Vita da editor (67)

Scrittore: Sto lavorando a un thriller alla Philip Roth.

Editor: Ma Philip Roth non ha scritto thriller.

Scrittore: Ah, devo essermi confuso…

Editor: E a chi volevi riferirti?

Scrittore: Se lo sapessi non mi sarei confuso, no?

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Vita da editor (66):
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Vita da editor (66)

Editor: Pronto? Dimmi, ti è arrivata la mail con le indicazioni di editing?

Scrittore: Ciao, sì. È di questo che volevo parlarti…

Editor: Ah, qualcosa non va? Sei in disaccordo con alcune osservazioni?

Scrittore: No, vedi… è che mia figlia è in vacanza e non so aprire la casella di posta.

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Vita da editor (65):
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Vita da editor (65)

Scrittore: Non mi presento perché sono certo che, se non ha letto il mio celebre romanzo d’esordio, avrà comunque sentito parlare di me.

Editor: Mi perdoni, ma in verità non conosco né lei né la casa editrice con cui ha pubblicato i suoi libri.

Scrittore: Beh, è una piccola realtà, di cui sono anche il direttore editoriale.

Editor: Nonché l’autore più prolifico a quanto vedo: metà dei romanzi in catalogo sono suoi…

Scrittore: Oh sì, ma è solo un caso.

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Vita da editor (64):
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Intervista ad Angelo Biasella, direttore editoriale della Neo Edizioni

Logo Neo Edizioni NeroAngelo Biasella è il direttore editoriale e l’editor della Neo Edizioni, da lui fondata nel 2008 insieme a Francesco Coscioni.

Quale percorso ha portato te e Francesco Coscioni a creare la Neo Edizioni? Quali sono state le tue precedenti esperienze in ambito editoriale?
Francesco è laureato in Scienze della Comunicazione e ha lavorato come direttore marketing in una nota azienda di moda; io ho un’inutile laurea in Scienze Politiche, una tessera da pubblicista e trascorsi, abbastanza travagliati, tra giornalismo ed editoria. Di fondare una casa editrice se ne parlava da più di un decennio ma erano solo pop-up che affioravano alle feste comandate e svanivano finiti gli slanci pasqua-natalizi (siamo cugini di sangue). L’idea di farla davvero la cazzata ha preso corpo un imprecisato giorno del giugno 2007. Stanchi dei rispettivi lavori, ci siamo detti che era il momento di provare. Allora, focalizzato il Ki e aperti i chakra alla bell’e meglio, siamo partiti alla volta di Roma per formarci e informarci. Un anno di presa di coscienza ed è spuntata la Neo Edizioni.

Come proporre un testo alla tua attenzione e quali errori evitare?
Dato che ne arrivano parecchi, la mia attenzione deve essere catalizzata già dalla mail di presentazione. Il contenuto deve essere “esatto”: deve essere esaustivo ma non prolisso, deve spiegare ma non svelare, deve contenere i prodromi dello stile dell’autore e deve recare in sé una promessa di paradiso. Oltre a questo, non sarebbe male se gli autori che si approcciano a noi avessero letto almeno uno dei titoli che abbiamo in catalogo. Capisco che, ormai, provarci non costa che un click ma l’invio a tappeto è un’indelicatezza che abbiamo sempre avversato. Continua a leggere

LETTERA A UN EDITOR, un racconto di Antonio Lillo

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Egregio Editore,
anzi editor, perché credo che all’Editore questa cosa non arriverà mai, a meno che non si decida di farne dei soldi. Caro editor, allora – e sappiamo entrambi che una minuscola davanti al nome e una lettera mancante marcano bene la differenza, ci rendono più simili.
Caro editor, sono qui a proporti questa mia raccolta di racconti di cui forse, dopo tutti i manoscritti, gli strafalcioni incomprensibili, i capolavori incompresi, cinico e duro a tutto ciò che è scrittura come sarai diventato, non te ne fregherà nulla, ma l’indifferenza è reciproca perché per quanto mi riguarda, sei solo una sagoma sfocata dall’altra parte del foglio di carta, l’ombra cinese che mi divide dal mio sogno di pubblicare, sei il mio peggior nemico adesso, più di me stesso. Continua a leggere

Intervista a Dalia Oggero, editor della narrativa Einaudi

logo Einaudi, intervista Dalia Oggero, ediotrDalia Oggero lavora per Einaudi dal 1991 e attualmente è una degli editor di narrativa italiana della casa editrice torinese.

Prima che Mauro Bersani ti invitasse a diventare editor, eri già da tempo lettrice per Einaudi. Come lo sei diventata? E oggi, come vengono reclutati i nuovi consulenti?
Ho cominciato a leggere manoscritti per l’Einaudi all’ultimo anno di università (frequentavo Lettere, a Torino): lo facevo con entusiasmo, era un modo per toccare il mondo e anche per guadagnare due lire. Era stata un’amica a fare il mio nome a Mauro Bersani, allora responsabile della narrativa italiana.
Un apprendistato eccentrico, quello del lettore: leggi molti libri brutti e alcuni bellissimi, ma soprattutto ne leggi tanti, veramente tanti, e così le trame si confondono, i personaggi si sovrappongono, le scritture si parlano a distanza, certe frasi ti s’incidono nella memoria per sempre e altre si volatilizzano dopo un secondo. E alla fine capita una cosa strana: nella tua testa convivono brani di Dostoevskij e brani di un illustre sconosciuto che nessuno pubblicherà mai. Solo nelle teste degli editor c’è questo magma impossibile. Quei libri di nessuno ti lavorano dentro, fanno parte della tua formazione come i grandi classici.
Quella dei manoscritti è stata per me una vera e propria scuola, parallela a quella accademica: ne esci con le ossa rotte, ma anche elettrizzato.
Mi chiedevi come vengono scelti i nuovi consulenti: oggi, come ieri, i lettori vengono reclutati tra gli universitari di talento o gli appassionati di ogni età: si valuta la loro competenza, naturalmente,  ma anche la loro capacità di restituire il senso, l’aria, il cuore di un libro in due cartelle. È un mestiere sottopagato un po’ in tutte le case editrici, comunque.

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti?
Attraverso gli agenti letterari, naturalmente. Attraverso segnalazioni di lettori d’eccezione (critici, scrittori, ecc.), che caldeggiano un dattiloscritto che hanno amato, in cui credono (non uno che vogliano semplicemente piazzare). Attraverso strade tortuose. Ma anche attraverso gli invii diretti.  E poi ce li andiamo soprattutto a cercare, i libri possibili, pungolando proprio quella testa lì, che ci piace, leggendo riviste, blog, mettendo il naso fuori dalla casa editrice. Continua a leggere