NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar Di Monopoli, recensione

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO di Omar Di MonopoliEdito da Adelphi il nuovo thriller di frontiera di Omar Di Monopoli

Nella perfida terra di Dio sta raggiungendo un pubblico di lettori molto più ampio e variegato rispetto a quello che già conosceva e apprezzava la scrittura di Omar Di Monopoli e l’impressione è che anche molti critici stiano scoprendo solo ora il quarantenne di Manduria: del resto, gli autori italiani contemporanei nel catalogo Adelphi sono talmente pochi che ogni nuova acquisizione desta sempre un certo interesse. Chi tuttavia ha letto i romanzi Uomini e cani, Ferro e fuoco, La legge di Fonzi o i racconti Aspettati l’inferno, tutti pubblicati con Isbn, e si aspettava che, insieme alla veste grafica più sobria e tradizionale, potessero essere mutati la voce dell’autore o il suo immaginario viene decisamente smentito. Continua a leggere

Pubblicazioni recenti: appunti di lettura e terza pagella

pagella 3_La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo, Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro, Gonçalo M. Tavares, ecc.

Cercare di tenere il passo con le novità editoriali che si susseguono incessantemente è impossibile, ancor più recensirle, ma in qualche modo continuo a provarci. Ecco la terza pagella con La vegetariana di Han Kang, Le cose che non facciamo di Andrés Neuman, Matteo ha perso il lavoro di Gonçalo M. Tavares, Medusa di Luca Bernardi, Tempo senza scelte di Paolo Di Paolo, L’ultimo viaggio di Soutine di Ralph Dutli, Tokyo transit di Fabrizio Patriarca, Il primo giorno della tartaruga di Sirio Lubreto.

La vegetariana, Han Kang, Adelphi (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
Yeong-hye comincia a fare dei sogni che turbano prima il suo rapporto con il cibo di origine animale e poi gli equilibri del suo stare al mondo. È lei la protagonista di questo contundente romanzo, ma a raccontarci le tre fasi della sua parabola sono lo stolido marito (unico narratore in prima persona); poi il cognato, artista sperimentale che la coinvolgerà in una performance estrema; infine la sorella, sempre più impotente dinanzi al disfacimento del proprio mondo e alla metamorfosi vegetale di Yeong-hye. Quella di Han Kang è una scrittura estrema, scarna e inquieta, che mette in evidenza la solitudine e la fragilità di ogni vita, di ogni psiche; ecco perché con La vegetariana si è aggiudicata il prestigioso Man Booker International Prize del 2016.
Voto: 8+ Continua a leggere

SYLVIA di Leonard Michaels, recensione

copertina-sylvia-leonard-michaels-adelphiIl romanzo-memoir di Leonard Michaels su un amore insano e sugli anni Sessanta

Sylvia di Leonard Michaels, tradotto da Vincenzo Vergiani per Adelphi, è uno di quei romanzi intensi e conturbanti che si piantano come un chiodo nel cuore del lettore, come Revolutionary road di Richard Yates e 37° 2 al mattino di Philippe Djian: non a caso, tutti e tre ruotano intorno a storie di amore e dedizione (o devozione?) dagli esiti tragici.
Il lettore intuisce presto quali potranno essere i drammatici sviluppi della relazione tra i due protagonisti (già a pagina 29 l’idillio sembra terminato: «[…] lei restava impigliata nel suono delle proprie urla. Urlava perché stava urlando, urlando, urlando, come se costruisse una sua stanzetta di rabbia, con se stessa al centro»), ma non può opporsi alla curiosità morbosa di assistervi e continuerà poi a chiedersi se davvero al fascino isterico di Sylvia non vi fosse argine, se suo marito abbia fatto tutto il possibile per strapparla ai suoi turbamenti. Sono domande a cui Michaels non dà risposta, probabilmente nemmeno tra sé e sé: la vicenda è ispirata al suicidio della sua prima moglie e scegliendo di ripercorrerla in un romanzo-memoir con un narratore interno, inframmezzata con stralci di un presunto diario, è lui stesso a suggerirci la sua inevitabile parzialità, la difficoltà di interpretare quel sentimento distruttivo e disperato che lo ha legato alla sua donna («Non sapevano come stavano davvero le cose. Neanch’io lo sapevo, quando stringevo Sylvia tra le braccia e la insultavo e le dicevo che l’amavo. Non sapevo che eravamo perduti»). Eppure siamo portati a credergli ogni qual volta rivela le accuse che gli vengono mosse o dichiara la propria inadeguatezza a rinunciare a tutto per soddisfare l’ossessivo bisogno di attenzione della sua compagna. Continua a leggere

