CANDORE di Mario Desiati, intervista

mario-desiatiCandore di Mario Desiati, ovvero la nostra epoca attraverso la lente della pornografia

Nel suo ultimo romanzo, pubblicato da Einaudi, Mario Desiati indaga la nostra epoca attraverso uno dei suoi aspetti più pervasivi: la brama di erotismo, agevolata oggi dall’infinità di materiale immediatamente disponibile online.
Martino Bux, il protagonista di Candore, è infatti un giovane pornomane condannato alla solitudine dalla sua dipendenza; nelle ragazze di cui si innamora cerca i tratti delle pornodive e ogni circostanza si presta alla proiezione delle sue perverse fantasie: «non c’era essere vivente che incontrassi, uomo, donna, animale, che non facesse parte dei miei film mentali, sempre pornografici, sempre sul crinale della passione che avevo in quel momento».
Più che di perdizione è però una storia di smarrimento, perché Martino non ha il coraggio o la determinazione per andare oltre il voyeurismo e, anche quando qualcuno prova a tirarlo fuori dal suo mondo di sesso e pixel, non riesce a non anteporre candidamente i suoi desideri a ogni reale forma di relazione.
Con Ternitti (Mondadori) Desiati era giunto finalista al Premio Strega, qui però torna agli scenari del suo esordio, la Roma degradata di Neppure quando è notte e allo stile caustico e ironico degli inizi.

Come nascono Martino Bux e l’idea di questo romanzo?
Il desiderio di raccontare un uomo fragile, inetto della mia generazione, molto più frequente di quanto si pensi, con lo scandalo dell’ossessione dove lui ripone le sue debolezze. Ognuno ha le sue ossessioni e poteva essere qualunque, nel caso specifico è la pornografia e nel caso specifico una pornografia che si dettaglia e seziona sempre più. È un aspetto del post moderno col quale la narrativa ha fatto i conti, ma i risultati sono sempre stati controversi perché a mio avviso i rischi di un tema del genere sono il morboso o il moralismo. Così tenendo presente questi due grandi spauracchi ho cercato di trovare una voce il più lontano possibile da loro. Non so se ci sono riuscito, ma su questo ho lavorato. Volevo raccontare anche Roma, la sua enorme carica trasgressiva che si nasconde nelle pieghe di degrado urbano, ma anche di speranze culturali inappagate, città delle illusioni perdute, l’unica città italiana in cui poteva ambientarsi una storia come questa.

È solo un caso che Candore sia stato di poco preceduto dal romanzo Dalle rovine di Luciano Funetta o è la naturale conseguenza della centralità dell’erotismo nell’immaginario contemporaneo?
Libro bellissimo, di uno scrittore che ha una padronanza stilistica fuori dal comune. Credo che anche lì l’erotismo non sia così centrale come si vuol credere, è un romanzo sul lato oscuro e il candore anche il suo.

candore-mario-desiati-copertinaLa gestazione di questo romanzo è durata dieci anni: quali difficoltà hai incontrato in corso d’opera? Come è stato alternare la scrittura di Candore a quella di altre opere (tra cui due per ragazzi, Mare di zucchero e Con le ali ai piedi)?
Era l’autunno del 2005 e in una pausa nei pressi di Via Sicilia a Roma dove lavoravo ai tempi per la Mondadori, Antonio Franchini, allora mio capo ed editore, mi chiese se avessi mai pensato di scrivere un libro con tutte quelle storie con cui intrattenevo i miei colleghi e amici di allora. I personaggi assurdi che frequentavo, i film assurdi che avevo visto, i locali assurdi dove ero stato. Tema: sempre il sesso. Un’aneddotica che aveva per protagonista dei personaggi reali che con gli anni crescevano, cambiavano, scomparivano in incidenti aerei e poi riapparivano con nomi diversi. Io li chiamavo demoni perché impersonavano le mie ossessioni, le mie paure, ma anche i miei desideri di essere un po’ libero e spregiudicato come loro. In quel momento pensai più a un reportage, erano anni in cui su Nuovi Argomenti stavamo sperimentando il racconto del reale da parte dello scrittore, che Enzo Siciliano chiamava la Letteratura delle Cose. Cominciai a raccogliere materiale, ma non trovavo la forma adatta. Quando ho capito che era meglio per me scrivere un romanzo, è cominciato il travaglio della voce, cercarne un’accettabile e credibile. I libri per ragazzi non influiscono minimamente, anzi trovo assurdo che si debba rimuovere la sessualità quando si parla di ragazzi, è in quegli anni che nascono identità e desideri. Continua a leggere

