Intervista a Helena Janeczek, autrice de LA RAGAZZA CON LA LEICA – Professione scrittore 26

Helena Janeczek, foto di Chiara Ciccocioppo

Helena Janeczek, foto di Chiara Ciccocioppo

Helena Janeczek vive in Italia dal 1983 e ha lavorato come lettrice professionista per Mondadori, editore presso il quale ha esordito come narratrice nel 1997 con Lezioni di tenebra (ora Guanda) e ha poi pubblicato Cibo nel 2002. Sono seguiti Le rondini di Montecassino (Guanda), Bloody Cow (il Saggiatore) e La ragazza con la Leica (Guanda). Quest’ultimo ha per protagonista Gerda Taro, morta nel 1937 mentre faceva un servizio fotografico sulla guerra civile spagnola; la sua breve parabola esistenziale, di donna ribelle ed entusiasta, viene ripercorsa attraverso l’impronta lasciata nella memoria di tre suoi amici, oscillando tra due piani temporali: la seconda metà degli anni ’30 e i primi anni ’60. Qui di seguito l’intervista, in cui si parla anche di differenze di genere e precariato nel mondo editoriale, blog e social network, editing e lettura. Continua a leggere

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Ecco i migliori blog letterari italiani (3)

blogTerzo e ultimo post in cui ho cercato di sopperire all’assenza di attendibili rassegne o classifiche dei blog letterari italiani domandando agli ideatori o ai caporedattori la storia e le peculiarità di quelli che seguo con più interesse. Solo facendo rete, coloro che dedicano ai libri e alla lettura il proprio tempo, per lavoro o per diletto, possono ottenere qualche risultato significativo e giungere al di là delle proprie cerchie di amici, followers o estimatori che dir si voglia, magari suscitando persino la curiosità dei famigerati non-lettori: dunque ringrazio tutti quelli che hanno risposto alla mia richiesta, ma anche quanti si sono soffermati a leggere questi post, li hanno rilanciati sui social network e soprattutto sono andati a curiosare sui link dei lit-blog ospitati. Continua a leggere

Ecco i migliori blog letterari italiani (2)

classifica blog letterariAl primo post sui migliori blog collettivi italiani che si occupano di libri e cultura segue il secondo, come promesso, e ce ne sarà anche un terzo, dal momento che l’iniziativa ha riscosso consenso e attenzione e alla fine hanno aderito quasi tutti gli interpellati. Ovviamente continuerà a essere una rassegna parziale, ma indicativa di una piazza virtuale in cui a occuparsi di letteratura sono in tanti e spesso lo fanno con grande professionalità e competenza, oltre che con passione. Continua a leggere

Ecco i migliori blog letterari italiani (1)

literay blogSempre più spesso lo spazio della critica letteraria si è spostato dalla carta stampata al web, dove non ci sono limiti di battute, né costi tali da richiedere investimenti promozionali da parte di aziende e marchi editoriali – di cui si vanno poi a sponsorizzare i testi con pretestuose recensioni. Certo, la democraticità della rete concede la parola anche a chi non ha gli strumenti per esprimere giudizi significativi, ma nel tempo si è andata definendo una costellazione di blog collettivi in cui la discussione su argomenti letterari è spesso seria e approfondita. Qui di seguito il primo di tre post in cui i loro ideatori ci raccontano come questi siti siano nati, cosa li caratterizzi e quanti siano i collaboratori. Continua a leggere

Intervista a Carlo Mazza Galanti, traduttore dei racconti di Marcel Aymé

carlo-mazza-galanti-traduttore-dei-racconti-di-marcel-ayme-intervistaCon Martin il romanziere e altre storie fantastiche (L’orma editore), i lettori italiani possono tornare a confrontarsi con la scrittura di Marcel Aymé, popolare e controverso scrittore francese: a fare da fil rouge tra i racconti qui selezionati è l’attitudine per il paradossale, che diviene spesso il pretesto per irridere l’ipocrisia dell’alta società francese. La curatela e la traduzione della raccolta è di Carlo Mazza Galanti, qui di seguito intervistato.

