I libri migliori degli ultimi mesi scelti dai critici letterari

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Dopo le scelte di editor e direttori editoriali, ecco quelle della critica riguardo agli esordi italiani più interessanti e alle pubblicazioni più significative dello scorso anno, a riprova del fatto che, sebbene talvolta l’ambito di esercizio si sia spostato dalle università e dai giornali al web, chi prova a decretare i canoni letterari della contemporaneità non ha abdicato al proprio ruolo. Non solo, credo che quanto leggerete vi dimostrerà che, nonostante i travagli dell’editoria nostrana, si continuano a produrre (anche) molti libri di qualità.

Daniela Brogi, critica letteraria
Tra gli esordi italiani del 2015, il lavoro che ho più apprezzato è L’invenzione della madre, di Marco Peano (minimum fax). Per usare un’espressione metaforica di cui vorrei recuperare l’immagine letterale, si tratta di un racconto che si fa letteratura per snidare il dolore, vale a dire per sradicare la sofferenza dai luoghi oscuri dove aveva trovato riparo – e consolazione. Il libro è un’opera d’invenzione che, tanto nel tema quanto nella forma, tiene insieme i tempi diversi e scollati dell’esperienza e della memoria di una malattia terminale. Tutto è percepito come uguale, e per sempre; e tutto, al contrario, sembra irripetibile, come qualcosa che sta per sparire e non tornerà mai più. Questa alternanza tra inerzia e dinamismo è resa da una scrittura fatta di tante lasse scandite di racconto, che impediscono il senso di una sequenza progressiva, mentre intanto però la struttura d’insieme compone una sorta di racconto di formazione, inventa per l’appunto – nel duplice senso di invenzione come atto del “creare” e del “ritrovare”. (Mentre la seconda parte del titolo del libro, la madre, sembra caricarsi della funzione di soggetto, oltre che di oggetto, dell’invenzione).
Un’altra opera d’esordio interessante, per la cura dell’impianto narrativo, è Gli anni al contrario, di Nadia Terranova (Einaudi Stile libero).
Non è un libro d’esordio, ma, mantenendosi sempre nell’ambito della narrativa italiana, è una delle opere d’autore più interessanti del 2015: Il giardino delle mosche, di Andrea Tarabbia (Ponte alle Grazie).

Raoul Bruni, critico letterario
Tra gli esordi che ho avuto modo di leggere nell’anno appena trascorso, quello che mi ha colpito maggiormente è senz’altro Dalle rovine di Luciano Funetta, edito nella collana Romanzi di Tunué diretta da Vanni Santoni. Funetta (classe 1986) ha una vasta cultura letteraria, e nel suo romanzo – conturbante storia di un allevatore di serpenti – le molteplici ispirazioni (il titolo stesso rinvia a uno dei racconti più belli di Borges, Le rovine circolari) certamente emergono. Eppure non vengono esibite alla stregua di pedigree culturali (come invece accade troppo spesso in molta narrativa pseudo-colta), ma sono talmente penetrate nel testo da diventare parte integrante del tessuto narrativo: non per nulla lo stile di Funetta è rastremato, controllatissimo, senza inutili dilatazioni.
La pubblicazione più significativa del 2015 credo sia Sottomissione di Houellebecq (Bompiani), anche per ovvie ragioni extra-letterarie. Nell’ambito dell’editoria italiana, però, vorrei segnalare la pregevole edizione complessiva dei Saggi di Proust curata da Mariolina Bongiovanni Bertini e Marco Piazza (in collaborazione con Giuseppe Girimonti Greco) per Il Saggiatore, un volume di cui da tempo si sentiva il bisogno. Continua a leggere

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IL GIARDINO DELLE MOSCHE di Andrea Tarabbia, recensione

Andrej Čikatilo, Il giardino delle mosche, TarabbiaL’ordinarietà del male nell’ultimo romanzo di Andrea Tarabbia, Il giardino delle mosche

Andrea Tarabbia con Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie) ripercorre l’esistenza di Andrej Čikatilo, colpevole tra il 1978 e il 1990 di almeno cinquantasei orribili delitti, e per quasi tutta l’opera affida al protagonista di questo romanzo-biografia anche il ruolo di narratore.
In queste pagine non vi sono condanna, né assoluzione, né macabro compiacimento, ma su tutto prevale la limpida esplorazione della psiche turbata di un uomo ordinario e apparentemente mansueto, mosso da un estremismo ideologico che lo porta a condannare coloro che ritiene indegni della patria sovietica: «Io giravo, e il Paese crollava: sono un contemporaneo della fine del mondo e ho provato, per fedeltà, per amore, a fare in modo che sopravvivesse. […] Per anni ho adescato questi morti-in-vita, li ho attirati a me e ho liberato loro e il nostro mondo dall’orribile condanna che rappresentavano».
Tra le sue vittime, però, non vi sono solo prostitute, ragazze licenziose, giovani sfaticati, perché uccidere diventa per Čikatilo una dipendenza; nel governare la morte sente di riscattare la sua impotenza (la disfunzione erettile che non gli ha comunque impedito di avere due figli) e quelli che ha percepito come soprusi, come i diversi licenziamenti dovuti a comportamenti equivoci. Dunque le sue vittime le tortura, ne prolunga l’agonia, se ne ciba, per sentirsi «dio della carne»: Continua a leggere

I libri migliori pubblicati negli ultimi mesi secondo i critici letterari

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Dopo aver pubblicato le indicazioni degli editor, ecco le risposte dei critici letterari alla domanda su quale ritengono sia stato l’esordio italiano più interessante e quale la pubblicazione più significativa degli ultimi mesi.