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Intervista a Luciano Funetta, autore di DALLE ROVINE

Luciano Funetta, intervistaIntervista a Luciano Funetta, autore dell’ipnotico romanzo d’esordio Dalle rovine

Il protagonista di Dalle rovine (Tunué) è un appassionato di serpenti che, quasi per caso, si lascia invischiare nel mondo della pornografia, scoprendo un universo di solitudini attraversato da esplosioni di violenza; eppure Rivera continuerà a dimostrare la sua innocenza sino alla fine. Per raccontare la sua storia, Luciano Funetta dà voce a un imprecisato “noi” e ambienta il suo romanzo d’esordio in un contesto urbano indefinito (l’immaginaria città di Fortezza): scelte che contribuiscono a rendere ipnotica la scrittura e onirica l’atmosfera e dimostrano subito l’inattesa maturità di questo giovane autore – classe 1986 – che dissemina il testo di riferimenti cinematografici e letterari, sempre però senza alcuna ostentazione.
Qui di seguito l’intervista a Luciano Funetta.

Qual è stato il percorso umano e letterario che ti ha portato a ideare e pubblicare Dalle rovine?
La prima stesura del romanzo è stata scritta in otto o nove mesi, nel 2012, metà a Bologna e metà a Roma. Venivo da un altro testo piuttosto lungo che non aveva avuto fortuna, da un paio di racconti pubblicati su riviste e da mesi passati a leggere con devozione solo Malcolm Lowry per la tesi dell’università. Un giorno mi arrivò un messaggio di Marco Lupo, che non conoscevo di persona e che mi chiedeva a nome di TerraNullius, il collettivo di scrittori di cui faceva parte, di inviargli un racconto breve per la loro rivista online. Quel racconto, che iniziai a scrivere un pomeriggio nella cucina della casa dove abitavo, si trasformò senza che me ne rendessi conto in un’impresa di cui avevo l’impressione che non sarei mai venuto a capo. Quando ormai mi ero trasferito a Roma ed ero entrato a far parte in pianta stabile di TerraNullius (senza aver mai inviato il racconto che avevo promesso, ma dopo aver preso parte a un numero esorbitante di bevute, discussioni, ritorni a casa in una città che per i miei nuovi amici era una foresta di cui conoscevano tutti gli anfratti e per me una sconvolgente novità), mi ritrovai davanti a quel mezzo manoscritto e mi dissi che dovevo portarlo a termine. Una volta terminata la prima stesura, lo feci leggere a Francesca, la compagna di allora che poi ho sposato, e a Leonardo Luccone, con cui da anni coltivo un riservato rapporto di amicizia. Qui la storia prende, in senso editoriale, una piega piuttosto tradizionale. Due riscritture, invii, lettere di rifiuto che sembravano encomi ma che celavano tutto ciò che una lettera di rifiuto può portare con sé, ovvero lusinghe, critiche aspre, buone osservazioni, frustrazione (da parte mia). Ci sono state anche lettere di rifiuto che avevano l’aria di referti psichiatrici. Referti per niente rassicuranti. Le migliori. Di fronte a quelle porte dorate che restavano chiuse ho provato ad aggrapparmi alla vecchia storiella di Faulkner (o di Sherwood Anderson, non ricordo), che teneva inchiodate ai muri della sua camera trentadue lettere di rifiuto. Sono aneddoti che aiutano ad andare avanti, soprattutto se riesci ad ammettere di non essere Faulkner e di non poter neanche sperare di essere vicino al talento ultraterreno di Anderson. Poi, quando già avevo iniziato a lavorare ad altro, alcuni editori si sono fatti vivi. Tra questi c’era Tunué, nella persona di Vanni Santoni. In due mesi, che sono sembrati due anni, abbiamo concordato la versione definitiva del romanzo che è stato pubblicato e spero possa superare indenne l’inverno. Continua a leggere

I libri migliori degli ultimi mesi scelti dai critici letterari

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Dopo le scelte di editor e direttori editoriali, ecco quelle della critica riguardo agli esordi italiani più interessanti e alle pubblicazioni più significative dello scorso anno, a riprova del fatto che, sebbene talvolta l’ambito di esercizio si sia spostato dalle università e dai giornali al web, chi prova a decretare i canoni letterari della contemporaneità non ha abdicato al proprio ruolo. Non solo, credo che quanto leggerete vi dimostrerà che, nonostante i travagli dell’editoria nostrana, si continuano a produrre (anche) molti libri di qualità.