ESTROSITÀ RIGOROSE DI UN CONSULENTE EDITORIALE, Giorgio Manganelli

Giorgio ManganelliAdelphi pubblica Estrosità rigorose di un consulente editoriale: una raccolta di lettere e schede critiche di Giorgio Manganelli

Oltre che scrittore e traduttore, Giorgio Manganelli è stato un lettore di rara intelligenza critica (benché piuttosto umorale): questa sua dote convinse Pietro Citati a introdurre nel mondo editoriale l’insegnante di lingua inglese di un istituto tecnico; fu grazie a lui che Manganelli lavorò per Garzanti dal 1961 ai primi mesi del 1964, quando diventò consulente Einaudi, principalmente per la letteratura di area anglofona. È un ruolo che assunse sempre con giocosa dedizione ed entusiasmo: «ho ancora qualche giorno agitato, ma dalla prossima settimana sarò sangue verginale versato sulle fondamenta della casa Einaudi» (lettera a Guido Davico Bonino del 12 maggio 1965); «nella mia stanza si aderge il mirabile totem einaudiano, tutto farcito di libri, la dolcissima, estiva Befana del Consulente: te ne sono molto grato, lo sventrerò, il totem, tra pochi giorni ad esami conclusi, e ne caverò viscere di dottrina e benevolenza, a propizio riparo alle canicole che già latrano» (lettera a Davico del 13 giungo 1965). Continua a leggere

Intervista ad Andrej Longo – Professione scrittore 20

Andrej LongoL’altra madre è l’ultima opera di Andrej Longo, pubblicata da Adelphi così come i racconti Dieci (che hanno ottenuto diversi riconoscimenti, tra i quali il Premio Chiara) e i romanzi Chi ha ucciso Sarah? e Lu campo di girasoli. Il suo esordio è del 2002 con Più o meno alle tre (Meridiano zero), a cui è seguito Adelante (Rizzoli).
L’altra madre intreccia nel momento più drammatico le esistenze di due personaggi: Genny, un bravo ragazzo che cerca di sottrarsi senza successo alle insidie della periferia napoletana, e Irene, poliziotta integerrima che dovrà fare i conti con una sofferenza e una rabbia senza eguali. È una storia su come il dolore possa innescare reazioni incontrollate, sulla facilità con la quale possa essere varcato il limite tra bene e male ma resti sempre possibile scegliere tra i due.

Da quali spunti narrativi e suggestioni hanno preso forma la storia e i protagonisti de L’altra madre?
La risposta non è semplice, perché tu mi chiedi l’origine stessa del processo creativo. Sono brandelli d’immagini che si sovrappongono e si confondono: un ragazzo a bordo di un motorino che porta i caffè tra i vicoli della Sanità. Una donna che grida affacciata a una finestra. Un cane che abbaia nella notte. Sono parole che tornano alla mente. Tre righe di cronaca. Un’inquietudine che all’improvviso si mette a camminare al mio fianco. Un dolore intollerabile. Un amore infinito che temi possa finire. Ecco, io ancora non lo so, ma da qualche parte, dentro di me, c’è già una storia che ha cominciato a prendere forma. Chissà quando e dove è iniziato tutto. Forse in quel documentario sull’amore che realizzai anni fa. O nel racconto muto di una donna anziana che raccoglieva oggetti per sopravvivere al suo dolore e al suo senso di colpa. O forse è in quel ragazzetto che lavorava con me in pizzeria e che ogni giorno mi raccontava brandelli della sua vita di periferia. Forse nello sguardo disperato di un amico che aspetta la morte senza ancora saperlo. Forse nel sorriso di una donna che dorme per terra accanto al suo bambino. Tutto si fonde nella creazione, alla ricerca di una risposta, di un perché, di una rivelazione. Che a volte, ed è sempre una sorpresa, si materializza in un romanzo o in una raccolta di racconti. Continua a leggere

Elias Canetti, AUTO DA FÉ

auto da fé_canetti_cover[da Auto da fé di Elias Canetti (Adelphi), traduzione di Luciano e Bianca Zagari]

I romanzi sono dei cunei che un attore con la penna in mano insinua nella compatta personalità dei suoi lettori. Quanto più precisamente egli saprà calcolare la forza di penetrazione del cuneo e la resistenza che gli verrà opposta, tanto più ampia sarà la spaccatura che rimarrà nella personalità del lettore.

 

[dalla nota di Canetti, Il mio primo libro: Auto da fé, in appendice all’edizione Adelphi]

Un giorno mi venne in mente che il mondo non si può più raffigurare come nei romanzi di un tempo, per così dire dal punto di vista di un unico scrittore, il mondo era andato in pezzi, e solo se si aveva il coraggio di mostrarlo nella sua frammentazione era ancora possibile dare di esso un’immagine veritiera. Ma non per questo bisognava accingersi a un libro caotico nel quale nulla fosse più comprensibile; al contrario, bisognava escogitare con grandissimo rigore dei personaggi estremi, come quelli di cui in effetti il mondo era fatto, e questi individui bisognava raffigurarli in tutti i loro eccessi, l’uno accanto all’altro e ognuno separato dall’altro.

