IL GRANDE ANIMALE di Gabriele Di Fronzo, recensione e intervista

il grande animale, gabriele di fronzo, nottetempoIntervista a Gabriele Di Fronzo, autore del romanzo Il grande animale

Il grande animale (nottetempo), convincente romanzo d’esordio di Gabriele Di Fronzo, ha per singolare narratore un tassidermista, Francesco Colloneve. A spingerlo a fare l’imbalsamatore, a cercare di trattenere una parvenza di quiete e di vita in corpi ormai esanimi, forse è anche il timore degli imprevisti a cui le relazioni ci costringono, a partire dalle più intime, come quella con i propri genitori.
Dopo essere rimasto orfano di madre da bambino, il protagonista si trova a dover accudire il padre degente, che sta perdendo la memoria e che tanta responsabilità ha avuto nel rendergli traumatica la giovinezza. È dunque la storia di un complesso legame tra un figlio e suo padre, di come ciascuno cerchi di far cicatrizzare a suo modo le proprie ferite, ad esempio per sottrazione: «il vuoto è il medicamento che si può contrapporre a ogni altra cosa che non sia se stesso […]».
Di Fronzo ha avuto la capacità di elaborare temi forti, come il lutto e l’irrazionalità della violenza, la fragilità dell’infanzia e quella della malattia, senza ricorrere a toni patetici, senza cercare di dare risposte lì dove non possono che rimanere interrogativi sospesi; Il grande animale è un’opera intessuta di silenzio (e i rari discorsi diretti sono inglobati nei brevissimi capitoletti – talvolta anche di un solo rigo), dove le riflessioni vengono spesso sostituite dalle azioni, meticolose e ossessive come quelle che richiede la cura di un infermo o la trasformazione di un involucro in simulacro di qualcosa che più non gli appartiene.
Qui di seguito l’intervista a Gabriele Di Fronzo. Continua a leggere

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L’INVENZIONE DELLA MADRE di Marco Peano, recensione

invenzione_della_madre peano_copertinaIl delicato e convincente esordio narrativo di Marco Peano: L’invenzione della madre

Quando ho saputo della pubblicazione per minimum fax dell’Invenzione della madre di Marco Peano, editor Einaudi, sono rimasto sorpreso e mi sono chiesto se dopo La luce prima fosse possibile scrivere un altro romanzo incentrato sull’agonia di una madre e sul perdurare del legame con suo figlio, se Emanuele Tonon non avesse già esaurito la possibilità di raccontare il dolore e l’amore nelle loro forme più pure e laceranti. Invece è come se i due romanzi finiscano per comporre un dittico.
Nella Luce prima la narrazione è in prima persona, in un tempo contiguo alla perdita che rende il dolore un’eruzione incontrollabile, intima e struggente; nell’Invenzione della madre la storia è in terza persona e la morte del genitore risale agli inizi del 2006, dunque è come se chi racconta abbia recuperato la lucidità per ripercorrere quel tempo di sofferenza ed esaltazione (per ogni istante ancora condiviso, per ogni gesto carico di significanza) e abbia ormai acquisito la consapevolezza che l’esclusività di una simile esperienza è mendace, ma anche che, a dispetto di quanto si creda, «si è orfani una volta e per sempre». Continua a leggere