MADRIGALE SENZA SUONO di Andrea Tarabbia e altri interessanti romanzi italiani

Madrigale senza suono, Tarabbia; Sogni e favole, Trevi; La custodia dei cieli profondi, RibaDopo averlo sfiorato con lo splendido Giardino delle mosche, Andrea Tarabbia vince il Campiello con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri); nella cinquina del premio c’era anche Lo Stradone di Francesco Pecoraro, opera sulla quale scriverò prossimamente ed ennesima conferma dell’ottimo lavoro che stanno facendo nella casa editrice Ponte alla Grazie che, oltre ad aver pubblicato il precedente romanzo di Tarabbia, ha di recente proposto Sogni e favole di Emanuele Trevi (primo nella classifica di qualità dei grandi lettori promossa da L’Indiscreto). Mi soffermerò infine su un’opera di diversi mesi fa che ho tardivamente letto la scorsa estate e che meriterebbe più dell’attenzione che ha ricevuto: La custodia dei cieli profondi di Raffaele Riba (nel catalogo di 66thand2nd). Continua a leggere

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Alcune scrittrici di talento

Scrittrici di talentoMi ero riproposto di leggere diverse opere durante l’estate e, dopo averle impilate, mi sono accorto che erano per lo più recenti e di scrittrici, come anche sono state al femminile la prima e al momento l’ultima pubblicazione di TerraRossa Edizioni e diversi dei libri di cui ho scritto ultimamente su Vita da editor: Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, La straniera di Claudia Durastanti e Un soffio di vita di Clarice Lispector. Ho tenuto fede al mio proposito e sono molto soddisfatto perché in due delle autrici che più amo, Lucia Berlin e Han Kang, ho ritrovato le ragioni della mia infatuazione e ho anche scoperto altre due giovani scrittrici di grande valore e delle quali sentiremo senz’altro parlare in futuro, Elvira Navarro e Gabriela Ybarra. Qui di seguito i miei appunti di lettura. Continua a leggere

Intervista a Federica Aceto, traduttrice di Lucia Berlin e di Don DeLillo

Lucia Berlin, scrittriceNel 2016 sono state pubblicate ben sette traduzioni di Federica Aceto, tra cui Zero K, e su Satisfiction ha già raccontato il suo rapporto con la scrittura di Don DeLillo. Qui viene invece intervistata, oltre che sulla sua attività, su La donna che scriveva racconti di Lucia Berlin: una splendida raccolta di racconti, quasi tutti narrati in prima persona, che traggono ispirazione dalla travagliata esistenza dell’autrice, sino quasi a comporre una suggestiva autobiografia romanzata. Tra i quarantatré testi che compongono il volume pubblicato da Bollati Boringhieri ce ne sono diversi, come Fammi un sorriso, Morsi di tigre o Manuale per donne delle pulizie, che non sfigurerebbero in un’antologia delle migliori short stories in lingua inglese; la Berlin ha la stessa abilità tecnica della Munro, della Hempel o di Carver nel raffigurare con poche frasi la parabola di intere vite o alcuni momenti epifanici, ma in più manifesta una delicata empatia per i suoi personaggi, così fragili e simili a lei, che fa emozionare e sentire vulnerabile lo stesso lettore.

La donna che scriveva racconti è stata la tua prima traduzione per Bollati Boringhieri: sei stata tu a proporgliela o è stata la casa editrice ad affidartela?
Me l’hanno proposta loro. Non conoscevo l’autrice e sono rimasta folgorata. Non sarò mai abbastanza grata a Bollati Boringhieri e al destino per aver scelto proprio me per tradurre i racconti di Lucia Berlin. Continua a leggere