Gli esordi italiani e le pubblicazioni più importanti del 2013

Origami-2013

Ho posto agli editor intervistati e ad alcuni giornalisti e critici letterari questa domanda: “Quale ritiene sia stato l’esordio italiano più interessante e quale la pubblicazione più significativa del 2013?”. Ecco le loro opinioni.

Daniela Brogi, critico letterario
Tra le opere italiane d’esordio che sono riuscita a leggere nel 2013, il testo che più mi ha interessato, per la scelta del tema, come per l’ambizione compositiva, malgrado alcune debolezze di tenuta e di stile, è il romanzo A viso coperto, di Riccardo Gazzaniga, già vincitore del Premio Calvino 2012, e pubblicato nella collana Stile libero Einaudi. Ho apprezzato la scelta di costruire una trama che provasse a raccontare la violenza degli Ultras cercando di far entrare la scrittura dentro quel mondo, senza limitarsi a descriverlo sociologicamente. Da questo punto di vista il libro mi è parso originale.
Vedo due tendenze limitanti e prevalenti nella narrativa italiana più recente, anche nei suoi casi più rilevanti: da un lato l’indugio su un mondo molto, troppo prossimo a una quotidianità autoreferenziale e ripetitiva; e, dal lato opposto, l’attitudine a raccontare un mondo che si vuole osservare, sistemare, magari pure moralizzare, senza di fatto entrarci davvero. Ambedue gli aspetti possono essere limitanti, tanto più se si considera che, a dispetto delle letture e degli atteggiamenti postumi rispetto alla contemporaneità, il nostro presente è pieno di cambiamenti epocali e di contraddizioni da narrare.
Tra le pubblicazioni più significative invece segnalo I Melrose, i primi tre romanzi, pubblicati in un unico volume da Neri Pozza – il quarto, Lieto fine, è uscito qualche settimana fa. Il ciclo dei Melrose, scritto da Edward St Aubyn, compone un romanzo famigliare che a mio avviso rimarrà. E ancora, se posso, il romanzo dello scrittore bosniaco Aleksandar Hemon: Il libro delle mie vite (Einaudi), che è un significativo esempio di come la scrittura autobiografica possa mettere in gioco, in senso tanto etico quanto stilistico, questioni più essenziali dell’alternanza tra fiction, autofiction e non fiction, praticata, in Italia, con un gusto e una postura che talvolta corrono il pericolo di rinchiudersi nella maniera.

Raoul Bruni, critico letterario
Alla prima domanda rispondo: La caduta (Nutrimenti) di Giovanni Cocco; alla seconda: la traduzione integrale in inglese dello Zibaldone di Leopardi, curata da Michael Caesar e Franco D’Intino per l’editore statunitense Farrar, Straus and Giroux.

Serena Casini, junior editor della narrativa italiana ilSaggiatore
Personalmente guardo con curiosità a Francesco Formaggi, che quest’anno ha esordito con Neri Pozza con Il casale: controllato e metodico nella scrittura, attento alle pieghe della mente, la cui parola ha una sensibilità rara.
Difficilissimo dire quale sia per me la pubblicazione più significativa del 2013. Molto. E allora vado di affetti e di pancia e compaiono nella mente due nomi, e mi dispiace che siano non italiani ma così mi è venuto: La festa dell’insignificanza di Kundera, uscito per Adelphi (ho amato la chiacchierata dei cinque amici ritratti con ironico cinismo dal praghese-parigino), Stella distante (Adelphi) di Roberto Bolaño, che recensii con amore su Bookdetector.

Gabriele Dadati, editor della narrativa italiana Laurana Editore
Per me l’esordio italiano più interessante del 2013 è il romanzo L’ordine di Babele di Flavio Villani, che è stato pubblicato da Laurana Editore a novembre scorso. Pazienza se l’ha pubblicato l’editore di cui sono consulente, e quindi mi si taccerà di conflitto d’interessi, ma quello di Flavio è un libro come non se ne vedevano da anni. Non solo nell’ambito della narrativa italiana. Un libro veramente prodigioso.
La pubblicazione più significativa? Direi più che altro la decisione editoriale più significativa: quella di Adelphi di rimettere in commercio, uno dopo l’altro, i titoli dispersi di Emmanuel Carrère, a cominciare dal più importante: L’avversario.

Jacopo De Michelis, responsabile narrativa Marsilio Editori Continua a leggere