Se non avete letto 37° 2 AL MATTINO di Philippe Djian, sapete cosa sia l’amore?

37° 2 al mattino_Djian_copertinaIl capolavoro di Philippe Djian, 37° 2 al mattino

Da 37° 2 al mattino è stato tratto Betty Blu (candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987) ed è il più celebre romanzo dello scrittore francese Philippe Djian: pochi italiani lo conoscono e vorrei almeno recensirlo, ma non ne sono in grado. Perché pagina dopo pagina lo sguardo del “tecnico” è stato sempre più scalzato da quello del semplice lettore: non mi succedeva da troppo tempo; né mi capita spesso di ridere con un libro tra le mani e ancor meno di sfiorare la commozione (e scrivo “sfiorare” solo per pudore), soprattutto se vicende e personaggi sono distanti dalla mia esperienza; raro è anche che consigli un’opera a tutte le persone che incontro, quasi impossibile è che lo faccia prima di averne ultimato la lettura – a maggior ragione se qui e là ho trovato qualche refuso (come nell’edizione della Voland, pur ottimamente tradotta da Daniele Petruccioli). A 37° 2 al mattino tutto questo è invece riuscito, tanto che sono ora costretto a domandarmi: del protagonista e narratore non viene mai detto il nome o non ci ho fatto caso? L’ambientazione vagamente nordamericana resta intenzionalmente indefinita o mi è sfuggito qualcosa? Ebbene, poco importa in realtà, perché quella di Djian è innanzitutto una storia d’amore capace di ridefinire i contorni di questo sentimento senza mai banalizzarlo, senza concedersi nemmeno un paragrafo sdolcinato. Continua a leggere

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Charles Bukowski, FACTOTUM

«Allora?» mi chiese, guardandomi da sopra il modulo.
«Sono uno scrittore che a un certo punto ha perso l’ispirazione».
«Oh, uno scrittore, eh?».
«Sì».
«Sei sicuro?».
«No».
«Che cosa scrivi?».
«Racconti, per lo più. Sono a metà di un romanzo».
«Un romanzo, eh?».
«Sì».
«E come si intitola?».
«Il rubinetto rotto del mio destino».
«Oh, bello. E di che cosa parla?».
«Di tutto».

Charles Bukowski, POST OFFICE

Era stata una domenica brutale. Erano venuti certi amici di Fay che erano stati seduti sul divano tutto il giorno a blaterare di se stessi e di che razza di scrittori erano, veramente i migliori. La sola ragione per cui nessuno pubblicava i loro lavori era che non li mandavano mai alle case editrici, così dicevano, almeno.
Li avevo guardati. Se scrivevano come facevano tutto il resto, lì seduti a bere caffè e a ridacchiare e a intingere le paste, non faceva nessuna differenza che li mandassero agli editori o li buttassero nella spazzatura, i loro lavori.