Lit-blog collettivi e riviste letterarie online (4)

BlogI primi tre post sui blog letterari pubblicati su Vita da editor nell’ottobre 2017 hanno ricevuto oltre 50 mila visualizzazioni, ma nel frattempo alcuni di quei siti hanno cessato o ridotto la loro attività, altri ne sono sorti o hanno professionalizzato i propri contributi; interessante è anche rilevare come alcune riviste culturali ormai si stiano svincolando dall’idea di un supporto cartaceo approdando al web e altre stiano seguendo invece un percorso inverso. Ho voluto dunque integrare la rassegna (che rimane parziale) e farmi raccontare queste realtà da chi le coordina o vi collabora.

Logo CulturificioPer Culturificio hanno risposto Federico Musardo e Ludovica Valentino
Una sera di ormai quattro anni fa, abbiamo pensato di creare uno spazio per condividere con gli altri le nostre letture. Il nome è nato scherzando – venivamo, soprattutto Ludovica, da mesi di letture gaddiane e ci divertivamo a inventare parole. Dai primi articoli, a cui entrambi ripensiamo con grande imbarazzo, traspare tutta la nostra inesperienza (che in parte ci contraddistingue ancora oggi). Però non ci importava: volevamo scrivere, per noi più che per gli altri. Poi alcuni compagni di università e nuovi amici digitali hanno voluto scrivere con noi. Abbiamo aperto la pagina Facebook soltanto come mezzo per arrivare al sito. Invece è successo qualcosa che tuttora non sappiamo spiegarci: tantissime interazioni, favorite anche dalla fruibilità dei contenuti che condividiamo, pensati per tutti. Non sapevamo bene come reagire. Avevamo un pubblico non specialistico che voleva leggere: scoprirlo è stato il momento più emozionante.
Dopo anni di formazione universitaria con la schiena china sui classici ci siamo a poco a poco avvicinati al mondo contemporaneo fino ad arrivare alle piccole e medie case editrici, di cui recensiamo, nient’affatto tempestivamente, i libri che ci piacciono di più. Ma continuiamo a scrivere di tutto (oltre alla letteratura, per esempio storia, cinema, filosofia), senza confini inutili, perché crediamo in un’idea organica e democratica di divulgazione culturale. Oltre a noi due, gli operai del culturificio, la redazione vera e propria è davvero eterogenea: uno studioso di letteratura rinascimentale, una linguista, uno storico, un filosofo innamorato della patristica, un cineasta, fino a poco fa un paleografo, per fare alcuni esempi. Tranne un’eccezione, non abbiamo più di 26 anni (la media mi pare sia 23).
Ora siamo in un periodo di transizione, abbiamo parecchie idee e lo stesso entusiasmo dei primi tempi. A settembre uscirà un esperimento cartaceo – finora era un segreto. Scriveremo di volta in volta intorno a un determinato verbo all’infinito: stavolta sarà resistere. Dobbiamo fare ordine, capire dove vogliamo arrivare e cercare di incuriosire sia i grandi lettori che quelli più timidi (ma non meno importanti). Sempre perché ci piace leggere, oltre che scrivere. 

