Piccoli e medi editori con grandi idee (8)

editoria, libriAvagliano, BAO Publishing, Clichy, Imprimatur si presentano in questo nuovo post sulle case editrici indipendenti Continua a leggere

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I bestseller del 2017 editore per editore (A-I)

bestseller libriCome lo scorso anno, ho chiesto a diversi editori quale sia stato il loro libro più venduto negli ultimi dodici mesi e quali ritengono siano state le ragioni del successo; chiaramente tra i numeri relativi ai bestseller dei piccoli e quelli dei grandi editori ci sono differenze quantitative ragguardevoli, ma quel che qui conta è offrire una panoramica diversificata dei titoli che hanno rappresentato un scommessa vinta per chi li ha pubblicati. Continua a leggere

ROSA SHOCKING di Adam Levin, recensione – About short stories

cover rosa shocking_adam levin_clichyLa raccolta di racconti di Adam Levin pubblicata dalle Edizioni Clichy

Prosegue con Rosa shocking il percorso di Black Coffee, la collana di narrativa nordamericana delle Edizioni Clichy curata da Leonardo Taiuti e da Sara Reggiani; quest’ultima è anche la traduttrice dei racconti di Adam Levin, giovane scrittore statunitense che ha esordito nel 2010 con il romanzo The Instructions.
I testi raccolti in Rosa shocking sono incentrati sui cortocircuiti della comunicazione e sui coni d’ombra delle relazioni umane, ma a prevalere è comunque un tono ironico e scanzonato, che mette in risalto gli aspetti grotteschi di ciascuna esistenza e di ogni tragedia. Sebbene questa tendenza parodistica venga spesso ben dosata da Levin, nel primo racconto, Frankewittgenstein, insieme al ritmo troppo accelerato, può lasciare un po’ perplessi; qui come altrove però lo spunto narrativo è decisamente originale: l’inventiva è una delle indubbie doti dell’autore, così come la scelta di prospettive spiazzanti, rese spesso ancor più efficaci dalla predilezione per i narratori interni. Continua a leggere

Black Coffee, la nuova collana di narrativa nordamericana delle Edizioni Clichy

scrittori statunitensiDa poco in libreria Last days of California di Mary Miller e Il prezzo di Dio di Okey Ndibe, primi due volumi della collana Black Coffee

Last days of California (traduzione di Sara Reggiani) è il primo romanzo di Mary Miller, che aveva già pubblicato diversi racconti su riviste e nella raccolta Big World. È il resoconto dei quattro giorni in cui la quindicenne Jess attraversa il sud degli Stati Uniti in viaggio con la famiglia; la narrazione in prima persona ci restituisce lo sguardo pieno di dubbi, speranze e palpitazioni della protagonista, alle prese con un padre evangelista infervorato, una madre un po’ evanescente e una sorella ribelle. Last days of California, dunque, è insieme un romanzo on the road e di formazione.
Il prezzo di Dio di Okey Ndibe, tradotto da Leonardo Taiuti, è un’opera ambientata tra USA e Nigeria: racconta di un uomo, Ike, discriminato per il suo accento, che spera di risolvere i guai finanziari trafugando e vendendo la statua della divinità adorata dai propri avi. Sebbene Okey Ndibe, docente di Letteratura e Diaspora africana alla Brown University, prediliga il registro grottesco, emergono con forza il volto cinico del paese d’adozione e quello solcato da miseria e corruzione dello stato d’origine.
Sono questi i primi due volumi di Black Coffee, collana diretta per le Edizioni Clichy dai traduttori Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, che intende proporre “le voci più fresche del panorama americano, le giovani firme più promettenti ma anche le opere di autori irragionevolmente dimenticati o inediti in Italia”. Qui di seguito l’intervista ai due curatori.

Black Coffee è una collana interamente dedicata alla narrativa nordamericana: ritenete che questa mantenga ancora la sua centralità nel panorama letterario mondiale?
last days of california, Miller, ClichySì, è indubbio. Dagli altri Paesi provengono filoni letterari interessanti ma spesso si tratta di mode passeggere, basti pensare ai thriller svedesi che negli ultimi anni hanno saturato il mercato. La narrativa nordamericana è invece una costante, soprattutto nel nostro Paese. Da sempre subiamo il fascino di quella parte di mondo (lo dimostra la quantità di testi che ogni anno traduciamo e pubblichiamo) e questo perché, a nostro avviso, la narrativa nordamericana possiede un’incredibile capacità di reinventarsi. Generi ormai “abusati” – si pensi all’on the road o al post apocalittico – non cessano mai di rinnovarsi e di evolversi, ed è anche a questo che Black Coffee guarda, alla rielaborazione cioè della tradizione da parte di una nuova generazione di autori. Non a caso la collana si apre con un romanzo di formazione on the road in piena regola, Last days of California di Mary Miller, giovane autrice del Mississippi, che partendo da una forma narrativa collaudata dà vita a qualcosa di molto originale, capace di sorprendere anche i più fini conoscitori del genere. Continua a leggere

Vita da editor (53)

Scrittrice: Scusi, se vi lascio un manoscritto, voi lo leggete?

