Vita da editor (71)

Editor: Ci sono diversi termini in russo: è comprensibile considerando le origini del personaggio, ma lo hai studiato? Ti sei rivolto a un bilingue?

Scrittore: Tranquillo, ho usato Google Translate!

Editor: Stai scherzando?

Scrittore: No. Perché? Google Maps funziona alla grande!

Editor: …

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Vita da editor (70):
https://giovannituri.wordpress.com/2016/04/14/vita-da-editor-70/

Vita da editor (70)

Passa la scadenza stabilita* e tu resti in fiduciosa attesa per qualche giorno.
Poi mandi un messaggio neutrale; così, tanto per sapere – non hai risposta.
Provi con una mail cordiale e di spirito – niente.
Tenti allora con una seconda mail, questa volta un po’ piccata – ancora niente.
Non resta che vincere la tua ritrosia e telefonare – ovviamente squilla a vuoto.
Certi editori sono peggio della più carina della classe; almeno, però, quando vai ad aspettarli sotto casa non hai paura del papà.

*per il pagamento di un lavoro, la consegna delle bozze o la pubblicazione di un testo che hai editato: cambia poco…

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Vita da editor (69):
https://giovannituri.wordpress.com/2016/03/16/vita-da-editor-69/

Vita da editor (69)

Scrittore: Ti invio un romanzo sperimentale del tutto privo di punteggiatura. Sono sicuro che ti divertirai molto a leggerlo!

Editor: Uhm… ho qualche dubbio. Ti sei ispirato a Nanni Balestrini?

Scrittore: Nanni chi?

Editor: Balestrini. Uno dei fondatori del Gruppo 63.

Scrittore: Ah, un musicista?

Editor: ?!!

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Vita da editor (68):
https://giovannituri.wordpress.com/2015/12/10/vita-da-editor-68/

Vita da editor (67)

Scrittore: Sto lavorando a un thriller alla Philip Roth.

Editor: Ma Philip Roth non ha scritto thriller.

Scrittore: Ah, devo essermi confuso…

Editor: E a chi volevi riferirti?

Scrittore: Se lo sapessi non mi sarei confuso, no?

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Vita da editor (66):
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Le letture da spiaggia che non ti aspetti

libri da spiaggiaEcco alcuni dei libri che gli italiani si sono portati sotto l’ombrellone

Da sempre ho l’abitudine di fare lunghe passeggiate in riva al mare, da diversi anni ho anche il vizio di contorcermi per scoprire i titoli dei libri che i villeggianti hanno tra le mani, quest’estate ho iniziato a chiedere di che testo si trattasse quando la copertina era occultata dalle dita o ripiegata.
Dopo un iniziale disorientamento (interrompere la lettura è sempre motivo di fastidio) e qualche diffidenza (diversi devono aver pensato che fossi dell’Euroclub), tutti si sono dimostrati cordiali e ben disposti, con qualcuno mi sono persino intrattenuto per una breve chiacchierata – del resto, come dimostra l’hashtag #letturedatreno proposto tempo addietro su Twitter da Angela Rastelli, la curiosità per le letture altrui è alquanto diffusa.
Quali gli esiti della “ricerca”? Innanzitutto l’evidente assenza di un best-seller estivo: nessun testo ha infatti catalizzato la curiosità dei lettori occasionali negli ultimi mesi e scalato le classifiche di vendita (Grey, la variante maschile delle Cinquanta sfumature di grigio, sembra aver suscitato un tiepido interesse, così come l’ultimo vincitore del Premio Strega, La ferocia di Nicola Lagioia). Occorre anche rilevare che il numero dei lettori è sempre drammaticamente basso: in stabilimenti con oltre un centinaio di ombrelloni occupati, raramente ho individuato più di quattro o cinque persone con un libro tra le mani – e talvolta si trattava  di stranieri. Se poi erano prevedibili anche la scarsità di opere pubblicate da piccoli editori e la prevalenza della narrativa, tutt’altro che scontati si sono dimostrati i titoli: siamo portati a credere che in spiaggia si leggano quasi esclusivamente opere poco impegnative, invece mi sono imbattuto sì in numerosi thriller e polpettoni sentimentali (tra cui comunque un solo Harmony), ma anche in saggi non sempre divulgativi, in diversi romanzi di innegabile qualità letteraria e, soprattutto, in molti classici.
Quest’ultimo dato mi pare il più interessante e rimarca come in un mercato sovraffollato di testi poco significativi e in cui le proposte mutano di continuo, il lettore comune si senta disorientato e preferisca dedicarsi a opere e autori consacrati dalla tradizione; oltretutto, dei classici è più facile trovare un’edizione economica o magari una copia nella libreria di casa o in biblioteca: vantaggio non da poco visto che i prezzi di copertina sembra stiano tornando a salire (il costo medio delle novità Adelphi, Einaudi o Mondadori si aggira intorno ai 18 euro).
Iniziano a essere meno rari gli e-reader, anche se davvero esigui rispetto a smartphone e tablet (in un paio di casi mi sono avvicinato per scoprire che non si era concentrati su un e-book ma su qualche gioco o impegnati a scattar foto). Confermata poi la netta prevalenza di lettrici (quasi il 62% del campione) rispetto ai lettori e, a dispetto delle statistiche, di over 35 rispetto ai giovani – per discrezione non ho chiesto l’età, per cui quest’ultimo dato è molto approssimativo. Infine due curiosità: si incontrano molti più lettori di pomeriggio, quando evidentemente c’è meno confusione, ed è piuttosto frequente che chi legge si accompagni ai propri simili (forse il buon esempio è ancora il miglior canale di diffusione della lettura, o forse gli esemplari in estinzione cercano di aggregarsi nel disperato tentativo di far sopravvivere la specie).
Ed ecco, dunque, l’elenco dei libri che ho appuntato su un piccolo block-notes, ormai unto di crema solare e irrigidito dalla salsedine: Continua a leggere

