NON CI CAPISCO NIENTE – Lettere dagli esordi, Cesare Pavese

È da poco in libreria un’agile raccolta di lettere giovanili di Cesare Pavese, nelle quali emergono già la sua dedizione all’arte e l’acume, ma anche l’ambizione, il carattere umbratile e la difficoltà di relazionarsi con le donne. Il titolo del volumetto è Non ci capisco niente – Lettere dagli esordi ed esce nella graziosa collana di “libri spedibili” dell’Orma editore, I Pacchetti; la curatela è di Federico Musardo che, oltre a selezionare le epistole, ci offre una snella prefazione e delle brevi note introduttive per ciascun testo. Qui di seguito l’ultima lettera del libricino, indirizzata all’editore Alberto Carocci, con la sua introduzione: Pavese ha appena ricevuto la prima copia della sua opera d’esordio, la silloge di poesie Lavorare stanca, e trattiene a stento l’entusiasmo.

***

A Brancaleone, Pavese riceve finalmente un esemplare della prima edizione di Lavorare stanca: la raccolta di poesie con cui esordisce. Il manoscritto era già da un paio di anni in mano ad Alberto Carocci (Firenze, 1904 – Roma, 1972), direttore della rivista «Solaria». Il ritardo della pubblicazione aveva estenuato lo scrittore il quale aveva fatto notare a Carocci che «dall’estate del ’34 queste poesie pendono», osservando ironicamente come «esclusa la torre di Pisa, sempre tutto quanto pende può un giorno cadere». Da allora aveva seguito l’iter editoriale passo dopo passo: correzione delle bozze, posizione dell’indice, aggiunta e sottrazione di poesie, strategie di promozione. Si era perfino offerto di «pagare una parte della carta».
L’esordio non è folgorante: per ottenere il riconoscimento da parte della critica e dei lettori Pavese dovrà attendere fino al 1941, l’anno di uscita del suo primo romanzo, Paesi tuoi.

Ad Alberto Carocci, Firenze.
[Brancaleone,] 24 gennaio [1936]

Caro Carocci,
ricevo cartolina 8 e – prodigio di celerità – il pacco di Lavorare stanca. Lacrime, tripudio, auspici, bicchierata: tutto da solo. Evidentemente tu che già fosti stampato e tanti giovani autori battezzasti, conosci a fondo le reazioni psichiche di chi si vede davanti il suo primo libro. Comunque, ecco qua: tranquilla certezza di essere degno del grave onere, raffinata compiacenza dell’ampio frontespizio e delle bianche pagine immense del testo, gratitudine per le medesime, gratitudine per il modico prezzo, gratitudine per tutti e per tutto.
Dall’altra parte: nostalgia del Dio Caprone[1], lieve sospetto di aver fatto una sciocchezza, senso di vuoto, nausea verso ogni carta stampata. Credo che tutto ciò sia definito e catalogato da secoli, e quindi smetto.
Non ho modo migliore di ringraziarti che chiederti un altro favore: tienimi tu al corrente delle reazioni critiche, altrimenti resterò allo scuro di tutto.

Errori di stampa tre:
p. 90 – ultima riga.
p. 95 – riga 8 – quand’è per quant’è
p. 104 – riga 3 – od un’ per o d’un
Anche troppo pochi.

Io da parte mia ho stimolato molto la distribuzione di cartoline e la loro sollecita spedizione, e spero bene. È una fortuna che io sia lontano, perché sarei stato assolutamente inetto alla pubblicità e, personalmente, non avrei osato chiedere la sottoscrizione nemmeno per una copia. Mentre Monti e mia sorella lo rifileranno anche agli analfabeti[2].
Auguri.


[1] Una delle quattro poesie che non avevano passato il vaglio dell’ufficio censura. Così scriveva l’autore a Carocci il 16 settembre del 1935: «Ho tenuto conto del consiglio del Ministero Stampa e cancello, come vedi, Il Dio Caprone (piangendo), Pensieri di Dina, Balletto e Paternità. Così il volume potrà ormai servire da libro di preghiere anche per una vergine». Tranne Pensieri di Dina, le poesie vedranno la luce in una nuova edizione ampliata del libro, per Einaudi (1943).

[2] Sollecitato dallo stesso Carocci e limitato dal confino, Pavese aveva più volte chiesto a entrambi di impegnarsi per la raccolta di sottoscrizioni e prenotazioni del volume.

One thought on “NON CI CAPISCO NIENTE – Lettere dagli esordi, Cesare Pavese

  1. MJ8 ha detto:

    Lacrime, tripudio, auspici, bicchierata: tutto da solo.
    favoloso

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