Anaïs Nin ed Henry Miller: scrittura, vita, passioni

Anaïs Nin ed Henry MillerStoria di una passione è il titolo del ricco epistolario, pubblicato da Bompiani e tradotto da Francesco Saba Sardi, che raccoglie le lettere che Anaïs Nin ed Henry Miller si sono scambiati tra il 1932 e il 1953, ossia da quando si conobbero e non seppero resistere all’attrazione che li travolse (sebbene la Nin fosse sposata) a quando tra loro rimasero quella profonda stima reciproca e quell’affetto che non sarebbero mai venuti meno. Il ritratto che emerge è quello di due scrittori viscerali, dall’animo inquieto, intenti a sostenersi vicendevolmente anche sul piano economico, impegnati a farsi apprezzare dal mondo editoriale senza mai scendere a compromessi, contrari a ogni censura o inibizione. Qui di seguito riporto alcune delle loro considerazioni relative all’ambito letterario.

Buon Dio, mi pare davvero di impazzire se penso di dover trascorrere anche un solo giorno senza mettere nulla sulla carta. Non riuscirei mai a sopportarlo. Ed è per questo, non c’è dubbio, che scrivo con tanta veemenza, in maniera così distorta.
[…] Hai la capacità di accattivarti il lettore mediante il nudo sentimento. Ma guardati dalla tua ragione, dalla tua intelligenza. Non tentare di risolvere… Non predicare. Niente conclusioni morali. E del resto non ce ne sono. Non esitare. Scrivi!
(Miller, 4 febbraio 1932)

[…] so quanto entrami amiamo lavorare solo su materia viva, palpitante, al calor bianco. Ma io credo che solo dopo il calor bianco la storia davvero maturi.
(Nin, 12 febbraio 1932) Continua a leggere

LA PESTE di Albert Camus e il grande interrogativo: perché?

Follower_of_Jheronimus_Bosch_Christ_in_LimboUna lettura di Azzurra Scattarella del celebre romanzo di Alber Camus, La peste (tradotto originariamente per Bompiani da Beniamino Dal Fabbro e nella nuova edizione da Yasmina Mélaouah)

Nel momento in cui il COVID-19 è passato da malattia a epidemia fino a evolvere in pandemia, mi sono sentita pressappoco così: «Il dottor Rieux era impreparato, come lo erano i nostri concittadini, e in tal modo vanno intese le sue esitazioni. In tal modo va inteso anche com’egli sia stato diviso tra l’inquietudine e la speranza». Avevo iniziato da poco a leggere La peste, il capolavoro di Albert Camus, uscito nel 1947.
La storia è raccontata da un narratore onnisciente, di cui solo alla fine si scopre l’identità, che segue lo sviluppo degli eventi, descrivendo come la malattia scoppi ed investa Orano, città dell’Algeria francese, colpendo ogni fascia della popolazione.
Gli oranesi non si rassegnano, non capiscono, non accettano – all’inizio. Convinti di essere intoccabili, convinti di essere al sicuro, dapprima sottovalutano il pericolo, così le autorità tardano a prendere i giusti provvedimenti. E intanto il morbo si diffonde.
I famigliari proteggono i malati fino alla separazione finale. E intanto si infettano.
I medici cercano strategie terapeutiche efficaci. E intanto latitano. Continua a leggere

LA PESTE di Albert Camus e la fragilità di chi si accosta alla scrittura

albert camusTra i tanti memorabili personaggi del capolavoro di Albert Camus, La peste, c’è un modesto impiegato comunale con velleità letterarie, Grand; qui di seguito un suo dialogo con il medico Rieux in cui emergono tutta l’incertezza e la fragilità di chi si accosta umilmente alla scrittura. Il brano è tratto dall’edizione dei Grandi Tascabili Bompiani (traduzione di Beniamino Dal Fabbro). Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e quarta pagella

Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala, I difetti fondamentali di Luca Ricci, La cosa giusta di Michele Cocchi, Satantango di László Krasznahorkai, Zero K di Don DeLillo, Povera patria di Stefano Savella, Lettera d’amore allo yeti di Enrico MaciociIn questa quarta pagella molto spazio ai racconti con Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin, Karma clown di Altaf Tyrewala e I difetti fondamentali di Luca Ricci; una bella sorpresa, il romanzo La cosa giusta di Michele Cocchi, e poi due “classici contemporanei”, Satantango di László Krasznahorkai e Zero K di Don DeLillo. Infine, qualche nota su Povera patria di Stefano Savella e Lettera d’amore allo yeti di Enrico Macioci: due testi che mi sembrava ingiusto non menzionare e scorretto valutare, dal momento che nel tempo la stima per i due autori si è tramutata in amicizia. Continua a leggere

LA SPOSA e ANOMALIE, i racconti di Mauro Covacich – About short stories

mauro covacich, fonte www.arabeschi.itL’esplorazione dell’estremo e dell’incompiutezza nei racconti di Mauro Covacich

Anomalie e La sposa, le due raccolte di racconti di Mauro Covacich edite da Bompiani, compongono un progetto unitario, come suggerisce lo stesso autore dichiarando che derivano dallo «stesso flusso di pensieri sul presente» e aggiungendo che si tratta di «un filone autonomo del mio lavoro in cui talvolta situazioni o comportamenti fuori dall’ordinario mi sembrano rivelare i recessi della cosiddetta vita normale meglio di qualsiasi statistica, e proprio grazie alla loro irriducibile singolarità». Nell’introduzione alla recente edizione di Anomalie, Covacich si esprime anche sul genere adottato: «il racconto è una forma espressiva molto più simile alla canzone che al romanzo, non solo per la sua palese vocazione lirica, ma anche per quanto riguarda la struttura narrativa. C’è un’idea principale, di solito una specie di folgorazione, che si trascina tutto il materiale a folle velocità verso l’epilogo e lo fa lungo una linea retta, che rende difficili, per non dire impossibili, le digressioni. […] A me ha sempre fatto pensare a un tuffo, una caduta a precipizio formalizzata in un gesto, grazie all’inventiva e alla tecnica
Tra la pubblicazione di Anomalie e quella della Sposa sono tuttavia trascorsi sedici anni e la lettura ravvicinata delle due opere consente di apprezzare l’evoluzione stilistica di un autore di talento da cui però è ancora lecito attendersi un progresso ulteriore. Continua a leggere