Considerazioni di un lettore sconsolato

Still life - French Novels and Rose, Vincent van Gogh, 1888Baco di Giacomo Sartori e l’omologazione del mercato editoriale

Continuo a leggere tanto, ma recensisco sempre meno: credo che chi segue questo blog se ne sia accorto già da un po’; non è solo una questione di tempo, ma anche di voglia e di entusiasmo: trovo sempre più raramente opere che mi convincono e delle quali ho poi voglia di scrivere. Sebbene tenti sempre di sottrarmi alle semplificazioni, credo che realmente l’editoria attuale tenda troppo a storie e scritture omologate, magari tecnicamente impeccabili (alle scuole di scrittura va riconosciuto almeno questo merito), ma prive di urgenza e di inventiva.
Sono discorsi già detti e sentiti, ma evidentemente non ne è scaturito un vero dibattito e soprattutto non hanno intaccato in alcun modo le abitudini d’acquisto dei lettori: gli autori in classifica, recensiti sui giornali ed esposti nelle vetrine delle grandi librerie sono sempre gli stessi (e ogni loro opera assomiglia alle precedenti). L’impressione è che siano davvero pochi, troppo pochi, coloro che cercano letteratura, ancor meno quelli in grado di distinguere (seppur in maniera aleatoria) cosa possa ambire a esserlo e cosa no.
L’ho fatto altre volte e ribadisco l’appello: se crediamo che l’esplorazione dell’orizzonte di possibilità del linguaggio sia fondamentale, se riteniamo che un libro rappresenti anche un ottimo strumento di intrattenimento ma sia soprattutto l’opportunità di innescare la nostra sensibilità e di indurci a ragionare, proviamo a dare valore a chi scrive perché non può farne a meno e cerca di reinventare gli strumenti che la scrittura gli offre, cerchiamo chi ci mette in difficoltà e chiede la nostra collaborazione come lettori, altrimenti saremo sempre più simili ad automi e dunque manipolabili. E non basta: compriamo, regaliamo, suggeriamo quei titoli che ci hanno spiazzato e di cui sentiamo parlare poco, promuoviamone autore e casa editrice, perché ogni piccolo contributo può significarne la sopravvivenza o meno.
E non raccontiamoci che non ci sono scrittori che osano ed editori che li pubblicano; potrei stilare un lungo elenco, ma finirei per escludere qualcuno e allora faccio un solo nome tra i tanti: Exòrma, che mi aveva deliziato con Neve cane piede di Claudio Morandini e lasciato perplesso con I sogni di un digiunatore di Paolo Albani, ora torna a sorprendermi con Baco di Giacomo Sartori. È un romanzo raccontato tutto dal punto di vista di un ragazzino sordo e iperattivo, grazie alla mediazione della sua logopedista; Sartori ha saputo esporre la sua visione delle cose un po’ strampalata, così come insolita è la realtà in cui vive: una casa che un tempo era un ampio pollaio; un fratello nerd, appassionato di cibernetica; un nonno hippie; un ragazzo padre; una madre apicultrice in coma; un amico virtuale fuori controllo. Chiudo il post con un estratto, così avrete modo di saggiare almeno in parte lo stile, del quale posso garantire la coerenza dalla prima all’ultima pagina, e non è cosa frequente – lui stesso aveva del resto affermato in un’intervista del 2015, e vi invito a rileggerla, che “ogni scrittura contemporanea è prima di tutto un confrontarsi con la lingua”.
C’è poi un altro pregio oltre all’originalità della scrittura: Baco ci parla del futuro virtuale verso il quale ci stiamo dirigendo con ottuso ottimismo, degli stravolgimenti ambientali dei quali siamo responsabili e dovrebbero toccarci anche quando sembrano non avere dirette implicazioni sulla nostra quotidianità, della deresponsabilizzazione degli adulti nei confronti dei giovani. Sì, a elencarli non rendo giustizia all’opera, perché i romanzi che nel raccontare storie provano a suggerirci qualcosa finiscono (quasi) sempre per fallire su entrambi i fronti, ma Sartori lo fa rinunciando alla retorica e in maniera sussurrata, senza forzature e senza mai trascurare il piano della narrazione.

«Sono arrivato dalla mamma trascinandomi dietro il morale ammaccato e sporco di fango. […]
La mamma mi ascolta senza battere ciglio, muovendo solo di tanto in tanto il braccio quando le stringevo la mano. I dottori sostengono che sta lì come una qualsiasi pianta da appartamento, ma io so bene che beve manco fosse nettare tutto quello che dico. Io parlo molto male, ma lei capisce, è l’unica che ha sempre capito tutto, anche quando non avevo nessun mezzo per pensare e esprimermi. Non bisogna confondere le maschere con le facce che ci sono sotto, e men che meno ignorare i sentimenti acquattati sotto a queste ultime. Se non mi risponde con le sue parole leggere e precise come giravolte di uccelli, vuol dire che per ora preferisce comunicare con me con il pensiero.
Io li sento i suoi discorsi insaccati nel lenzuolo bianco del silenzio, perché sono un grande specialista di silenzi, anche se per me questi sono molto rumorosi, e pieni di colori.» (pp. 180-1)

One thought on “Considerazioni di un lettore sconsolato

  1. amleta ha detto:

    Quando conobbi coloro che fanno parte dell’Industria del Libro rimasi delusa. Molti editori preferiscono i soliti nomi che sfornano best seller grazie a scrittori sottopagati. Molti editori vogliono che tu sia “venduto” già prima di conoscerti.
    Molti editori vogliono libri che si vendano al supermercato. Chi non ci sta è fuori.
    Poi ci sono generi più richiesti come i thriller e i gialli, che si possono portare in tv.
    La letteratura? E dove sta?
    Quando vedi che persino le migliori librerie della zona hanno dovuto ripiegare su romanzetti rosa per rimanere aperte capisci che la letteratura è morta.

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