Intervista a Mario Desiati, editor Fandango

logo fandangoIntervista a Mario Desiati, editor della narrativa italiana Fandango

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
L’editor è una figura multiforme. Può essere un artista, un semplice funzionario editoriale o semplicemente un rabdomante. A me piace quest’ultima figura, ossia l’editor che cerca dentro il libro che sta pubblicando di esaltare quelle pagine che più lo hanno emozionato. Cercare il demone e l’ossessione dello scrittore e aiutarli a farli venire fuori. Ogni scrittore ha un’ossessione e l’editor rabdomante cerca quel lato oscuro, a volte sbaglia, scava in un giacimento svuotato, ma quando indovina vive la stessa gioia, liberazione, o  altro generico sentimento positivo, dell’autore.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
La curiosità morbosa ai limiti della psicosi. Anche se credo di non essermi ancora del tutto formato nella professione di editor, e ho capito questo vedendo il lavoro che han fatto gli scrittori che lavorano nelle case editrici. Siciliano, Parazzoli, Franchini arrivando a Sandro Veronesi. Ognuno di loro ha un approccio ai testi degli altri diverso, appassionato, a volte clinico, altre volte severo, e molto spesso con quella bacchetta da rabdomante che si impara a far funzionare soltanto dopo tanti anni di lavoro. Continua a leggere

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