Vita da editor (66)

Editor: Pronto? Dimmi, ti è arrivata la mail con le indicazioni di editing?

Scrittore: Ciao, sì. È di questo che volevo parlarti…

Editor: Ah, qualcosa non va? Sei in disaccordo con alcune osservazioni?

Scrittore: No, vedi… è che mia figlia è in vacanza e non so aprire la casella di posta.

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Vita da editor (65):
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Vita da editor (65)

Scrittore: Non mi presento perché sono certo che, se non ha letto il mio celebre romanzo d’esordio, avrà comunque sentito parlare di me.

Editor: Mi perdoni, ma in verità non conosco né lei né la casa editrice con cui ha pubblicato i suoi libri.

Scrittore: Beh, è una piccola realtà, di cui sono anche il direttore editoriale.

Editor: Nonché l’autore più prolifico a quanto vedo: metà dei romanzi in catalogo sono suoi…

Scrittore: Oh sì, ma è solo un caso.

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Vita da editor (64):
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Il caso Isbn e la fragilità del sistema editoriale

Libri-al-maceroSe pubblicare libri significativi non basta a stipendiare autori e collaboratori, allora che senso ha il lavoro editoriale?

Ricapitoliamo. A ridosso del Salone del Libro di Torino è esploso il caso Isbn Edizioni, con la denuncia attraverso twitter dello scrittore Hari Kunzru riguardo al mancato pagamento dell’anticipo a sua moglie Katie Kitamura, autrice di Knock-out: tradotto da Vincenzo Latronico e tra gli ultimi libri pubblicati dall’editore milanese (il cui catalogo è fermo all’autunno 2014).
Prima che i toni si placassero un po’ e che lo stesso Massimo Coppola, direttore editoriale di Isbn, provasse a fare chiarezza e autodenunciare errori e ammanchi, si è scatenata una campagna denigratoria virulenta e aggressiva, in cui anche le ragioni dei legittimi creditori sono a tratti finite in secondo piano nel marasma generato dalla frustrazione per un sistema editoriale fragile e incapace di garantire un reddito seppur minimo a molti di coloro che vi gravitano intorno (tema sottolineato di recente da un bell’articolo di Federica Aceto riproposto da minima&moralia). Sono trascorsi un po’ di giorni prima che qualcuno, come Christian Raimo (sempre su minima&moralia), si soffermasse a riflettere con maggiore oggettività sulla situazione o riconoscesse anche i meriti di Isbn, come l’autore Omar Di Monopoli sul suo blog Sartoris o come Simona Ardito, da lettrice e professionista del settore editoriale, su Prestazione occasionale.
Sono tanti i temi su cui sarebbe utile ragionare, anche indignandosi, anche arrabbiandosi, meglio però se non per demolire ma per provare a riflettere e a cambiare qualcosa. Occorre infatti rilevare, ad esempio, che sia Isbn sia Voland (al centro anch’essa di qualche polemica riguardo ad alcune insolvenze) hanno comunque scelto di non praticare la scappatoia del fallimento e hanno pubblicato autori e testi di incomparabile valore letterario che i critici e i lettori hanno ingiustamente e colpevolmente snobbato, rendendo vani investimenti talvolta cospicui (si pensi alla pubblicazione delle opere di Philippe Djian). Continua a leggere