LEGGENDA PRIVATA di Michele Mari, recensione

Laggenda-privata-Michele-Mari-Einaudi-recensioneUn’autobiografia romanzata in cui confluiscono realtà e fobie: Leggenda privata di Michele Mari

Vien da chiedersi se con le prime pagine di Leggenda privata (Einaudi), così immaginifiche e a tratti manierate, Michele Mari abbia voluto creare una soglia oltre la quale chi non conosce già le sue opere potrebbe non spingersi, come a tutelare quanto d’intimo rivelano le successive, in cui la scrittura preserva la letterarietà e la carica inventiva, ma senza più farsi oscura – anche perché il lettore ha iniziato a comprendere chi siano le oscure presenze in cui si è imbattuto. Sì, perché Leggenda privata è un’autobiografia popolata di mostri, quelli che una mente inquieta come quella dell’autore ha generato sin dalla giovinezza e che ne hanno condizionato pensieri e azioni come e più delle persone reali: sono loro a pretendere questa confessione narrativa e ne vien fuori, come Mari stesso promette, «un romanzo triste/angosciato e dunque caratterizzato da una certa quota di divertimento e di virtuosismo». Insomma l’ennesima prova che abbiamo a che fare con uno dei migliori scrittori italiani contemporanei, capace di osare percorsi inediti e di confrontarsi con una moltitudine di stili e generi, anzi intenzionato a rilanciare sempre la sfida: «il mio lievito romanzesco è nella forma, non nei fatti». Continua a leggere

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VACCHE AMICHE di Aldo Busi, recensione

VACCHE AMICHE, Aldo Busi, MarsilioVacche amiche, un trattato su etica e solitudine

Vacche amiche di Aldo Busi, pubblicato da Marsilio Editori, non è né un romanzo, come indicato in basso a destra sulla copertina, né un’autobiografia, come suggerito nel sottotitolo: un’autobiografia non autorizzata. Lo stesso autore, a partire da alcune considerazioni sulla Recherche di Proust, afferma: «non esiste l’autofiction negli scrittori veri» – e che Aldo Busi sia uno scrittore vero, piaccia o meno, non può essere messo in discussione.
Vacche amiche è una dissertazione dal piglio narrativo sulle relazioni umane e sull’etica, quindi è anche un attraversamento della contemporaneità radicalmente antireligioso e feroce nei confronti della oligarchia politico-giudiziaria. Busi demistifica e polemizza, come di consueto, ma soprattutto fa i conti con la solitudine: «Tanti conoscenti, di cui finisci per dimenticarti nome e faccia da un mese all’altro, ma amici no. O si accetta e si corrobora l’ipocrisia come sistema di relazione e stai in compagnia di ipocriti come te e ti senti solo come fai sentire solo chi si fa ipocritamente compagnia con la tua o te ne stai da solo senza chiederti perché lo sei: lo sei perché sei più in gamba e non hai bisogno di una stampella per sentirti dritto solo perché grazie a essa zoppichi come tutti gli altri». Continua a leggere

Il manuale del perfetto Scrittore di Aldo Busi, NUDO DI MADRE

Nudo di Madre, Aldo BusiNudo di madre, pubblicato prima da Bompiani e poi da Mondadori, ha per sottotitolo Manuale del perfetto Scrittore. In realtà è sia una sorta di autobiografia di Aldo Busi e un attraversamento della sua poetica, sia una riflessione illuminante sui rapporti tra scrittura e potere, editoria, pubblico, vita, denaro. Come sempre bisogna accogliere la sua sfida stilistica e accettare la commistione di consapevolezza e autocelebrazione, ma Busi è senza dubbio uno Scrittore e i brani riportati qui di seguito credo ne indichino la levatura.

Non vi è alcun rapporto simpatetico o materiale fra cultura e arte del sapere scrivere un romanzo.

Mentre il letterato si serve solo della sua cultura e del suo mestiere, lo Scrittore si serve del suo essere uomo […].

[…] la lingua dell’arte è originale, nasce solo dall’intelligenza dell’osservazione, e nessuna operazione retorica è più colta e più intellettuale per uno Scrittore di riuscire a dimenticarsi di ciò che sa per esprimere ciò che riesce a sentire facendo leva là dove si producono le grandiose e non catalogate onomatopee dell’umano: dal brusio della strada e della sua pancia.

[…] mentre uno Scrittore pensa e parla e scrive una lingua, i comuni mortali sono pensati e parlati e scritti da essa senza neppure mai accorgersene.

Lo scrittore che non ha la visionarietà di essere la sintesi di tutti gli uomini e di tutte le donne di ogni tempo passato e presente e futuro e al contempo di essere quel poco che è non è Scrittore.

[…] lo Scrittore dice del proprio essere uomo ciò che ogni uomo trova conveniente tacere per dire solo ciò che è convenuto si possa dire, cioè niente di quanto non sia già stato detto e ripetuto e codificato e non sia sconveniente.

[…] la grande letteratura, non prendendo alla lettera le apparenze dei ruoli assegnati alle persone – ai sessi… – dalla società e dai condizionamenti dell’educazione, aspetta la gente al varco della loro più intima verità e a ciascuna persona assegna il personaggio corrispondente che ne ribalti la facciata ufficiale.
E se la Letteratura non esalta gli esseri sociali incondizionatamente per la faccia che mostrano, neppure condanna gli esseri umani eccessivamente per l’altra che sono costretti prima o poi a rivelare.

La Letteratura richiede come leggio lo spartito dell’intero mondo, la musica solo la letteratura di se stessa […].

Amare e scrivere, cose che richiedono un atto di forza per abbandonarvisi, non possono darsi per debolezza, disperazione, compromesso, tendenza all’ozio o voglia di concludere andando a letto o facendo finire una storia cominciata solo per vedere come va a finire. Continua a leggere