L’arte e la letteratura contemporanee per Enrique Vila-Matas

Enrique Vila-MatasKassel non invita alla logica di Enrique Vila-Matas è un reportage pubblicato da Feltrinelli nella traduzione di Elena Liverani: viene ripercorsa l’edizione 2012 di Documenta, mostra d’arte contemporanea che si tiene ogni cinque anni a Kassel. Chi intenda leggerlo tenga presente che la traccia narrativa è molto tenue, ma avrà modo di comprendere come e perché arte e letteratura d’avanguardia non vadano mai trattate con sufficienza e siano un tentativo estremo di forzare i limiti della comprensione, nei quali tendiamo sempre più a rinchiuderci. Riporto di seguito alcune delle considerazioni di Vila-Matas che mi hanno maggiormente colpito.

Contrariamente a ciò che molti credono, non si scrive per intrattenere, per quanto la letteratura sia tra le cose più piacevoli che ci siano, né si scrive per quella cosa chiamata “raccontare delle storie”, per quanto la letteratura sia piena di racconti geniali. No. Si scrive per legare il lettore, per impadronirsi di lui, per sedurlo, per soggiogarlo, per entrare nello spirito di un’altra persona e restare lì, per commuoverlo, per conquistarlo…

La scrittura […] in fondo non era che la storia di una lunga vendetta, il dilatato racconto di come mettere per iscritto ciò che, a suo tempo, avremmo dovuto mettere nella vita.

Kassel non invita alla logica, Enrique Vila-Matas, FeltrinelliIo come altri abbiamo passato tutta la vita desiderando essere d’avanguardia, perché questo era il nostro modo di credere che nel mondo, o forse oltre a esso, al di là del povero mondo, ci potesse essere qualcosa di mai visto. E per questo rifiutavamo la ripetizione di ciò che si era già ripetuto; odiavamo che ci venissero dette sempre le stesse cose e che si pretendesse che tornassimo a sapere ciò che, peraltro, era già risaputo; detestavamo il realista e il rozzo o il rozzo e il realista che ritenevano che compito dello scrittore fosse riprodurre, copiare, imitare la realtà, come se nel suo caotico divenire e nella sua mostruosa complessità la realtà potesse essere intrappolata e fosse narrabile; rimanevamo sconvolti davanti agli scrittori convinti che, quanto più empirici e prosaici si era, più vicini si era alla verità, quando in realtà quanti più dettagli si accumulano, più ci si allontana per l’appunto dalla realtà; maledicevamo quelli che preferivano ignorare il rischio solo perché avevano paura della solitudine e del fallimento; disprezzavamo quelli che non capivano che la grandezza di uno scrittore risiedeva nella sua condizione, garantita a priori di fallito; amavamo quelli che giuravano che l’arte consisteva semplicemente nello sforzo.

Di fatto, tutti i grandi romanzi noti furono in qualche modo d’avanguardia, nel senso che apportarono qualcosa di nuovo alla storia della letteratura.

Chi si dedicava alla letteratura non aveva rinunciato al mondo, semplicemente era stato il mondo a espellerlo, o non l’aveva mai ammesso come inquilino.

La donna mi rimproverò allora l’oscurità dei miei testi. Signora, per favore, dissi adirato, non vede quanto è oscuro e complesso il mondo?

Era certamente vero che nell’attualità quasi tutti gli scrittori contemporanei, più che assumere posizioni conflittuali, lavoravano in sintonia con il capitalismo e non ignoravano che non si era nessuno se non si vendevano libri, o se il nome non era noto, o se non c’erano dozzine di ammiratori che accorrevano quando si firmavano le copie dei romanzi, ma non meno vero era che le democrazie liberali, tollerando qualsiasi cosa, assorbendo tutto, rendevano inutile qualsiasi testo, per quanto pericoloso potesse sembrare…

4 thoughts on “L’arte e la letteratura contemporanee per Enrique Vila-Matas

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Mi piace e mi ha fatto sorridere l’ultimo stralcio.

  2. salomé alexandra ha detto:

    Non concordo sul perché si scrive. Per uno scrittore come per ogni Artista con la’ A’ maiuscola, è una necessità viscerale esprimere il suo proprio pensiero, ma più per lui che per Altri, all’inizio. E quello che racconta con la penna, il pennello o altro, è sopratutto il mondo in cui e che vive, e se il mondo che vive è profetico, lo è solo suo malgrado, poiché ‘sente’ il futuro dall’insegnamento del passato e del suo presente. Certo questo è parer’ mio. Buon giorno. salomé alexandra.

  3. salomé alexandra ha detto:

    Caro Giovanni, certamente che ogni scrittore ha le sue proprie ragioni per scrivere, Dico sempre uno Scrittore! ma l’input parte sempre, mi perdoni 🙂 sempre da una sua necessità, diremmo, dal modo in cui sublima il suo Eros, ossia la sua libido. Freud, dixit. salomé alexandra ringrazia!

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