Alcune scrittrici di talento

Scrittrici di talentoMi ero riproposto di leggere diverse opere durante l’estate e, dopo averle impilate, mi sono accorto che erano per lo più recenti e di scrittrici, come anche sono state al femminile la prima e al momento l’ultima pubblicazione di TerraRossa Edizioni e diversi dei libri di cui ho scritto ultimamente su Vita da editor: Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, La straniera di Claudia Durastanti e Un soffio di vita di Clarice Lispector. Ho tenuto fede al mio proposito e sono molto soddisfatto perché in due delle autrici che più amo, Lucia Berlin e Han Kang, ho ritrovato le ragioni della mia infatuazione e ho anche scoperto altre due giovani scrittrici di grande valore e delle quali sentiremo senz’altro parlare in futuro, Elvira Navarro e Gabriela Ybarra. Qui di seguito i miei appunti di lettura.

Convalescenza, Han Kang (Adelphi, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
Due racconti in cui l’autrice sudcoreana dà già prova del suo indiscutibile talento e anticipa motivi e stilemi della sua produzione successiva (come l’accorto utilizzo della prima e della seconda persona, sostanziale nel suo capolavoro, Atti umani). Il primo testo dà il titolo al volumetto ed è la storia di conflittualità e omissioni tra due sorelle, ciascuna con un diverso complesso di inadeguatezza; l’altro, Il frutto della mia donna, verrà poi sviluppato nel romanzo La vegetariana e narra lo sgomento di un uomo dinanzi al progressivo mutamento di sua moglie in pianta come estremo tentativo di resistenza a un profondo disagio esistenziale. Se ne riemerge colmi di ammirazione e turbamento.

Il commensale, Gabriela Ybarra (Alessandro Polidoro, traduzione di Maria Concetta Marzullo)
Dopo la morte della madre, la narratrice (del tutto sovrapponibile all’autrice) deve ridefinire anche il rapporto con il padre e, per farlo, comprende di dover ricostruire il sequestro e l’assassinio del nonno paterno ad opera di alcuni terroristi dell’ETA. La prima parte del romanzo è dedicata dunque al legame tra vicende storiche e cronaca famigliare, con il tragico epilogo del rinvenimento del cadavere il 22 giugno 1977; la seconda, più corposa e frammentata, racconta invece in modo intenso e diretto, senza esasperare né edulcorare nulla, la scoperta di avere un cancro e l’inutile percorso terapeutico della madre della protagonista e poi dell’elaborazione del lutto da parte di quest’ultima. È insieme un’opera intima e politica, attraversata dalla costante e silente presenza della morte – “commensale” atteso e sgradito – e caratterizzata da una scrittura semplice ma di spiazzante autenticità.

La lavoratrice, Elvira Navarro (LiberAria, traduzione di Sara Papini)
La Navarro vuole esplorare la precarietà lavorativa, psichica e affettiva dei nostri tempi attraverso la narrazione della protagonista, redattrice free lance, e la storia della sua coinquilina in una Madrid inquietante e allucinata. A colpirmi maggiormente è stata la prima cinquantina di pagine, sorprendentemente disturbate/nti, poi la scrittura si normalizza nella seconda parte, in cui vi sono comunque brani taglienti, come quelli sul vagabondaggio in rete come analgesico al senso di smarrimento e di vuoto – non mi ha convinto del tutto la parte conclusiva, ma sono solo poche pagine e non bastano certo a far dimenticare il resto, né a stemperare l’impressione che le aspettative della critica su questa autrice siano assolutamente ben riposte.

Sera in paradiso, Lucia Berlin (Bollati Boringhieri, traduzione di Manuela Faimali)
Sebbene non si raggiungano l’intensità e la perfezione della precedente raccolta (La donna che scriveva racconti), anche in questa la Berlin ribadisce la sua capacità di decifrare le emozioni e trasmetterle al lettore con una scrittura semplice e colma di grazia; anche qui attinge alla propria esistenza randagia – tre matrimoni, problemi di alcolismo, una miriade di lavori, una vitalità sfrontata – per dare corpo e calore ai suoi personaggi: eccentrici, indipendenti e sognatori spesso in contrasto con le comunità in cui vivono e che li giudicano in base a una morale conformista e ottusa. Davvero mirabili La mia vita è un libro aperto e Il guardiano di nostro fratello.

P.S. Di Flanerry O’Connor ho amato Nel territorio del diavolo e i suoi racconti mi faranno compagnia ad agosto.

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3 thoughts on “Alcune scrittrici di talento

  1. salomé alexandra ha detto:

    Io riproporrei, caro Giovanni, la lettura di una grandissima scrittrice qual è Marguerite Duras, ovviamente il celeberrimo ‘Memorie di Adriano’ e uno che ho adorato ‘Opera in nero’. a presto, amico mio. salome alexandra.

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