua collana Le strade: una selezione di opere che spazia attraverso la letteratura statunitense, russa, sudamericana ed europea con alcuni titoli di indubbio valore. In alcuni casi si tratta di romanzi riproposti dopo anni di oblio, come l’ormai celebre Stoner di John Williams o il meno fortunato I capelli di Harold Roux di Thomas Williams (vincitore del National Book Award nel 1975), in altri di opere contemporanee insolite come La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristovão Tezza o Lo schiavista di Paul Beatty (Man Booker Prize 2016). Rientra nella prima categoria Strade di notte di Gajto Gazdanov (traduzione di Claudia Zonghetti) e nella seconda La natura dell’amore di John Burnside (traduzione di Giuseppina Oneto). Continua a leggere

LO SCHIAVISTA di Paul Beatty, intervista alla traduttrice Silvia Castoldi

silvia-castoldi-traduttrice-de-lo-schiavista-di-paul-beattyPaul Beatty con Lo schiavista si è aggiudicato il prestigioso Man Booker Prize 2016. Il romanzo ha per protagonista un nero americano che si ripropone di riaffermare la segregazione razziale a Dickens, un ghetto alla periferia di Los Angeles: l’intento è quello di restituire identità e orgoglio alla sua gente, impedendogli di rimuovere il passato e rinnegare le disparità; ad aiutarlo e istigarlo è Hominy Jenkins, unico attore superstite e di colore del cast delle  Simpatiche canaglie. Sebbene il sottotesto affronti dunque un tema serio e problematico, Beatty sceglie un registro arguto e grottesco, dando vita a una parodia sferzante del razzismo e dei pregiudizi continuamente riaffermati dalla cultura popolare statunitense. In Italia il romanzo è stato pubblicato da Fazi (nella collana Le strade) e tradotto da Silvia Castoldi, qui di seguito intervistata.

Lo schiavista è un romanzo che dileggia di continuo la cultura popolare americana e che fa di un brillante divertissement linguistico la sua cifra: quanto tutto questo ha reso difficile tradurlo?
Lo ha reso estremamente difficile. La prosa di Beatty ha un ritmo spesso frenetico, oscilla in continuazione tra alto e basso, tra erudizione e ghetto, tra Tennyson e gangster rap, tra slang e latino. A ogni pagina si poneva il problema di individuare il difficile equilibrio tra fedeltà e comprensibilità, tra letteralità e reinvenzione, di riuscire a trasmettere non solo il tono ma anche l’orizzonte culturale e l’immaginario del romanzo, restituendolo al lettore senza snaturarlo. Sceglierò solo due esempi degli innumerevoli problemi che mi sono trovata ad affrontare. Il primo è la serie di espressioni idiomatiche che il protagonista, alla ricerca di un motto per la comunità nera, traduce in latino, e per le quali ho dovuto individuare frasi idiomatiche italiane di significato analogo e poi tradurle in latino a mia volta. Il secondo sono i titoli di classici della letteratura modificati in chiave politically correct: se The Great Blacksby poteva diventare senza problemi Il grande Blacksby, per The Point Guard in the Rye (dove il catcher del baseball viene sostituito da un ruolo del basket, sport in cui la presenza dei neri è molto maggiore), ho optato per Il giovane Blackden, una soluzione che privilegia l’immediatezza e la familiarità all’orecchio del lettore italiano. Continua a leggere

I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams, recensione

I capelli di Harold Roux, Thomas Williams_copertina FaziFazi Editore ripropone I capelli di Harold Roux, romanzo con cui Thomas Williams vinse il National Book Award nel 1975

Iniziando a leggere I capelli di Harold Roux di Thomas Williams (traduzione di Nicola Manuppelli e Giacomo Cuva) sembrerebbe di avere a che fare con una scrittura e con una storia abbastanza ordinarie; mi era successo anche con Stoner di un altro Williams, John Edward, sempre pubblicato nella collana Le strade della Fazi Editore. Fortunatamente, in entrambi i casi ho avuto la perseveranza di proseguire, di lasciare che l’autore mi conducesse nel suo mondo, rimanendone infine irretito.
Tutti e due i romanzi hanno per protagonista un letterato, un accademico: quello di John Edward Williams esibisce senza remore un’integrità morale che lo espone alle prevaricazioni altrui; Stoner tuttavia non se ne angustia e finisce così per imporre la propria imperturbabilità su tutto e tutti. Thomas Williams delinea invece una figura complessa, contradditoria: il professor Aaron è un uomo coscienzioso ma non rinuncia al rischio della velocità quando è in moto, è nauseato dalla violenza ma ha indossato la divisa militare e nel cassetto custodisce una pistola, è incapace di sottrarsi agli obblighi sociali, alle responsabilità di marito e padre, ma tutto ciò che vorrebbe è concedere del tempo a se stesso per dedicarsi alla scrittura e magari riconciliarsi con il proprio vissuto: «Se soltanto riuscisse a iniziare, forse le realtà di quel romanzo non scritto lo obbligherebbero ad allontanarsi dal rigido passato e da un presente che sembra meritarsi un pianto o una risata isterica e lo porterebbero nel regno del significato. Ma come sempre quel mondo è subordinato al mondo reale […]». Continua a leggere

RÍO FUGITIVO di Edmundo Paz Soldán, recensione

RÍO FUGITIVO, Edmundo Paz Soldán, FaziRío Fugitivo, il nuovo romanzo del boliviano Edmundo Paz Soldán pubblicato da Fazi nella traduzione di Carla Rughetti

Edmundo Paz Soldán, oltre che scrittore, è docente universitario di Letteratura latinoamericana e Río Fugitivo si pone subito, come sottolinea Juan Gabriel Vásquez nell’Introduzione, sotto il nume di Mario Vargas Llosa, ma gli echi della tradizione letteraria del Sud America in quest’opera sono davvero innumerevoli, da Gabriel García Márquez a Roberto Bolaño Ávalos; lo stesso giovane protagonista, aspirante scrittore, afferma: «Vargas Llosa era il mio mito, volevo – voglio – scrivere della Bolivia come lui scriveva del Perù». Ma più ancora della letteratura è centrale nel romanzo l’attitudine che ha ciascuno di noi a trasfigurare la propria e le altrui vite raccontandole, soprattutto durante la giovinezza: «Eravamo macchine da racconto in costante movimento, dovevamo raccontare storie perché un pezzetto della nostra vita acquisisse significato. Senza un racconto, l’esperienza vissuta non poteva essere elaborata».
Di storie dunque al Don Bosco, istituto d’élite frequentato da Roberto e dal fratello Alfredo, se ne riferiscono tante, soprattutto sugli insegnanti e sui compagni di classe, tutti concentrati sul proprio piccolo mondo, mentre la situazione politico-economica del Paese diventa sempre più critica – siamo nella Bolivia dell’iperinflazione e degli scioperi a oltranza dei primi anni Ottanta. A estraniare ulteriormente il protagonista-narratore dalla realtà contribuisce anche la sua passione per i romanzi gialli e polizieschi, che lo porta a immaginare una città, Río Fugitivo, in cui ambienta i suoi racconti (plagiando i classici del genere) e in cui trova asilo quando non ha voglia di confrontarsi con gli altri e con quanto lo circonda. Continua a leggere