Vita da editor (71)

Editor: Ci sono diversi termini in russo: è comprensibile considerando le origini del personaggio, ma lo hai studiato? Ti sei rivolto a un bilingue?

Scrittore: Tranquillo, ho usato Google Translate!

Editor: Stai scherzando?

Scrittore: No. Perché? Google Maps funziona alla grande!

Editor: …

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Vita da editor (70):
https://giovannituri.wordpress.com/2016/04/14/vita-da-editor-70/

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Vita da editor (66)

Editor: Pronto? Dimmi, ti è arrivata la mail con le indicazioni di editing?

Scrittore: Ciao, sì. È di questo che volevo parlarti…

Editor: Ah, qualcosa non va? Sei in disaccordo con alcune osservazioni?

Scrittore: No, vedi… è che mia figlia è in vacanza e non so aprire la casella di posta.

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Vita da editor (65):
https://giovannituri.wordpress.com/2015/06/18/vita-da-editor-65/

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A tu per tu con Giulio Mozzi, un’intervista a tutto campo

giulio_mozzi_ritratto_da_guido_guidiGiulio Mozzi è uno dei più stimati consulenti editoriali italiani, curatore del blog Vibrisse, autore di diverse raccolte di racconti e docente in corsi di scrittura. Qui di seguito un’intervista a tutto campo.

Hai collaborato con la casa editrice Theoria, sei stato consulente per la narrativa italiana di Sironi ed Einaudi Stile Libero, adesso lo sei di Marsilio e Laurana. È stata una scelta quella di essere sempre un collaboratore esterno?
No. È andata così. Devo dire che, negli ultimi anni, per ragioni squisitamente familiari, il fatto di poter lavorare soprattutto a casa mi è molto conveniente. D’altra parte, nel comparto editoriale – e non solo, come noto – sono in corso furibondi processi di esternalizzazione. Quindi: neanche da pensarci.

Su Vibrisse spieghi le modalità con cui proporti dei dattiloscritti e da un post su Facebook risulta che tra il 22 gennaio e l’8 febbraio te ne sono arrivati 53 (in media 3 al giorno): come conciliare l’analisi, seppur parziale, di tanti inediti e l’esigenza di tenersi aggiornati, di leggere le pubblicazioni recenti?
Semplice: leggo pochissimo le pubblicazioni recenti. Come è ovvio che sia, quasi tutto ciò che si pubblica è caduco (è sempre stato così). Cerco di intuire quali sono le opere davvero importanti; e dedico tutto il tempo che posso alla lettura e rilettura di opere assolutamente sicure del passato. In fondo, il mio ambiente naturale è la poesia barocca.

Quali sono gli autori italiani contemporanei che stimi maggiormente? Quali degli scrittori che hai scoperto credi che non abbiano ricevuto l’attenzione che meritano (ossia le loro opere non sono ancora state pubblicate o non hanno raggiunto l’attenzione del pubblico)?
Sono convinto che non siano caduche le opere di Michele Mari. (Ce ne sarebbero un paio d’altri, anzi di altre: ma sono persone che sento molto amiche, e non vorrei che il giudizio fosse turbato dall’affetto).
Non ho “scoperto” nessuno: ho avuto l’onore di essere il primo lettore di un po’ di autrici e autori. Potrei citare ora alcune opere ancora inedite – ma a che servirebbe? Tra le opere pubblicate e, a mio modesto avviso, non abbastanza considerate, metterei Dialogo sull’amore? e Mio marito Francesca di Paolo Nelli, usciti per Sironi; Infanzia dea di Maria Luisa Bompani, sempre per Sironi; La dissoluzione familiare di Enrico Macioci, per Indiana Libri. E anche altri, forse.

Vibrisse è online dal 2004: cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio? Ritieni che il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet?
Vibrisse esiste in realtà dal 2000; dal 2000 al 2004 veniva pubblicato settimanalmente in forma di lettera circolare. Confesso che non saprei dire che cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio, se non che alcuni di essi si sono “istituzionalizzati” (a es. Nazione indiana). Interessante il fatto che nascano blog all’interno o a fianco di case editrici (es. Minima et moralia) e che siano scesi nell’arena anche gli accademici (in gruppo, come in Le parole e le cose, o individualmente come Claudio Giunta).
Non so se il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet. Mi pare che un sacco di cose avvengano ormai prevalentemente su internet (i servizi bancari, le prenotazioni per le visite mediche, la lettura dei giornali). Confesso che ho quasi smesso di badare ai supplementi culturali/letterari dei quotidiani: mi pare che chi li dirige non veda chiaramente a chi rivolgersi. Continua a leggere

Vita da editor (61)

Scrittore: Non mi è ben chiaro a cosa serva l’editing.

Editor: A rilevare, oltre ai refusi, le incongruenze stilistiche e le carenze strutturali di un’opera, i passaggi narrativi affrettati e quelli poco efficaci, la coerenza dei personaggi e la credibilità dell’ambientazione; insomma, l’editor deve indicare tutto ciò che potrebbe essere migliorato dall’autore.

Scrittore: Allora non ne ho bisogno, ho già riletto il mio manoscritto ed è perfetto.

Editor: …

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Vita da editor (60):
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FORBICI di Stéphane Michaka, recensione

Forbici_Edizioni Clichy_Stéphane MichakaForbici di Stéphane Michaka, un romanzo-biografia su Raymond Carver e il suo editor.