Redattore: Dipende, signora, tenga conto che la nostra casa editrice non pubblica autori italiani, né di poesia né di narrativa.

Scrittrice: Ah… Allora vi faccio mandare un testo da una mia amica italiana che però scrive in francese!

Redattore: …?!

[per gentile concessione dello staff di Edizioni Clichy]

 

Vita da editor (52): https://giovannituri.wordpress.com/2014/05/15/vita-da-editor-52-speciale-salone-del-libro-torino-2014/

FORBICI di Stéphane Michaka, recensione

Forbici_Edizioni Clichy_Stéphane MichakaForbici di Stéphane Michaka, un romanzo-biografia su Raymond Carver e il suo editor.

Forbici (Edizioni Clichy) di Stéphane Michaka è innanzitutto un tributo a Raymond Carver, un tentativo di definire sia il ruolo delle sue donne nella vicenda umana e letteraria dello scrittore, sia il suo rapporto di interdipendenza con l’editor Gordon Lish (qui rinominato Douglas e rappresentato forse addirittura più cinico e dispotico di quanto già fosse).
Ma al di là dell’aspetto storico-biografico, Forbici è anche un suggestivo romanzo sulla difficoltà di sconfiggere i propri demoni (per il protagonista il timore del fallimento, le ambizioni letterarie, l’alcolismo) e ingloba quattro pregevoli racconti, in stile carveriano pre-editing, che hanno al centro le tensioni di coppia; le stesse che caratterizzarono il rapporto di Raymond Carver con la sua prima moglie Maryann Burk (qui Marianne), cui pure l’autore deve un incessante incoraggiamento e un amore che perdurerà ben oltre il divorzio.
Proprio a Marianne spetterà dare voce ai turbamenti del marito, interpretarne il dissidio con Douglas: Continua a leggere

L’IMPORTO DELLA FERITA E ALTRE STORIE di Pippo Russo, recensione

copertina_importo_della_ferita_RUSSOFaletti, Volo, Moccia, Pupo, Sangiorgi, Scurati, Piperno: Pippo Russo ha letto le loro opere e ci spiega perché noi possiamo farne a meno…

L’importo della ferita e altre storie (Edizioni Clichy) nasce dall’irriverente analisi, realizzata con masochistica abnegazione, che Pippo Russo ha condotto sulla produzione “letteraria” di diversi “scrittori”, qui divisi in tre categorie: quelli di successo (Giorgio Faletti, Fabio Volo, Federico Moccia), gli improvvisati (Pupo e Giuliano Sangiorgi), i premiati (Antonio Scurati e Alessandro Piperno). Russo ne rileva gli errori sintattici e grammaticali, le incongruenze e le lungaggini, ma anche le ossessioni e l’inconsistenza dei microcosmi narrativi, cercando sempre di attenersi a quanto si evince dai testi (ma la dissertazione è in realtà sempre preceduta da caustici commenti critici, spacciati per giudizi da lettore).
Il capitolo di apertura è dedicato a Giorgio Faletti, che nei suoi romanzi (“i thriller più lenti della storia”) offre un vasto campionario di errori e leggerezze: si va dalle preposizioni errate (ad esempio il/i dinanzi a pneumatico/i), al grottesco involontario (tipo: “i capelli biondi erano legati dietro la nuca da una coda di cavallo”, Fuori da un evidente destino) e al nonsense. Russo non manca nemmeno di segnalare (e deridere) la tendenza di Faletti a una prosa solenne e all’umorismo di bassa lega, e spesso le due attitudini si confondono (“Purtroppo, quando si crede di toccare il polso al tempo, finisce ogni volta che è il tempo a mostrare il polso. E indossa sempre un orologio”, Niente di vero tranne gli occhi).
Nella sezione dedicata a Fabio Volo la disamina si concentra, più che su refusi e inesattezze, sulla costante riproposizione in tutti i romanzi della medesima storia (ossia un “protagonista che vive una crisi di im-maturità e cerca di uscire dal bozzolo”), nonché sull’insistenza intorno a due argomenti: il sesso e il “cesso”, con una “vasta aneddotica su cacca, bisogni corporali e feticismo da water”. Continua a leggere