I bestseller del 2017 editore per editore (L-Z)

libri, bestsellerLa scorsa settimana a indicare il loro titolo più venduto nel 2017 sono stati gli editori dalla A alla I, ora tocca agli altri: si tratta inevitabilmente di un elenco parziale, ma spero possa stimolarvi a scoprire marchi che non conoscete o magari a recuperare opere di cui avevate sentito parlare ma non vi avevano ancora sedotto. Continua a leggere

Annunci

I libri migliori pubblicati negli ultimi mesi secondo gli editor

2014

Ho chiesto a editor e critici letterari quale ritengono sia stato l’esordio italiano più interessante e quale la pubblicazione più significativa dell’anno appena concluso; qualcuno ha indicato anche libri dati alle stampe alla fine del 2013, non me ne sono fatto un problema, dal momento che l’intento è semplicemente quello di scoprire gusti e criteri di valore di chi legge per professione, ma anche provare a discernere tra le tante novità librarie quelle che meritano particolare attenzione.
Oggi vi propongo le risposte degli editor (a cui ho consentito di far riferimento anche a testi da loro editati), a breve pubblicherò quelle dei critici.

Gabriele Dadati, editor Laurana
Direi che in casa Einaudi si è fatto notare, per una qualità senz’altro “non omologata”, Cartongesso di Francesco Maino. Ma confesso che nel 2014 ho prestato meno attenzione del solito a questo ambito della produzione libraria, e sono abbastanza sicuro che il mio radar si è fatto sfuggire chissà quanto.
Per quanto riguarda “la pubblicazione più significativa” del 2014 credo sia stata – sul momento, anche se non credo sia un titolo di particolare durata: ma è la sua stessa natura a comportarlo – Il capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty (Bompiani). Indico un saggio e non un romanzo perché è talmente addentro al momento storico in cui viviamo che la riflessione a cui induce ci investe davvero con grande forza.

Daniela Di Sora, direttrice editoriale Voland
Per quanto riguarda l’esordio italiano più interessante non sono in grado di pronunciarmi, ci tengo però a segnalare quello che è stato il libro di autore italiano da me più amato nel 2014: La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro, pubblicato da Ponte alle Grazie. Un romanzo perfetto: denso, ben congegnato, appassionante, non riuscivo a staccarmi da quelle pagine in cui ho ritrovato tanto della mia vita, dei miei errori, delle mie insicurezze. Non è un esordio e si sente, Francesco Pecoraro è un autore che domina perfettamente la lingua e la struttura.
Mi ero inoltre proposta di non nominare la Voland, ma credo sinceramente che una delle pubblicazioni più significative del 2014 sia Taccuini 1919-21 di Marina Cvetaeva. Un libro sconvolgente per perfezione linguistica, splendidamente resa in traduzione da Pina Napolitano che è musicista oltre che traduttrice dal russo, e si avverte in queste pagine. Un libro di appunti presi quasi quotidianamente nel corso di quegli anni durissimi per la Russia; alcune pagine sono difficili da sopportare per il dolore che contengono, ma quasi ogni riga potrebbe essere citata: illuminazioni geniali, poesia pura, vita quotidiana affrontata con leggerezza. Un viaggio in un mondo che pochi conoscono, e in un’anima eccezionale nella sua limpidezza e nella sua ostinata volontà di interpretare il mondo.

Alice Di Stefano, editor Fazi
Per il 2014 non ho trovato esordienti di mio gradimento (almeno tra quelli che sono riuscita a leggere quest’anno – Cartongesso di Francesco Maino, ad esempio, mi interessava moltissimo, ma non ho avuto tempo di dedicarmici) se non, naturalmente, due di mia scelta targati Fazi: Adelante di Silvia Noli e La ragazza di Scampia di Francesco Mari, entrambi per la freschezza della narrazione, uno stile originale e una lingua tersa, pulita ma mai scontata. Quindi non saprei che dire al riguardo e passerei direttamente alle opere seconde, terze, quarte, ecc.: Bella mia di Donatella Di Pietrantonio (Elliot) mi è piaciuto molto, confermando il grande talento dell’autrice, così come Lisario o il piacere infinito delle donne di Antonella Cilento (Mondadori). Lacci di Domenico Starnone (Einaudi) è stata una sicurezza; Lezioni in paradiso di Fabio Bartolomei (e/o) un modo per rileggere questo amato autore. L’allegria degli angoli di Marco Presta (Einaudi) infine mi ha riportato alla mente l’intelligente leggerezza di Un calcio in bocca fa miracoli (e non è poco). Segnalo anche la ripubblicazione della Tregua di Mario Benedetti (Nottetempo), un libro delicato, poetico e intensamente profondo, senz’altro difficile da dimenticare.