Forbici (Edizioni Clichy) di Stéphane Michaka è innanzitutto un tributo a Raymond Carver, un tentativo di definire sia il ruolo delle sue donne nella vicenda umana e letteraria dello scrittore, sia il suo rapporto di interdipendenza con l’editor Gordon Lish (qui rinominato Douglas e rappresentato forse addirittura più cinico e dispotico di quanto già fosse).
Ma al di là dell’aspetto storico-biografico, Forbici è anche un suggestivo romanzo sulla difficoltà di sconfiggere i propri demoni (per il protagonista il timore del fallimento, le ambizioni letterarie, l’alcolismo) e ingloba quattro pregevoli racconti, in stile carveriano pre-editing, che hanno al centro le tensioni di coppia; le stesse che caratterizzarono il rapporto di Raymond Carver con la sua prima moglie Maryann Burk (qui Marianne), cui pure l’autore deve un incessante incoraggiamento e un amore che perdurerà ben oltre il divorzio.
Proprio a Marianne spetterà dare voce ai turbamenti del marito, interpretarne il dissidio con Douglas: Continua a leggere

Vita da editor (50)

Giornalista: Ma i testi che hai selezionato e su cui hai fatto l’editing non li senti tanto tuoi quanto dell’autore?

Editor: Direi di no; sarebbe come affermare che i bambini sono figli del ginecologo oltre che della paziente: se è vero, significa che è stato fatto qualcosa che non si doveva…

 

Vita da editor (49): https://giovannituri.wordpress.com/2014/02/27/vita-da-editor-49/

Intervista a Giovanni Turi (sì, proprio io) sul blog della Repubblica

primo pianoSilvana Farina mi ha intervistato sul blog della Repubblica, riporto in questo post la prima parte dell’articolo.

Si parla molto di Max Perkins, l’editor dei geni, dell’importanza della figura dell’editor che scompare nel self publishing. Chi è l’editor e qual è il suo ruolo?
Il motto di Perkins era “il libro appartiene all’autore”, ma pochi si possono vantare di aver concretamente contribuito come lui alla “gestazione” di capolavori quali Il grande Gatsby o Addio alle armi (consiglio a chiunque sia interessato al mondo editoriale di leggere la sua biografia pubblicata dalla Elliot).
L’editor è il primo attento e ipercritico lettore di un’opera; quanto al suo ruolo, immaginando un autore e il suo stile come uno strumento musicale, l’editor è un diapason: non cerca di snaturarne il suono ma anzi di accordarlo, di renderlo cristallino. Il problema del self publishing (come anche di molte case editrici, a pagamento e non) è quello di ridurre tutto al lavoro tipografico, facendo mancare la fase di confronto e revisione prima della pubblicazione e quella di promozione e sostegno dopo – e se ne hanno avuto bisogno autori come Fitzgerald ed Hemingway, evidentemente non le si possono bypassare.

In che cosa consiste per te l’editing e quanto senti tua l’opera dopo il tuo intervento?
L’editing non si ripete mai con le stesse modalità, perché deve conformarsi all’opera su cui viene applicato, creare un’empatia con la scrittura e gli intenti dell’autore: ad esempio, talvolta può segnalare la necessità di alcuni tagli e talvolta può suggerire delle integrazioni. Certo un buon editor deve rilevare le incongruenze e le carenze strutturali, i passaggi affrettati, le cadute di tono e tutto ciò che stride con quanto lo scrittore si è riproposto di trasmettere. Ma è impensabile sentire propria un’opera altrui, a prescindere dall’incisività del proprio intervento: un editor può solo condividere le ansie, le tensioni, le aspettative di chi l’ha creata.

Che tipo di rapporto instauri di solito con l’autore?
Prima di leggere la biografia di Perkins, ritenevo fosse un mio limite, ora non più: cerco sempre di instaurare un rapporto di sincera amicizia con le persone e con gli autori con cui lavoro; credo aiuti a dare il meglio di sé, ma anche a poter innescare un confronto vivo e schietto. L’editing è spesso percepito come un’intrusione nella propria intimità e, dunque, condividere in parte la propria sensibilità e le idee personali aiuta a non creare ferite.

Editoria e scrittura, si possono conciliare le due cose?
Si devono conciliare, perché l’una si nutre dell’altra, ma anche qui cito una considerazione di Perkins che condivido pienamente (forse non avresti dovuto nominarmelo a inizio intervista…): “sono sempre stato convinto che un libro deve essere fatto il più precisamente possibile secondo la concezione dell’autore, e che solo allora cominciano i problemi editoriali. Vale a dire che l’editore non deve cercare di piegare l’autore alle condizioni del mercato, ecc. Deve essere il contrario”.

È stato detto che l’editoria è un deserto con troppi miraggi, tu hai a che fare ogni giorno con il mondo degli autori, della casa editrice. Che idea ti sei fatto oggi? Alcuni “miraggi” da segnalare?
I miraggi sono tanti e sul mio blog, Vita da editor, in chiave ironica, ne denuncio alcuni: scrittori che pretendono di poter creare un capolavoro senza un’adeguata cultura letteraria alle spalle e la tenacia di un esercizio costante, o che credono di poter comodamente vivere dei proventi del proprio talento; editori che pubblicano porcherie per compiacere il presunto pessimo gusto dei lettori e poi si lamentano delle vendite stratosferiche della trilogia della James; critici che leggono solo le opere degli adepti del proprio entourage, trascurando del tutto la produzione dei piccoli editori, e gridano alla morte della letteratura. Ma a volte temo che sia un miraggio anche quello di chi crede di poter cambiare le cose, di dover perseguire fini puramente letterari.

continua…