LA PELLE di Curzio Malaparte in due accurate letture

Un racconto di verità invisibili: la recensione di Eduardo De Cunto

Sin dal primo rigo di questo romanzo, Malaparte mente. O meglio, Malaparte racconta verità invisibili. E sin dal primo rigo ha l’impressionante abilità di persuadere il lettore della veridicità di ogni aneddoto, persino di banchetti a base di sirene.

Sono «i giorni della “peste” di Napoli». Curzio Malaparte, ufficiale dell’esercito italiano, si trova di stanza nel capoluogo partenopeo appena liberato dai nazifascisti e occupato dai militari alleati. Lui, che è al contempo narratore e protagonista della storia (anzi, della storia e racconto, come apprendiamo dal sottotitolo), accompagna i graduati americani, di cui è amico, negli angoli noti e meno noti della città, lungo dodici capitoli che tratteggiano altrettanti gironi infernali. Qual è la malattia che ha contagiato la città? Non si tratta della peste che affligge il fisico, ma di una peste “morale” che ha contagiato i sopravvissuti allo scoppiare della pace.

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La bestia e la parola (parte prima)

Hieronymus Bosch_or_follower_001 (particolare)Alcune considerazioni di Antonio Lillo che si interroga su quanto della nostra “bestialità” stia emergendo in questi giorni, spaziando da Murder Most Foul di Bob Dylan e i social network alla Pelle di Malaparte, per giungere a Epidemia di Bordini

È trascorso appena un mese da che è cominciato tutto questo e già mi arrivano, in quanto editore, opere incentrate sulla vita durante l’epidemia, troppo descrittive e calate nei disagi quotidiani per riuscire a far breccia, ma evidentemente prove generali di qualcosa che sta covando, che si produrrà di qui a breve, appena la giusta distanza temporale ci permetterà di fare sintesi.
Ad oggi, a mio avviso, l’unico a essere riuscito a proporre un’opera degna a commento del periodo è stato Bob Dylan con Murder Most Foul, canzone lunghissima scritta molto prima dell’epidemia e calata dall’alto, come il monolite di Kubrick sulla terra, da una zona fuori dal tempo a raccontarci qualcosa del nostro presente. Il brano, costruito come un collage postmoderno di citazioni a rima baciata, rievoca il giorno dell’omicidio di Kennedy, ma più che di quello parla del rifiuto della comunità americana di elaborare il lutto – morte del padre – e di passare così dallo stato infantile all’adulto, rifugiandosi invece nella grande festa edonistica degli anni ’60 (il verso chiave in tal senso è: «fate i bravi, bambini, e vedrete che i Beatles vi prenderanno per mano»). Il brano di Dylan è enorme e offre numerosi altri spunti di riflessione, ma i temi che più mi interessano di quel lavoro, così come di altre opere citate in questi giorni – La peste, Cecità – e che di sicuro riemergeranno nelle narrazioni future sull’epidemia, riguardano: il particolare rapporto fra identità personale e collettiva e come questo si riposiziona se sottoposto allo stress di una crisi epidemica; ancora, come tale rapporto reagisce in presenza del sacro (lotta bene/male), la cui espressione attraverso il rito è sempre stato uno dei collanti sociali e culturali fondamentali della nostra civiltà, sacro che a sua volta vive oggi una profondissima crisi identitaria. E, ovviamente, come tutto ciò si trascrive in narrazione. Continua a leggere

PASSI di Jerzy Kosinski, recensione – About short stories

passi_kosinski copertinaJerzy Kosinski e la fenomenologia dell’abbrutimento

Passi (Elliot Edizioni, traduzione di Vincenzo Mantovani) è da molti considerato il capolavoro di Jerzy Kosinski, scrittore di origine polacca e statunitense di adozione, morto suicida nel 1991. Passi non è un romanzo, sebbene taluni lo definiscano tale, ma una successione di crudeli frammenti narrativi, scritti in prima persona, che compongono una sorta di fenomenologia dell’abbrutimento: non vi è mai una condanna, un giudizio, è come se ogni morale venisse sospesa in un’osservazione distaccata che si traduce in una prosa algida e lacerante.
Non è difficile immaginare lo scalpore che destò l’opera quando venne pubblicata, nel 1968, dal momento che ci sono dialoghi sulla fellatio e amori adulteri vissuti con disinvoltura, stupri di gruppo e di “altro tipo” (una ragazza per scommessa viene sottoposta alle voglie di un animale), vendette atroci compiute sui ignari bambini e giochi dagli esiti mortali, violenze fisiche e psicologiche, irrisione delle gerarchie militari e delle norme del vivere civile. Continua a leggere