I bestseller del 2016 editore per editore

Bestseller, libri migliori editore per editoreDi articoli sui libri migliori dello scorso anno ne sono apparsi davvero troppi, dopo tre anni (2013, 2014, 2015) ho quindi deciso di cambiare la domanda e di chiedere quale sia stato e come mai il titolo più venduto del 2016 per ciascuna casa editrice. Ecco le risposte di ad est dell’equatore, Atlantide, CasaSirio, Einaudi, e/o, Garzanti, Iperborea, Las Vegas, LiberAria, Longanesi, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, Neo, NN, Ponte alle Grazie, Racconti, 66thand2nd, SUR, Tunué, Voland. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e terza pagella

pagella 3_La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo, Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro, Gonçalo M. Tavares, ecc.

Cercare di tenere il passo con le novità editoriali che si susseguono incessantemente è impossibile, ancor più recensirle, ma in qualche modo continuo a provarci. Ecco la terza pagella con La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares, Medusa di Luca Bernardi, Tempo senza scelte di Paolo Di Paolo, L’ultimo viaggio di Soutine di Ralph Dutli, Tokyo transit di Fabrizio Patriarca, Il primo giorno della tartaruga di Sirio Lubreto.

La vegetariana, Han Kang, Adelphi (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
Yeong-hye comincia a fare dei sogni che turbano prima il suo rapporto con il cibo di origine animale e poi gli equilibri del suo stare al mondo. È lei la protagonista di questo contundente romanzo, ma a raccontarci le tre fasi della sua parabola sono lo stolido marito (unico narratore in prima persona); poi il cognato, artista sperimentale che la coinvolgerà in una performance estrema; infine la sorella, sempre più impotente dinanzi al disfacimento del proprio mondo e alla metamorfosi vegetale di Yeong-hye. Quella di Han Kang è una scrittura estrema, scarna e inquieta, che mette in evidenza la solitudine e la fragilità di ogni vita, di ogni psiche; ecco perché con La vegetariana si è aggiudicata il prestigioso Man Booker International Prize del 2016.
Voto: 8+ Continua a leggere

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti, recensione

Paolo Cognetti. Le otto montagne, EinaudiLe otto montagne di Paolo Cognetti e la grazia della semplicità

Le otto montagne di Paolo Cognetti, pubblicato da Einaudi, è stato uno dei titoli italiani più contesi all’ultimo Salone del Libro di Francoforte e, prima ancora di giungere in libreria, è stato definito un classico da chi lo ha letto in anteprima. No, questa volta non si tratta del solito battage pubblicitario per creare un caso editoriale lì dove manca la sostanza letteraria, perché Cognetti con la grazia della semplicità ci introduce in una storia che traccia nel lettore solchi profondi, eppure impercettibili. Continua a leggere

CANDORE di Mario Desiati, intervista

mario-desiatiCandore di Mario Desiati, ovvero la nostra epoca attraverso la lente della pornografia

Nel suo ultimo romanzo, pubblicato da Einaudi, Mario Desiati indaga la nostra epoca attraverso uno dei suoi aspetti più pervasivi: la brama di erotismo, agevolata oggi dall’infinità di materiale immediatamente disponibile online.
Martino Bux, il protagonista di Candore, è infatti un giovane pornomane condannato alla solitudine dalla sua dipendenza; nelle ragazze di cui si innamora cerca i tratti delle pornodive e ogni circostanza si presta alla proiezione delle sue perverse fantasie: «non c’era essere vivente che incontrassi, uomo, donna, animale, che non facesse parte dei miei film mentali, sempre pornografici, sempre sul crinale della passione che avevo in quel momento».
Più che di perdizione è però una storia di smarrimento, perché Martino non ha il coraggio o la determinazione per andare oltre il voyeurismo e, anche quando qualcuno prova a tirarlo fuori dal suo mondo di sesso e pixel, non riesce a non anteporre candidamente i suoi desideri a ogni reale forma di relazione.
Con Ternitti (Mondadori) Desiati era giunto finalista al Premio Strega, qui però torna agli scenari del suo esordio, la Roma degradata di Neppure quando è notte e allo stile caustico e ironico degli inizi.