Linda Fava, ex editor Isbn
L’esordio più promettente e brillante che ho letto nel 2014 forse è Il posto più strano dove mi sono innamorata di Mari Accardi (Terre di mezzo), per il suo stile che sembra implodere di umorismo e commozione.
Un testo molto emblematico del 2014 secondo me è Not That Kind of Girl di Lena Dunham (in Italia pubblicato da Sperling & Kupfer): questa ragazza ormai è diventata l’icona di un nuovo tipo di “girls’ culture”, ha spalancato la strada definitivamente – si spera – a modelli femminili anticonvenzionali, sia dal punto di vista estetico che da quello intellettuale.
Una delle cose più significative accadute dal punto di vista editoriale, invece, è il successo internazionale della tetralogia di Elena Ferrante (e/o): rappresenta il trionfo assoluto dell’orizzontalità e della narrazione lunga, ed è l’unica tra le mie letture dell’anno scorso per cui userei il verbo “divorare”. Continua a leggere

Quattro chiacchiere con Daniela Di Sora sulla collana Sírin della Voland

logo Voland

Dopo essere stato conquistato da Fisica della malinconia del bulgaro Georgi Gospodinov, ho avvertito l’esigenza di approfondire la conoscenza della collana Sírin della casa editrice Voland, diretta da Daniela Di Sora, le cui pregevoli pubblicazioni offrono una selezione della letteratura slava moderna e contemporanea.
Ho dunque letto Istemi di Aleksej Nikitin (traduzione di Laura Pagliara) e La cangura di Juz Aleškovskij (a cura di Emanuela Bonacorsi). Il romanzo del giovane ucraino Nikitin si caratterizza per uno stile conciso, a tratti cupo, a tratti ironico; la narrazione si sviluppa seguendo due piani temporali: 1983/4, in cui il protagonista è un ragazzo che finisce con i suoi amici sotto il mirino del Kgb a causa di un gioco di ruolo fantapolitico; 2004, in cui improvvisamente riaffiora il passato.
La cangura di Juz Aleškovskij racchiude l’omonimo romanzo e il racconto lungo Nikolai Nikolaevič: il donatore di sperma. Entrambi mettono in scena due ribelli furfanti: raccontano le proprie disavventure in lunghi monologhi che diventano delle grottesche parodie del regime staliniano. La scrittura caustica, irriverente, scurrile fa quasi pensare a un Bukowski sovietico, ma in Aleškovskij è più vibrante la denuncia politica – soprattutto nella Cangura – e gli vanno riconosciute delle soluzioni narrative assolutamente originali, in stile Bulgakov (come, per fare giusto un esempio, l’animazione della gamba destra di Stalin che irride il dittatore). Chiara e incisiva la nota critica della Bonacorsi in appendice (peccato però che manchi un apparato di note che aiuti a cogliere i tanti riferimenti storico-culturali).
Non posso, a ogni modo, che confermare la coerenza e il valore letterario del progetto editoriale portato avanti dalla Voland con i volumi di Sírin e per saperne di più ho rivolto qualche domanda alla sua ideatrice, Daniela Di Sora.

daniela di sora_volandCome nasce il suo interesse per la letteratura russa ed est europea? Come mai l’attenzione del mondo editoriale è invece concentrata prevalentemente sulle opere anglofone?
Il mio amore per la letteratura russa nasce molto banalmente dalla lettura, da adolescente ho letto Dostoevskij, iniziando da Delitto e castigo, e ne sono rimasta affascinata, si può dire che non ho più smesso. Poco dopo mi sono iscritta alla facoltà di Lettere, a Roma, e all’istituto di Lingue slave c’era Angelo Maria Ripellino che teneva delle splendide lezioni di letteratura russa e ceca. Dopo la laurea sono andata a insegnare in Bulgaria e poi a Mosca… Insomma, i paesi slavi sono entrati a far parte del mio mondo, con la loro ricchezza e la loro complessità, con le loro contraddizioni. Ma soprattutto con il loro straordinario bagaglio culturale: la letteratura, ma anche la musica, il teatro, la pittura.
Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, posso dirle solo che l’immaginario di noi tutti è nutrito di America, quando sono andata a New York per la prima volta riconoscevo lo skyline di quella città, mi era più familiare di quello di Milano. Detto questo, mi sembra che manchi un po’ di curiosità, sia da parte dei lettori che da parte degli editori. Il mondo è vasto e terribile, l’unico modo che abbiamo per conoscerlo davvero è la letteratura. Continua a leggere

FISICA DELLA MALINCONIA di Georgi Gospodinov, recensione

Fisica della malinconia_copertina_GospodinovFisica della malinconia, l’ultima splendida opera del bulgaro Georgi Gospodinov

Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov, nella traduzione di Giuseppe Dell’Agata, è stato pubblicato da Voland ad aprile 2013 e ha riscosso un discreto successo. Stando alle logiche del web e della carta stampata non avrebbe più senso scriverne adesso: lo hanno già fatto in troppi e bisogna ormai occuparsi delle “imperdibili” novità. Ma di opere davvero interessanti non ne escono più di una decina l’anno e pare che le Edizioni Voland stiano attraversando un periodo critico – come, del resto, tutta l’editoria e in particolare le piccole realtà indipendenti. Quindi, forse, non è così inutile suggerirvi di sfuggire all’attrazione per i bestseller in classifica e per gli ultimi arrivi in bella mostra nelle vetrine delle librerie per acquistare il “romanzo” di Gospodinov, anche per dare un sostegno concreto alla casa editrice di Daniela Di Sora: condividere sui social network il suo appello è stato un bel gesto, ma gli editori di qualità hanno bisogno di lettori, molto più che di supporters.
Il fatto che Fisica della malinconia sia un libro straordinario, è bene chiarirlo, non significa che debba senz’altro piacervi e poc’anzi, non a caso, ho virgolettato la parola romanzo, dal momento che, se lo si può definire tale, di sicuro è ben poco convenzionale: Continua a leggere