Daniela Brogi, critico letterario
Per l’esordio indicherei Cartongesso, di Maino (Einaudi), Premio Calvino 2013. Per due motivi, sinteticamente parlando: perché Maino racconta una storia interessante da sperimentare attraverso la scrittura; perché costruisce un punto di vista e un dispositivo di selezione tematica e compositiva proprio attraverso il linguaggio, come in modi diversi accade anche in Stati di grazia, di Davide Orecchio (il Saggiatore). Questi due romanzi, cioè, lavorano sul linguaggio, lo trasformano in voce, per costruire, inventare, realtà, senza rimanere intrappolati nel manierismo (come mi pare accada a Roderick Duddle, di Mari, e in parte, e purtroppo perché è uno degli scrittori che più apprezzo, ne La gemella H, di Falco – entrambi Einaudi).
Quanto alla seconda parte della domanda, bisogna prima capire cosa si intenda per significativa. Ragionando in termini di successo editoriale, e facendolo senza rimanere troppo attaccati a certe forme di dandismo romantico, ma cercando davvero di capire e di non trattare il pubblico come “la gente” ma come un’aerea che consuma storie in modo spesso molto meno stupido di quanto si vorrebbe credere; attuando questo spostamento di sguardo e di attenzione, la pubblicazione più significativa è Il cardellino di Donna Tartt (Rizzoli), che attesta un bisogno di una misura borderline delle narrazioni di qualità rivelato anche dalle serie tv e che vale la pena di trattare più seriamente. Se si tratta invece di riferire il senso di “pubblicazione significativa” all’ambito più ristretto del giudizio di valore, direi senz’altro Il posto di Annie Ernaux, per due motivi. Perché la casa editrice L’Orma ha portato in Italia un’autrice davvero importante, una scrittura che scava nella memoria trasformando la scissione in dispositivo compositivo; e perché grazie a lei, come al Nobel a Alice Munro, abbiamo degli ottimi anticorpi, e non sono i soli, per rimanere più immuni alle tante semplificazioni e pregiudiziali sulla cosiddetta “letteratura delle donne”.

Raoul Bruni, critico letterario
Tra gli esordi più importanti dell’anno appena trascorso, molti indicheranno, con buone ragioni, Cartongesso (Einaudi) di Francesco Maino, che si è aggiudicato il Premio Calvino ed è sicuramente un debutto letterario da tenere in considerazione; per quanto mi riguarda, vorrei segnalare un esordio di cui si è parlato meno e che mi è sembrato notevole e singolare: Dettato del ventottenne Sergio Peter, edito nella nuova collana di narrativa di Tunué.
Difficile indicare invece un solo libro importante edito in Italia nel 2014. Mi piacerebbe andare controcorrente e indicare un epistolario, anche perché credo che la quasi totale estinzione della scrittura epistolare, almeno nella forma tradizionale, rappresenti uno dei più funesti effetti collaterali dell’avvento del web. Mi riferisco al carteggio tra Guido Ceronetti e Sergio Quinizio, Un tentativo di colmare l’abisso. Lettere 1968-1996, edito da Adelphi, che è, nello stesso tempo, un testo letterario, un eccezionale documento storico-culturale e un trattato asistematico di religiosità eterodossa a due voci.

Alessandro Cinquegrani, critico letterario e scrittore
In un anno di esordi di successo, spesso usciti dalla fucina del Premio Calvino (penso a Come fossi solo di Marco Magini o al Breve trattato sulle coincidenze di Domenico Dara), il più importante è sicuramente Cartongesso di Francesco Maino (Einaudi), già vincitore a sua volta del Premio Calvino 2013. È un testo nel quale sprofondare, un magma solenne e spurio, nel quale l’indignazione sociale diventa un moto dell’anima, un dramma intimo. Ma è la scrittura, la roboante e potente invenzione linguistica a farne un libro decisamente da segnalare: perché con questa pubblicazione non abbiamo scoperto solo un’opera, come capita coi libri di esordio, ma abbiamo scoperto uno scrittore, merce assai più rara e da tutelare con attenzione.
Potrebbe essere questa anche la pubblicazione più significativa del 2014, ma voglio segnalare anche un autore già affermato che ha pubblicato un libro che finora non ha riscosso l’attenzione che merita: si tratta di La sposa di Mauro Covacich (Bompiani). È stupefacente come Covacich, che ha ormai una lunga carriera, riesca a scrivere sempre parole che vibrano in ogni fibra, che rivelano la verità del dettato, non rinunciando tuttavia a una tecnica di grande qualità. In più in questa raccolta di racconti torna a far convergere moventi privati con eventi pubblici, di cronaca.
Infine, segnalo anche un esordio internazionale: Manuale di danza del sonnambulo di Mira Jacob (Neri Pozza), storia di una famiglia indiana emigrata negli Stati Uniti, alle prese con una difficile integrazione. L’autrice concilia felicità narrativa a invenzione simbolica, e si rifà addirittura a Don DeLillo (che cita).