Daniela Brogi, critica letteraria
Tra gli esordi italiani del 2015, il lavoro che ho più apprezzato è L’invenzione della madre, di Marco Peano (minimum fax). Per usare un’espressione metaforica di cui vorrei recuperare l’immagine letterale, si tratta di un racconto che si fa letteratura per snidare il dolore, vale a dire per sradicare la sofferenza dai luoghi oscuri dove aveva trovato riparo – e consolazione. Il libro è un’opera d’invenzione che, tanto nel tema quanto nella forma, tiene insieme i tempi diversi e scollati dell’esperienza e della memoria di una malattia terminale. Tutto è percepito come uguale, e per sempre; e tutto, al contrario, sembra irripetibile, come qualcosa che sta per sparire e non tornerà mai più. Questa alternanza tra inerzia e dinamismo è resa da una scrittura fatta di tante lasse scandite di racconto, che impediscono il senso di una sequenza progressiva, mentre intanto però la struttura d’insieme compone una sorta di racconto di formazione, inventa per l’appunto – nel duplice senso di invenzione come atto del “creare” e del “ritrovare”. (Mentre la seconda parte del titolo del libro, la madre, sembra caricarsi della funzione di soggetto, oltre che di oggetto, dell’invenzione).
Un’altra opera d’esordio interessante, per la cura dell’impianto narrativo, è Gli anni al contrario, di Nadia Terranova (Einaudi Stile libero).
Non è un libro d’esordio, ma, mantenendosi sempre nell’ambito della narrativa italiana, è una delle opere d’autore più interessanti del 2015: Il giardino delle mosche, di Andrea Tarabbia (Ponte alle Grazie).

Raoul Bruni, critico letterario
Tra gli esordi che ho avuto modo di leggere nell’anno appena trascorso, quello che mi ha colpito maggiormente è senz’altro Dalle rovine di Luciano Funetta, edito nella collana Romanzi di Tunué diretta da Vanni Santoni. Funetta (classe 1986) ha una vasta cultura letteraria, e nel suo romanzo – conturbante storia di un allevatore di serpenti – le molteplici ispirazioni (il titolo stesso rinvia a uno dei racconti più belli di Borges, Le rovine circolari) certamente emergono. Eppure non vengono esibite alla stregua di pedigree culturali (come invece accade troppo spesso in molta narrativa pseudo-colta), ma sono talmente penetrate nel testo da diventare parte integrante del tessuto narrativo: non per nulla lo stile di Funetta è rastremato, controllatissimo, senza inutili dilatazioni.
La pubblicazione più significativa del 2015 credo sia Sottomissione di Houellebecq (Bompiani), anche per ovvie ragioni extra-letterarie. Nell’ambito dell’editoria italiana, però, vorrei segnalare la pregevole edizione complessiva dei Saggi di Proust curata da Mariolina Bongiovanni Bertini e Marco Piazza (in collaborazione con Giuseppe Girimonti Greco) per Il Saggiatore, un volume di cui da tempo si sentiva il bisogno. Continua a leggere

I libri migliori degli ultimi mesi scelti da editor e direttori editoriali

libri migliori 2015 per gli editor

Per il terzo anno consecutivo ho chiesto a editor, direttori editoriali e critici letterari quale sia stato l’esordio italiano migliore e quale la pubblicazione più significativa degli ultimi dodici mesi. Gli intenti sono molteplici: provare a suggerire ai lettori quei testi di valore pubblicati di recente e che sono forse passati inosservati, o che comunque meritano di continuare a far discutere, ma anche, indirettamente, capire quali siano i parametri con i quali vengono scelti i libri da editare e quelli che decretano il successo presso i lettori di professione. C’è poi un’altra ambizione che ispira questa raccolta di opinioni, quella di rafforzare il confronto all’interno della comunità editoriale: ho consentito a editor e direttori editoriali di fare un cenno, se volevano, ai testi che hanno curato e dato alle stampe, ma hanno soprattutto promosso il lavoro dei loro colleghi e concorrenti, ossia la letteratura è stata anteposta al marketing. Credo sia un bel segnale e sono grato a tutti loro per il tempo che mi hanno concesso e per la passione con la quale lavorano nel complesso panorama editoriale italiano.
I pareri dei critici saranno invece online da giovedì.