Come nascono Martino Bux e l’idea di questo romanzo?
Il desiderio di raccontare un uomo fragile, inetto della mia generazione, molto più frequente di quanto si pensi, con lo scandalo dell’ossessione dove lui ripone le sue debolezze. Ognuno ha le sue ossessioni e poteva essere qualunque, nel caso specifico è la pornografia e nel caso specifico una pornografia che si dettaglia e seziona sempre più. È un aspetto del post moderno col quale la narrativa ha fatto i conti, ma i risultati sono sempre stati controversi perché a mio avviso i rischi di un tema del genere sono il morboso o il moralismo. Così tenendo presente questi due grandi spauracchi ho cercato di trovare una voce il più lontano possibile da loro. Non so se ci sono riuscito, ma su questo ho lavorato. Volevo raccontare anche Roma, la sua enorme carica trasgressiva che si nasconde nelle pieghe di degrado urbano, ma anche di speranze culturali inappagate, città delle illusioni perdute, l’unica città italiana in cui poteva ambientarsi una storia come questa.

È solo un caso che Candore sia stato di poco preceduto dal romanzo Dalle rovine di Luciano Funetta o è la naturale conseguenza della centralità dell’erotismo nell’immaginario contemporaneo?
Libro bellissimo, di uno scrittore che ha una padronanza stilistica fuori dal comune. Credo che anche lì l’erotismo non sia così centrale come si vuol credere, è un romanzo sul lato oscuro e il candore anche il suo.

candore-mario-desiati-copertinaLa gestazione di questo romanzo è durata dieci anni: quali difficoltà hai incontrato in corso d’opera? Come è stato alternare la scrittura di Candore a quella di altre opere (tra cui due per ragazzi, Mare di zucchero e Con le ali ai piedi)?
Era l’autunno del 2005 e in una pausa nei pressi di Via Sicilia a Roma dove lavoravo ai tempi per la Mondadori, Antonio Franchini, allora mio capo ed editore, mi chiese se avessi mai pensato di scrivere un libro con tutte quelle storie con cui intrattenevo i miei colleghi e amici di allora. I personaggi assurdi che frequentavo, i film assurdi che avevo visto, i locali assurdi dove ero stato. Tema: sempre il sesso. Un’aneddotica che aveva per protagonista dei personaggi reali che con gli anni crescevano, cambiavano, scomparivano in incidenti aerei e poi riapparivano con nomi diversi. Io li chiamavo demoni perché impersonavano le mie ossessioni, le mie paure, ma anche i miei desideri di essere un po’ libero e spregiudicato come loro. In quel momento pensai più a un reportage, erano anni in cui su Nuovi Argomenti stavamo sperimentando il racconto del reale da parte dello scrittore, che Enzo Siciliano chiamava la Letteratura delle Cose. Cominciai a raccogliere materiale, ma non trovavo la forma adatta. Quando ho capito che era meglio per me scrivere un romanzo, è cominciato il travaglio della voce, cercarne un’accettabile e credibile. I libri per ragazzi non influiscono minimamente, anzi trovo assurdo che si debba rimuovere la sessualità quando si parla di ragazzi, è in quegli anni che nascono identità e desideri. Continua a leggere

ESTROSITÀ RIGOROSE DI UN CONSULENTE EDITORIALE, Giorgio Manganelli

Giorgio ManganelliAdelphi pubblica Estrosità rigorose di un consulente editoriale: una raccolta di lettere e schede critiche di Giorgio Manganelli

Oltre che scrittore e traduttore, Giorgio Manganelli è stato un lettore di rara intelligenza critica (benché piuttosto umorale): questa sua dote convinse Pietro Citati a introdurre nel mondo editoriale l’insegnante di lingua inglese di un istituto tecnico; fu grazie a lui che Manganelli lavorò per Garzanti dal 1961 ai primi mesi del 1964, quando diventò consulente Einaudi, principalmente per la letteratura di area anglofona. È un ruolo che assunse sempre con giocosa dedizione ed entusiasmo: «ho ancora qualche giorno agitato, ma dalla prossima settimana sarò sangue verginale versato sulle fondamenta della casa Einaudi» (lettera a Guido Davico Bonino del 12 maggio 1965); «nella mia stanza si aderge il mirabile totem einaudiano, tutto farcito di libri, la dolcissima, estiva Befana del Consulente: te ne sono molto grato, lo sventrerò, il totem, tra pochi giorni ad esami conclusi, e ne caverò viscere di dottrina e benevolenza, a propizio riparo alle canicole che già latrano» (lettera a Davico del 13 giungo 1965). Continua a leggere