Angelo Ferracuti, critico letterario e scrittore
L’esordio più significativo del 2014 è indiscutibilmente La fabbrica del panico di Stefano Valenti uscito per Feltrinelli, un libro che diventa biografia sociale nel racconto di un padre morto di amianto, e rinomina in modo originale la classe operaia. Un’opera prima che riesce a coniugare impegno civile e racconto del lavoro, rigore stilistico e immaginazione letteraria, cioè quello che si chiede a una buona opera di letteratura. Raramente si assiste a un esordio così consapevole dei mezzi formali, e sono certo che questo autore ci darà in futuro libri necessari e importanti. Mi ha colpito molto anche un libro passato sotto silenzio, Le lunghe notti di Anna Alrutz di Ilva Fabiani (Feltrinelli).
Direi che l’annata è stata molto ricca per quanto riguarda la letteratura italiana, pare finita la stagione intimistica cominciata negli anni ’80, quella dei “giovani scrittori”; sono usciti romanzi di notevole impatto e forza espressiva, come ad esempio quello di Francesco Pecoraro, La vita in tempo di pace (Ponte alle grazie) e La gemella H di Giorgio Falco (Einaudi), che recuperano anche un retroterra storico, elemento che «Lo straniero», la rivista diretta da Goffredo Fofi, ha colto dedicando alla nuova stagione del romanzo italiano una seri di numeri-inchiesta.
Un libro straniero di grandissima qualità che mi ha colpito molto è Il posto di Annie Ernaux (L’Orma), e i racconti di un altro grande stilista, Tobias Wolff, La nostra storia comincia (Einaudi). Continua a leggere

BooksinItaly: promuovere l’editoria e la cultura italiana nel mondo

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Breve intervista ad Andrea Tarabbia, caporedattore di Booksinitaly

BooksinItaly è un portale online che si pone come obiettivo quello di divulgare la cultura, la lingua e l’editoria italiana all’estero: tutti i contenuti sono disponibili anche in inglese; oltre a una selezione di pubblicazioni (di cui si offre un assaggio di traduzione), sono presenti interviste a professionisti del settore e un database con agenti letterari, autori, editori, istituti italiani di cultura e traduttori. Per saperne di più ho rivolto qualche domanda ad Andrea Tarabbia, caporedattore di BooksinItaly, scrittore e studioso di Letterature comparate.

L’idea è semplice e allettante: presentare all’estero le migliori opere italiane, ma come vengono selezionati i testi tra i circa sessantamila nuovi titoli pubblicati ogni anno? Visto che critici e professionisti sono spesso legati a qualche marchio editoriale, non si rischia di replicare l’autoreferenzialità che inficia pagine culturali dei quotidiani e premi letterari?
Non sono necessariamente le “migliori” opere italiane – non abbiamo la presunzione di poter decidere d’imperio che cosa è buono e cosa non lo è. Il criterio attraverso cui selezioniamo le opere è, al di là del gusto personale e dell’effettivo valore letterario del libro, anche la sua esportabilità, ovvero la possibilità che il romanzo o il saggio intercettino l’interesse di editori e lettori stranieri: ogni parere di lettura, infatti, contiene una sezione, che noi riteniamo fondamentale e che si intitola “Perché tradurlo”, in cui cerchiamo di raccontare quali sono le caratteristiche del libro che possono renderlo appetibile all’estero. Cerchiamo insomma di ragionare sulla letteratura italiana sprovincializzandola e pensandola all’interno di un sistema più grande del nostro. L’indipendenza dai gruppi e dai marchi editoriali è uno dei motivi propulsivi di tutta l’operazione: ci è capitato, proprio per questo, di rifiutare proposte di pareri che ci sono sembrate appartenere a logiche campanilistiche. Per ogni libro di cui vogliamo parlare cerchiamo, nel mondo della cultura italiana, la figura che, secondo noi, può parlarne nel modo migliore e più libero: sono inoltre convinto – e finora i fatti mi stanno dando ragione – che la consapevolezza di parlare a un pubblico vasto, e che non conosce le dinamiche del mondo dei libri italiano, in qualche modo affranchi da pregiudizi e consorterie. L’altra cosa che capita è che sono sempre di più le persone che vivono all’estero (mi riferisco a docenti e ricercatori di italianistica, traduttori, persone che ruotano attorno agli Istituti Italiani di Cultura e così via) che ci contattano proponendoci degli spunti o segnalandoci libri o iniziative: si sta insomma costruendo, attorno a BooksinItaly, una rete che, in molti casi, si sviluppa in modo spontaneo. Continua a leggere