Intervista a Enrico Macioci – Professione scrittore 13

Enrico Macioci, intervista, Breve storia del talentoÈ da poco in libreria Breve storia del talento (Mondadori), che racconta con sguardo limpido e acuto l’adolescenza, con i suoi interrogativi e turbamenti, con le sue estasi e i suoi sfregi: il protagonista-narratore è un ragazzo segnato da una difficile educazione sentimentale e, ancor più, dallo scomodo confronto con un amico capace di far prodezze con il pallone tra i piedi. L’esordio di Enrico Macioci risale però al 2005 con L’alba (Tracce), cui sono seguiti la raccolta di racconti Terremoto (Terre di mezzo) e il romanzo La dissoluzione familiare (Indiana). Suoi scritti sono anche apparsi su Il primo amore, Nazione indiana, Nuovi Argomenti, Vibrisse.

«Le due faccende – la masturbazione e la scrittura, specie delle poesie – mi sembravano non solo connesse ma coincidenti, le due facce della medesima, fasulla moneta. Entrambe cagionavano vergogna, entrambe richiedevano isolamento, entrambe si nutrivano di fantasia»: queste le considerazioni del protagonista di Breve storia del talento. Il tuo rapporto con la scrittura è stato altrettanto problematico?
Uhm, temo di sì. La celebre e magnifica poesia di Rimbaud, I poeti di sette anni, spiega tutto molto meglio di come potrei fare io. La scrittura per me è arrivata precocemente e dunque non ero pronto, a livello emotivo, per gestire una cosa che in qualche modo mi distingueva, rendendomi diverso. Col tempo poi mi resi conto che questa diversità ero più io a vederla – o a immaginarla – e che tutt’al più produceva interesse quando non addirittura ammirazione, ma tant’è: oramai la frittata era fatta. Così ho smesso di scrivere (e leggere!) per qualcosa come tredici anni, dai 14 ai 27, ficcandomi in un vicolo cieco e durando poi gran fatica a venirne fuori. Continua a leggere

Intervista a Linda Fava, editor Isbn Edizioni

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Linda Fava è caporedattrice e editor della narrativa italiana di Isbn e ha curato l’edizione italiana di Le cose cambiano.

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor di Isbn Edizioni?
Ho capito che mi piaceva lavorare su testi di altri mentre frequentavo la Scuola Holden, più o meno sette anni fa (prima ho studiato comunicazione e gender studies, soprattutto). Lì facevamo un lavoro quotidiano sulla nostra scrittura, e capitava spesso di assistere alla lettura e analisi da parte di editor e scrittori dei racconti altrui (pratica che aiuta molto a sviluppare la capacità di lettura critica dei propri). Era una parte delle lezioni che mi avvinceva molto, e le occasioni per fare esercizio di editing, in una classe di venticinque persone che scrivevano, non sono mancate. Dopo la Holden ho trovato uno stage nella redazione del Saggiatore, dove a suon di bozze e revisioni ho imparato la parte più pratica del mestiere. Poi ho incontrato Davide Musso, editor di Terre di mezzo, che insieme al resto della redazione mi ha “preso a bottega” per qualche tempo. E infine è arrivata Isbn, dove sono entrata come redattrice ormai quasi cinque anni fa. Isbn è un posto dove i ruoli si definiscono anche attorno alle inclinazioni di chi ci lavora, perciò dopo qualche tempo ho cominciato a dedicarmi molto alla narrativa italiana, prima occupandomi dell’editing dei testi e poi assumendo anche un ruolo propositivo. La redazione di Isbn è composta di tre persone e le uscite di narrativa italiana sono solo tre o quattro all’anno, perciò naturalmente non ho mai smesso di occuparmi anche della redazione di testi di narrativa straniera, saggistica, libri per bambini, insomma di tutto il resto della produzione (l’unica cosa da cui cerco di stare il più possibile alla larga sono i saggi sul calcio).

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti inediti? Quali errori non deve commettere chi propone un testo alla tua attenzione?
Riceviamo moltissime proposte spontanee all’indirizzo dedicato che c’è sul sito di Isbn, ma recentemente ci siamo resi conto che non riuscivamo a tenere il passo con la lettura e valutazione e abbiamo deciso di sospendere temporaneamente la ricezione di nuovi manoscritti, dandone comunicazione sul sito. Poi sono in contatto con diverse agenzie letterarie, e da loro ricevo proposte abbastanza regolarmente. E quando incontro qualche penna interessante in giro sono io a muovermi per richiedere eventuali testi inediti. Continua a leggere

Intervista a Davide Musso, editor Terre di mezzo

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Davide Musso è editor per la casa editrice Terre di mezzo, giornalista (ha collaborato, tra gli altri, con Rolling Stone e Pulp), scrittore (Vita di traverso, Gaffi). Il comun denominatore è certo la passione per la lettura e per la scrittura, ma come si conciliano queste tre figure professionali?
A volte si conciliano a fatica, perché si lavora su e con voci differenti che capita interferiscano tra di loro, in particolare per quanto riguarda la propria scrittura. Ma si punta sulla passione, appunto, per superare l’ostacolo.

Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo? Come vi siete incontrati tu e Terre di mezzo?
Con il termine “editor” si identificano due figure che non sempre e non necessariamente coincidono, ovvero il responsabile di collana o di settore che si occupa di scegliere e acquisire i libri, ma anche chi poi su quei libri “lavora” insieme con l’autore. Soprattutto in questo secondo caso, il ruolo dell’editor è quello di un lettore esperto, che deve cercare di far emergere agli occhi dell’autore eventuali problemi che il testo possa presentare, aiutandolo a trovare le soluzioni più adatte.
L’incontro con Terre di mezzo risale al lontano 1997, quando collaboravo all’omonima rivista come giornalista. Da lì il legame si è rafforzato negli anni e dal 2006 lavoro in casa editrice. Continua a leggere