Editoria e letteratura in alcuni brani di Martin Amis

The novelist Martin Amis

Oltre che critico letterario, Martin Amis è anche un prolifico narratore: L’informazione, romanzo tradotto da Gaspare Bona per Einaudi, è una storia di amicizia e rivalità tra due scrittori in cui l’autore inglese dimostra tutta la sua ironia e inventiva, oscillando continuamente tra virtuosismo e verbosità.
Paolo Zardi ha affermato: “Ho letto L’informazione nell’estate del 2009 e ne sono rimasto folgorato. Qualche anno dopo ho letto Money, e poi London Fields, e poi tutti gli altri suoi romanzi. Se potessi scegliere quale autore essere, direi senza dubbio lui. Ha uno stile che io trovo irresistibile – la scelta degli aggettivi, le metafore, le iperboli, la costruzione dei paragrafi… È un autore poco conosciuto, in Italia, dove gode di una considerazione tutto sommato modesta; di lui spesso si dice che scrive storie troppo lunghe, che è prolisso, barocco, politicamente scorretto. Io invece dico che ogni volta che mi avvicino alle ultime pagine di un suo libro sento la malinconia profonda che accompagna la fine delle cose belle”.
Qui di seguito riporto alcuni brani de L’informazione sul mondo letterario ed editoriale.

Il terzo romanzo non fu pubblicato da nessuna parte. E così il quarto. E il quinto. In queste tre brevi frasette lasciamo intravedere un intero Mahabharata di sofferenza. Richard ricevette un bel po’ di offerte per il sesto romanzo, perché ormai, durante un periodo di rincretinimento da sogno e bisogno, aveva cominciato a rispondere agli annunci che molto prosaicamente dicevano: PUBBLICHIAMO IL TUO LIBRO, oppure EDITORE LONDINESE CERCA (o era NECESSITA?) AUTORI. Naturalmente questi editori, che ululavano in cerca di parole da stampare come cani in calore sotto una luna struggente, non erano editori normali. Per esempio, dovevi pagarli. E, cosa forse ancora più grave, nessuno ti leggeva mai. Richard perseverò e fini da un certo Mr Cohen in Marylebone High Street. Ne uscì con il suo sesto romanzo ancora da piazzare ma con un nuovo lavoro, quello di Direttore Speciale della Tantalus Press. Vi andava circa un giorno alla settimana, adescando e taglieggiando romanzi di analfabeti, autobiografie a svisceramento totale in cui mai nessuno si muoveva o faceva qualcosa, raccolte di poesie primitive, prolissi lamenti in morte di un parente (o di un cagnolino, o di una pianta), trattati scientifici demenziali e, sempre più spesso, così almeno gli sembrava, monologhi drammatici «trovati per caso» sulla psicosi maniaco-depressiva e la schizofrenia. Continua a leggere

Javier Marías, leggere per comprendere se stessi e il mondo

Javier MaríasIl brano qui riportato è tratto dal discorso che lo scrittore spagnolo Javier Marías ha pronunciato nel 1995 a Caracas durante la cerimonia per la consegna del Premio Rómulo Gallegos; chi volesse leggere il testo integrale, può trovarlo al termine del romanzo Domani nella battaglia pensa a me, tradotto da Glauco Felici nell’edizione Einaudi Super ET. Dello stesso autore, Einaudi ha da poco pubblicato Così ha inizio il male.

Un romanzo non soltanto racconta, ma ci permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un pensiero, e nell’assistervi ci permette di comprendere.
Sapere tutto ciò – credere di saperlo, più esattamente – a volte non risulta sufficiente per lo scrittore, mentre scrive. Vi sono momenti in cui alzo lo sguardo dalla macchina da scrivere e mi estranio dal mondo da cui sto emergendo, e mi domando come, nella mia età adulta, possa dedicare tante ore e tanta fatica a qualcosa di cui il mondo, me compreso, potrebbe fare tranquillamente a meno; come possa impegnarmi a riferire una storia che io stesso vado scoprendo man mano che la costruisco, come possa trascorrere parte della mia vita calato nella finzione, a far succedere cose che non succedono, con la stravagante e presuntuosa idea che tutto questo possa un giorno interessare qualcuno. Come, secondo la definizione dell’attività  letteraria data dal romanziere e saggista e poeta Robert Louis Stevenson, possa starmene «a giocare in casa, come un bambino, con della carta». Continua a leggere