MURO DI CASSE di Vanni Santoni e la collana Solaris della Laterza

solaris nuova collana LaterzaIl testo di Vanni Santoni è uno dei quattro che inaugura Solaris, una nuova collana di saggistica narrativa

Sottofondo italiano di Giorgio Falco, Stato di minorità di Daniele Giglioli, I destini generali di Guido Mazzoni e Muro di casse di Vanni Santoni sono i primi quattro volumi con cui la casa editrice Laterza rinnova con Solaris il percorso già intrapreso con la collana Contromano; l’obiettivo è quello “di fornire nuove letture e nuove immagini del mondo in cui oggi, dopo il Novecento, ci troviamo a vivere”, attraverso “una saggistica che desidera prima di tutto cogliere un sentimento della realtà attraverso la qualità letteraria”. Lo stesso Vanni Santoni, del resto, suggerisce nella prefazione che “il romanzo rimane lo strumento di analisi e rappresentazione più potente tra quelli a disposizione” e in Muro di casse, con uno stile mirabolante che impasta gergo e distorsioni linguistiche, racconta dei free party – meglio noti come rave – e di quei ragazzi di mezza Europa accomunati dalla passione musicale e desiderosi di varcare confini nazionali e sensoriali. Continua a leggere

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SENZA TRAUMA di Daniele Giglioli, recensione

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Daniele Giglioli, Senza trauma. Scrittura dell’estremo e narrativa del nuovo millennio, Macerata, Quodlibet, 2011, pp. 116.

Daniele Giglioli in questo breve saggio parte dall’assunto che la nostra sia l’epoca «del trauma dell’assenza di trauma» e che questo generi una «scrittura dell’estremo» (p. 7). Durante la sua traversata della narrativa italiana contemporanea, e di alcune opere in particolare, si esime allora dall’esprimere giudizi di merito, per concentrarsi sulla ricerca di indizi che corroborino la sua tesi e per evidenziare una tendenza letteraria espressione dei tempi e anche, come si giunge a comprendere nelle ultime pagine, della nostra inettitudine.
Il linguaggio sensazionalistico dei media avrebbe esasperato a tal punto i riferimenti della comunicazione quotidiana che «senza il linguaggio del trauma […] non abbiamo più niente da dire su ciò che ci circonda» (p. 9), ecco allora che «la scrittura dell’estremo è il tentativo di rimotivare a posteriori i segni vuoti in cui ci specchiamo» (p. 18) attraverso una «strategia dell’oscenità» volta a produrre «intensità affettive disturbanti» (p. 24). Sarebbe nella letteratura “di genere” e nell’autofinzione che tale scrittura dell’estremo troverebbe le sue forme congeniali e Giglioli le analizza in due sezioni autonome, per poi riunificare il discorso nelle conclusioni. Continua a leggere