Giorgia Antonelli, direttrice editoriale di LiberAria
Avere a che fare con le nuove uscite, per chi lavora nel mondo dell’editoria indipendente, è un’esperienza quotidiana. LiberAria da sempre fa dello scouting letterario uno dei suoi punti di forza, e nella programmazione 2016 proporremo una maggioranza di esordienti, sia italiani che stranieri.
Se parliamo di esordi recenti, il più interessante dell’anno per me è Luciano Funetta, Dalle rovine (Tunué), che apre il suo primo romanzo con un Noi che rimescola tutte le carte, e rivela da subito una scrittura potente, matura, da tenere d’occhio. Tra le nuove uscite, invece, i libri che ho apprezzato di più sono stranieri e, fuori dalle recenti polemiche, tutti scritti da donne: Gli anni di Annie Ernaux (L’Orma), Sembrava una felicità di Jenny Offill (NN Editore) e Carne Viva di Merritt Tierce (SUR). Tre romanzi diversissimi tra loro ma accomunati, per me, da una scrittura analitica, tagliente, priva di patetismi, che seziona lo iato tra essere e dover essere, tra le norme sociali e la vergogna necessaria a trasgredirle, e ricompone il senso d’inadeguatezza all’esistenza semplicemente affrontandolo, senza dietrologie psicologiche, ognuno secondo le proprie quotidiane capacità di essere lavoratori, genitori, partner, umani.

Angelo Biasella, editor Neo
L’esordio più interessante è senza dubbio Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunué). Trovo che la sua sia una scrittura “animista”, se mi passate il termine: riesce a rendere spiritato ogni periodo e le descrizioni diventano voragini in cui è bello sprofondare. Niente è scontato, niente è superfluo. Il fatto che una storia (di serpenti e film porno) diventi così “necessaria” dimostra il carattere di questo autore; così giovane e già indispensabile nel panorama letterario italiano. Memorabile anche il punto di vista del narratore: quel “noi” mai eccessivo, mai troppo invasivo ma che ti senti respirare sul collo dall’inizio alla fine. Bellissimo.
Altra ottima pubblicazione è Anubi di Marco Taddei e Simone Angelini (GRRRᶻ Comic Art Book). Protagonista di questa/o graphic novel è il tramonto di una divinità egizia ormai ridotta a frequentare sociopatici e vivere di Campari, in una provincia italiana lisergica e alienata. Potente il cortocircuito fra il tratto essenziale di Angelini e la sceneggiatura intimistica e caleidoscopica di Taddei. Da leggere assolutamente.

Marco Cassini, direttore editoriale di SUR e cofondatore di minimum fax
Nell’anno in cui per la seconda volta consecutiva il premio Strega è stato vinto da un autore di cui sono fiero di aver pubblicato l’esordio, in realtà non ho letto moltissimi esordi italiani.
Mi rendo conto però che quelli che voglio segnalare sono tre romanzi scritti da professionisti di altri settori che se la vedono con la narrativa (del resto un esordiente è, per definizione, qualcuno che fino a quel momento autore non lo era ancora).
L’invenzione della madre (minimum fax) è l’opera prima di Marco Peano, editor presso Einaudi. Mi hanno poi molto divertito La vita in generale di Tito Faraci (che di mestiere scrive fumetti, e finora aveva pubblicato testi YA) e La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello, che fa l’attore. Curiosamente sono entrambi pubblicati da Feltrinelli, editore cui si guarda più per cercare autori affermati (Baricco, Benni, De Luca, Serra) che voci italiane nuove.
Il primo esordiente del 2015 che leggerò nel 2016 è invece Luciano Funetta (Dalle rovine, Tunué).
L’evento del 2015 più significativo nel mondo editoriale mi sembra l’«esordio» di NN Editore, un progetto con un’altissima percentuale di ottimi libri. (Tra un anno vedremo se potrò dire lo stesso della Nave di Teseo, sul cui annunciato arrivo ripongo molte aspettative). Continua a leggere