I bestseller del 2016 editore per editore

Bestseller, libri migliori editore per editoreDi articoli sui libri migliori dello scorso anno ne sono apparsi davvero troppi, dopo tre anni (2013, 2014, 2015) ho quindi deciso di cambiare la domanda e di chiedere quale sia stato e come mai il titolo più venduto del 2016 per ciascuna casa editrice. Ecco le risposte di ad est dell’equatore, Atlantide, CasaSirio, Einaudi, e/o, Garzanti, Iperborea, Las Vegas, LiberAria, Longanesi, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, Neo, NN, Ponte alle Grazie, Racconti, 66thand2nd, SUR, Tunué, Voland. Continua a leggere

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Intervista a Carlo Ziviello, responsabile comunicazione e socio della casa editrice Ad est dell’equatore

logo_ad est dell'equatoreFondata nel 2008 da Ciro e Marco Marino, a cui si sono poi aggiunti Carlo Ziviello e Guglielmo Gelormini, Ad est dell’equatore è una delle case editrici indipendenti più dinamiche e interessanti del Sud Italia. Le sue pubblicazioni si contraddistinguono per testi snelli e incisivi, con copertine dai colori forti.
Ecco l’intervista a Carlo Ziviello, responsabile comunicazione e socio di Ad est dell’equatore.

Alle origini del vostro progetto c’era l’idea che i libri “possano raccontare il bello, ma soprattutto possano insinuare il dubbio, insidiare il lato oscuro delle cose, svelare inganni, informare e controinformare”. Sono ancora queste le vostre coordinate? Cosa è cambiato dal 2008 a oggi?
Per noi niente; per il mondo un sacco di cose. Russia e America sembrano tornate ai tempi della guerra fredda, e stavolta con altri giocatori in campo, eppure la rappresentazione più attendibile di quello che potrebbe accadere non sono i talkshow degli esperti ma un videogioco: Fallout 4. Ancora, quello che succede ogni giorno nel mediterraneo è terribile e i TG non risparmiano immagini iperrealiste e cruente, ma è il bellissimo film di Rosi Fuocoammare vincitore a Berlino a mostrarlo meglio. Raccontare quello che accade intorno resta secondo noi la missione principale di qualsiasi prodotto artistico. Noi cerchiamo di pubblicare cose come queste, cose “vere”; anche se, per dire, dovessero essere un romanzo di finzione o un saggio che parli dei classici della letteratura. Purtroppo il libro non è uno strumento semplice da far circolare: l’italiano legge poco e resiste anche una certa diffidenza verso il testo, dovuta forse alla civiltà contadina che considerava la parola scritta come strumento utilizzato dal potere per fregare il prossimo (cosa che accade tuttora, basti pensare al linguaggio burocratico o al politichese). Per questo un libro deve essere vero, di qualsiasi cosa parli; fosse anche semplice intrattenimento o un libro di ricette. Eppure molti autori continuano a nascondersi dietro al linguaggio, inutilmente complesso o furbescamente semplice. Sono autori che fanno male ai libri e danneggiano il mercato: se un lettore, che già legge poco e ha poco tempo, dedica giorni ed aspettative a un libro brutto e disonesto, quando ne ricompra un altro? Continua a leggere

SOLI ERAVAMO di Fabrizio Coscia: ESSERE ALL’ALTEZZA DEL FALLIMENTO

Fabrizio Coscia_Soli eravamoSoli eravamo, pubblicato da Ad est dell’equatore, raccoglie diciannove testi che oscillano mirabilmente tra narrazione, biografia e analisi critica. Intersecando aneddoti e considerazioni sulla vita e sull’opera di scrittori, compositori e pittori, con frammenti autobiografici, Fabrizio Coscia suggerisce interessanti prospettive d’interpretazione, rivela l’affannata ricerca di senso degli artisti e dimostra come un romanzo, una poesia, un brano musicale, un quadro possano dare risposte ai nostri interrogativi, facendoci sentire meno soli.
Si tratta di un’opera interessante e originale, accostabile a
Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio. Per darvene un saggio, ecco qui di seguito uno dei suoi racconti, essere all’altezza del fallimento: ha per protagonisti il poeta Robert Browning e lo scrittore Silvio D’Arzo, accomunati dal fantasma dell’insuccesso.