Sei stato tu a proporre a L’orma la traduzione di Martin il romanziere e altre storie fantastiche o è stata la casa editrice ad affidartela? Quando e come hai scoperto questo scrittore?
Il libro l’ho proposto io a Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari anche se poi ho dovuto adattare il mio progetto iniziale (che prevedeva una selezione più ampia ed eterogenea) alle loro esigenze editoriali. Aymé l’ho incrociato diverse volte nel corso di mie letture e studi che spesso giravano intorno ad autori francesi eccentrici, tra umorismo, surrealismo e gioco letterario. Quando ho visto Kreuzville Aleph, la collana dell’Orma dedicata a scrittori del passato, ho pensato che Aymé potesse funzionare. L’unica raccolta di racconti tradotta era Le passemuraille (per la Biblioteca del Vascello) e da anni era ormai introvabile. All’epoca avevo letto solo quella e Les contes du chat perché. A quel punto mi sono letto altri libri, ho capito che si poteva tirarne fuori una bella antologia e ho fatto la proposta. Mentre discutevamo di come fare il libro uno degli autori dell’Orma, lo scrittore belga Bernard Quiriny – che tra parentesi è tra i migliori novellisti in lingua francese contemporanei e consiglio molto a chi ama il racconto e il racconto fantastico in particolare – ha detto a Lorenzo, senza sapere niente del nostro progetto, che considerava Aymé uno dei suoi principali modelli. È stata una bella coincidenza, in un certo senso ha chiuso il cerchio. In fondo una casa editrice funziona e ha senso anche perché tra i vari libri e autori e collaboratori tira un’aria di famiglia, ci sono dei riferimenti comuni, degli amici in comune: è un modello di redazione editoriale che negli ultimi decenni è stato soppiantato da un’impostazione diversa, molto più aziendalistica e orientata al profitto, ma ancora esiste nella piccola e media editoria, per fortuna. Continua a leggere

A tu per tu con Giulio Mozzi, un’intervista a tutto campo

giulio_mozzi_ritratto_da_guido_guidiGiulio Mozzi è uno dei più stimati consulenti editoriali italiani, curatore del blog Vibrisse, autore di diverse raccolte di racconti e docente in corsi di scrittura. Qui di seguito un’intervista a tutto campo.

Hai collaborato con la casa editrice Theoria, sei stato consulente per la narrativa italiana di Sironi ed Einaudi Stile Libero, adesso lo sei di Marsilio e Laurana. È stata una scelta quella di essere sempre un collaboratore esterno?
No. È andata così. Devo dire che, negli ultimi anni, per ragioni squisitamente familiari, il fatto di poter lavorare soprattutto a casa mi è molto conveniente. D’altra parte, nel comparto editoriale – e non solo, come noto – sono in corso furibondi processi di esternalizzazione. Quindi: neanche da pensarci.

Su Vibrisse spieghi le modalità con cui proporti dei dattiloscritti e da un post su Facebook risulta che tra il 22 gennaio e l’8 febbraio te ne sono arrivati 53 (in media 3 al giorno): come conciliare l’analisi, seppur parziale, di tanti inediti e l’esigenza di tenersi aggiornati, di leggere le pubblicazioni recenti?
Semplice: leggo pochissimo le pubblicazioni recenti. Come è ovvio che sia, quasi tutto ciò che si pubblica è caduco (è sempre stato così). Cerco di intuire quali sono le opere davvero importanti; e dedico tutto il tempo che posso alla lettura e rilettura di opere assolutamente sicure del passato. In fondo, il mio ambiente naturale è la poesia barocca.

Quali sono gli autori italiani contemporanei che stimi maggiormente? Quali degli scrittori che hai scoperto credi che non abbiano ricevuto l’attenzione che meritano (ossia le loro opere non sono ancora state pubblicate o non hanno raggiunto l’attenzione del pubblico)?
Sono convinto che non siano caduche le opere di Michele Mari. (Ce ne sarebbero un paio d’altri, anzi di altre: ma sono persone che sento molto amiche, e non vorrei che il giudizio fosse turbato dall’affetto).
Non ho “scoperto” nessuno: ho avuto l’onore di essere il primo lettore di un po’ di autrici e autori. Potrei citare ora alcune opere ancora inedite – ma a che servirebbe? Tra le opere pubblicate e, a mio modesto avviso, non abbastanza considerate, metterei Dialogo sull’amore? e Mio marito Francesca di Paolo Nelli, usciti per Sironi; Infanzia dea di Maria Luisa Bompani, sempre per Sironi; La dissoluzione familiare di Enrico Macioci, per Indiana Libri. E anche altri, forse.

