LA PESTE di Albert Camus e la fragilità di chi si accosta alla scrittura

albert camusTra i tanti memorabili personaggi del capolavoro di Albert Camus, La peste, c’è un modesto impiegato comunale con velleità letterarie, Grand; qui di seguito un suo dialogo con il medico Rieux in cui emergono tutta l’incertezza e la fragilità di chi si accosta umilmente alla scrittura. Il brano è tratto dall’edizione dei Grandi Tascabili Bompiani (traduzione di Beniamino Dal Fabbro). Continua a leggere

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Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e quarta pagella

Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala, I difetti fondamentali di Luca Ricci, La cosa giusta di Michele Cocchi, Satantango di László Krasznahorkai, Zero K di Don DeLillo, Povera patria di Stefano Savella, Lettera d’amore allo yeti di Enrico MaciociIn questa quarta pagella molto spazio ai racconti con Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala e I difetti fondamentali di Luca Ricci; una bella sorpresa, il romanzo La cosa giusta di Michele Cocchi, e poi due “classici contemporanei”, Satantango di László Krasznahorkai e Zero K di Don DeLillo. Infine, qualche nota su Povera patria di Stefano Savella e Lettera d’amore allo yeti di Enrico Macioci: due testi che mi sembrava ingiusto non menzionare e scorretto valutare, dal momento che nel tempo la stima per i due autori si è tramutata in amicizia. Continua a leggere

LA SPOSA e ANOMALIE, i racconti di Mauro Covacich – About short stories

mauro covacich, fonte www.arabeschi.itL’esplorazione dell’estremo e dell’incompiutezza nei racconti di Mauro Covacich

Anomalie e La sposa, le due raccolte di racconti di Mauro Covacich edite da Bompiani, compongono un progetto unitario, come suggerisce lo stesso autore dichiarando che derivano dallo «stesso flusso di pensieri sul presente» e aggiungendo che si tratta di «un filone autonomo del mio lavoro in cui talvolta situazioni o comportamenti fuori dall’ordinario mi sembrano rivelare i recessi della cosiddetta vita normale meglio di qualsiasi statistica, e proprio grazie alla loro irriducibile singolarità». Nell’introduzione alla recente edizione di Anomalie, Covacich si esprime anche sul genere adottato: «il racconto è una forma espressiva molto più simile alla canzone che al romanzo, non solo per la sua palese vocazione lirica, ma anche per quanto riguarda la struttura narrativa. C’è un’idea principale, di solito una specie di folgorazione, che si trascina tutto il materiale a folle velocità verso l’epilogo e lo fa lungo una linea retta, che rende difficili, per non dire impossibili, le digressioni. […] A me ha sempre fatto pensare a un tuffo, una caduta a precipizio formalizzata in un gesto, grazie all’inventiva e alla tecnica
Tra la pubblicazione di Anomalie e quella della Sposa sono tuttavia trascorsi sedici anni e la lettura ravvicinata delle due opere consente di apprezzare l’evoluzione stilistica di un autore di talento da cui però è ancora lecito attendersi un progresso ulteriore. Continua a leggere