Tutti gli scrittori – tutti gli artisti, e forse in generale tutti gli uomini – prima o poi, nel corso della loro esistenza, devono affrontare il fallimento. A volte succede, e giustamente, a scrit­tori mediocri o pessimi; altre volte a scrittori di grande valore, o perfino ai geni. A volte il successo è meritato, altre volte as­solutamente no, e trasforma un asino in un cavallo di razza. Ci sono, poi, casi particolari di scrittori che hanno conosciuto il successo e in seguito, per certe opere, o per un certo periodo della loro vita, la fortuna li abbandona, e vivono il loro crack-up con conseguenze esistenziali variabili.
Gli esempi sono numerosi e anche troppo celebri per essere ricordati. E non è detto che fallimento e successo abbiano una logica comprensibile. C’è quasi sempre qualcosa di imponde­rabile a governarli. Quel che è certo è che succede: qualcosa va storto, le aspettative restano deluse, il silenzio o il dissenso prendono il posto dell’acclamazione, e molto spesso si passa il tempo a logorarsi nella delusione, nell’invidia, nel rancore con­tro il prossimo, nell’autocommiserazione. Oppure no. Oppure si continua a scrivere, che si venga letti o ignorati, riconosciuti o disprezzati. Si va avanti comunque, perché non c’è scelta, e perché il fallimento rivela più cose di quante non ne nasconda il successo, con inoltre il vantaggio di porre molte più domande. E ognuno ha una risposta diversa da dare. Continua a leggere

DIO TAGLIA 60 di Gianluca Merola, recensione – About short stories

copertina_dio_taglia_60_merolaLe storie viscerali di Dio taglia 60 di Gianluca Merola inaugurano About short stories: una rubrica dedicata alle raccolte di racconti (che prosegue idealmente quella curata su Sul Romanzo – che si concluderà questo mese).

Se avete lo stomaco forte, credo che i racconti raccolti in Dio taglia 60 di Gianluca Merola dobbiate proprio leggerli, e se avete difficoltà a reperirli in libreria – visto che sono pubblicati da Ad est dell’equatore, un piccolo editore campano – ricorrete senza esitazione ai bookshop online.
Difficilmente mi sbilancio nei giudizi (e anzi sono spesso piuttosto severo), non in questo caso però: alcuni dei racconti di Dio taglia 60 sono schegge che si conficcano nella carne, altri mani tese per tirarsi fuori dalla melma, tutti accomunati da una scrittura vibrante, feroce e carnale, con improvvisi sprazzi di luce e di lirismo.
Alla Prefazione di Alessandra Amitrano seguono venti testi in meno di un centinaio di pagine, perché a Merola bastano poche righe per scolpire un episodio o per ripercorrere un’intera esistenza, come nel fulminante Intro che ricostruisce in meno di 2000 battute un destino votato alla sconfitta. E il marchio della disfatta è anche il fulcro narrativo di A e di Tubo. Altri temi ricorrenti sono l’alienazione della fabbrica (Campioni del mondo e Vita di fabbrica) e della provincia (Bagnati di luce e Zaffata di merda), la frangibilità dei sentimenti (Niente dura per sempre, Irene, Solo formiche), l’estasi del sesso (Inside the motel e Fame). Non tutti i racconti di Merola generano ovviamente la stessa tensione o riescono a imprimere una traiettoria originale nel finale, ma sono comunque accomunati da una cifra stilistica inconfondibile e creano un’atmosfera brutale e disperata, in cui i sentimenti e le emozioni risuonano amplificati e la tenerezza diventa un inno frastornante. Continua a leggere