Vibrisse è online dal 2004: cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio? Ritieni che il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet?
Vibrisse esiste in realtà dal 2000; dal 2000 al 2004 veniva pubblicato settimanalmente in forma di lettera circolare. Confesso che non saprei dire che cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio, se non che alcuni di essi si sono “istituzionalizzati” (a es. Nazione indiana). Interessante il fatto che nascano blog all’interno o a fianco di case editrici (es. Minima et moralia) e che siano scesi nell’arena anche gli accademici (in gruppo, come in Le parole e le cose, o individualmente come Claudio Giunta).
Non so se il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet. Mi pare che un sacco di cose avvengano ormai prevalentemente su internet (i servizi bancari, le prenotazioni per le visite mediche, la lettura dei giornali). Confesso che ho quasi smesso di badare ai supplementi culturali/letterari dei quotidiani: mi pare che chi li dirige non veda chiaramente a chi rivolgersi. Continua a leggere

Pro e contro dei blog letterari…

logo k.lit

Sul sito del festival dei blog letterari, K-Lit, si sta sviluppando un’interessante dibattito sul loro presente e futuro. Questo il mio intervento.

In un articolo del 1973 sul «Tempo», Pasolini denunciava: «Le terze pagine di tutti i giornali sono il trionfo del qualunquismo: i libri di cui si parla sono scelti casualmente». Oggi va anche peggio, perché a imporre determinati testi all’attenzione di un critico sono gli editori, che spesso indicano anche i termini in cui se ne deve parlare. Perché nessuno si oppone a questa pratica? Semplice: per collaborare con un grande quotidiano devi essere parte dell’élite culturale ed editoriale, se pesti i piedi a qualcuno non verrai più invitato al prossimo gala. E magari l’editore che non hai incensato potrebbe anche rinunciare ad acquistare il prossimo spazio pubblicitario in prima pagina. No, non si può.

I blogger, invece, leggono e scrivono per pura passione (alcuni, ahinoi, anche per frustrazione – ma è facile distinguerli), nulla devono e nulla chiedono a editori e scrittori e non sempre sono meno preparati degli accademici. Certo, spesso si tratta di persone senza alcun sostrato teorico, con strumenti linguistici approssimativi e che valutano le opere in maniera fin troppo empatica e superficiale, ma vi sono lettori che chiedono proprio quel genere di recensione, tutti gli altri non sono tenuti a seguirle, e poi anche sulla carta stampata non si può certo dire che manchino critici umorali (come D’Orrico, giusto per fare un esempio).

Oltretutto, se gli articoli apparsi su una testata cartacea vivono l’effimera vita destinata a quest’ultima, online i testi rimangono a formare un archivio sempre e ovunque fruibile. Non solo. Chiunque può commentare e/o contestare quanto è scritto, annullando la distanza aristocratica che i lettori comuni avvertivano ancora un decennio fa nei confronti della critica e innescando talvolta dibattiti interessanti, ribaltando il ruolo del fruitore, o persino invertendo critico e scrittore – altro discorso è quello per cui talvolta il confronto degenera in scontro, basta però non replicare ulteriormente a chi pretende di imporre un proprio punto di vista.

C’è poi chi si scaglia contro il proliferare di siti letterari, come se la pluralità fosse un limite e senza tener conto che alla prova del tempo sopravvivono solo coloro che sono in grado di fornire un’informazione costante e approfondita (non è un caso che Nazione Indiana, tanto per fare il nome di un Lit-blog con la maiuscola, si approssimi al decimo compleanno). È, infatti, il numero di visite a decretare la sopravvivenza e talvolta il successo di un luogo di incontro virtuale, e queste dipendono solo dall’attenzione e dalla volontà della democratica comunità dei lettori.

Bene, allora non ci sono inghippi? Tutto procede nel migliore dei modi? Direi proprio di no.

  1. È necessario essere sempre e ovunque presenti per dare continuità e visibilità al proprio agorà online, e questo riduce inevitabilmente il tempo che si può dedicare allo studio e alla lettura (nonché alla vita e ai fatti propri).
  2. Spesso anche i blogger finiscono nella rete (più o meno virtuale) delle conoscenze e dei favori reciprochi, replicando quel sistema che ingloba e neutralizza i dissidenti nella società intellettuale con effetti grotteschi – come in Senza scrittori, il docufilm in cui Cortellessa denuncia quei meccanismi editoriali di cui egli stesso è vittima.
  3. Il fascino e l’attrazione che gli inserti culturali e i periodici tradizionali hanno su chiunque scriva sui libri è innegabile, così come la percezione comune di una loro maggiore autorevolezza.
  4. Il paradosso per cui pochissimi in Italia conoscevano Mo Yan, ma tutti sui social network ne hanno commentato la vittoria del Nobel, viene assunto a sistema. Ossia, la possibilità per chiunque di scrivere si traduce in compulsivo desiderio di esprimersi, anche quando sarebbe meglio tacere.

No, non ho la soluzione, né intendo provare ad abbozzarne una – anche perché ho fretta di tornare semplicemente a leggere.