logo exlibris 2.0Per exlibris2.0 ha risposto Lea Iandiorio
Ex libris è una rivista culturale nata due volte.
Avevo fondato la testata la prima volta venti anni fa, a Manocalzati. Allora era una rivista piccola e colorata, i cui articoli erano scritti da appassionati di letteratura e non da addetti ai lavori: una rivista social prima che nascessero i social network. Da Manocalzati a Torino: l’idea ha ripreso vita, e qui la sua seconda nascita, nella città piemontese nel settembre 2016 in un bar di Borgo Rossini dove insieme a Carmine Picone, il graphic designer avellinese che ha progettato la grafica di Ex libris dal numero 12, ho deciso di rilanciare il progetto in formato digitale.
Dopo venti anni ho deciso di riprendere tutti quegli articoli e ricondividerli. Poi ci ho preso gusto e ho deciso di sviluppare il progetto. Quell’idea oggi è un sito assolutamente alla portata di tutti, come dimostrano il crescente numero di visitatori e le centinaia di curiosi e appassionati che seguono le incursioni social di exlibris2.0.
Parlare e scrivere di libri per diffondere e radicare la cultura della lettura è la mission di oggi, come di venti anni fa. Ex libris prima ed exlibris2.0 poi resta infatti un luogo dove i protagonisti sono i lettori che amano condividere le proprie letture e le proprie riflessioni sul mondo dei libri.
Sul sito c’è spazio per recensioni “senza tempo”, approfondimenti sulla cultura e sull’attualità e consigli sulle ultime pubblicazioni, ma anche per un tuffo nel passato con la rubrica Strabook, immaginata per raccontare di libri o scrittori che una volta erano cult e che oggi nessuno, o quasi, ricorda più.  Tutti i libri di cui si parla sulla rivista non sono legati necessariamente alle mode del momento, i libri non scadono, hanno un tempo diverso per ogni lettore. Per questo l’hashtag scelto per la rivista è #leggerenonpassamaidimoda.
La rivista è aperta a proposte dei lettori che possono candidarsi come recensori, anche se in questi due anni si è costituita una redazione itinerante. Angela Vecchione e Natalia Ceravolo, due grandissime lettrici e parte della redazione dall’inizio garantiscono la vita quotidiana della rivista; Alessandra Minervini, scrittrice ed editor, ha ideato e porta avanti una rubrica dedicata alla scrittura attraverso la lettura di esordi; Anna Bertini, Daniela Giambrone, Sabrina Rondinelli, Simone Battig, Maria Antonietta Nigro e Ilaria Amoruso si dedicano ad approfondimenti tematici partendo dai libri; Marco Grasso, giornalista, è l’autore delle interviste alle piccole case editrici di cui c’è un catalogo in work in progress.
Altri progetti in cantiere. Sempre con passione e tenacia!

i libri degli altri_logoPer I libri degli altri ha risposto Francesca de Lena
I libri degli altri nasce come mio blog personale/professionale poco dopo il primo compleanno di mio figlio: un momento in cui avevo l’esigenza di “tornare al mondo” mostrando non solo il mio lavoro di editor, ma il mio approccio a questo lavoro. Scrivevo pochi pezzi ma lunghi: sulla scrittura, sulla narrazione e il metodo, sull’editing e il mestiere di leggere, ma anche su come sia sleale e in certi casi meschino chiudersi in una “bolla editoriale” che esalta le proprie competenze e dileggia chi la guarda con ambizione. Se le competenze hanno un merito, questo merito sta nel prenderle sul serio senza mitizzarle e, laddove si può, fare opera di condivisione e trasparenza. Nel 2017 il mio nuovo lavoro di agente letterario e la voglia di condivisione mi ha spinta a proporre ad altre persone di entrare a far parte del progetto: Primavera Contu, che ha un background molto diverso dal mio: teatrale performativo, scrive dialoghi e progetti per la scena, si occupa di scrittura per il web e di comunicazione. Non sapeva molto di editoria, ma ne sapeva tantissimo di storytelling e narrazioni. Per ILDA si occupa di comunicazione, scrive pezzi interessantissimi sui diversi medium di racconto-storie e tiene workshop sulla costruzione dei personaggi e dei dialoghi. Giuseppe D’Antonio, che invece come me lavora in editoria ma ha una formazione più strettamente linguistica: lui per ILDA scrive la newsletter settimanale che ha avuto un incredibile successo: ogni sabato mattina gli iscritti leggono la sua voce osservatrice e ironica mixare le novità, i dibattiti, gli approfondimenti e le opportunità che riguardano il mondo dei libri. Si è poi creata una redazione: un gruppo fisso di cui fanno parte Daniele Campanari, Chiara M. Coscia, Luigi Loi, Giacomo Faramelli e Marco Terracciano più molti contributi esterni: un coro di voci autonome formato da lettori, studiosi, formatori, professionisti, autori che osservano le storie della contemporaneità e forniscono il loro punto di vista critico e analitico attraverso rubriche, interventi, saggi brevi e interviste. ILDA è in evoluzione, da sempre e per natura, immersa fra scouting e didattica (grazie ad APNEA, il laboratorio annuale di editing, e molti altri corsi e workshop). È, soprattutto, una fucina per chi legge, scrive, edita: uno spazio di formazione online, raggiungibile da tutte e tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza pratica dei mestieri dell’editoria, le tecniche di costruzione di una storia, i diversi formati narrativi. Mi piace credere sia anche uno spazio politico del fare cultura senza barricarsi dietro alla cultura. 

ircocervo trasparentePer Il rifugio dell’ircocervo hanno risposto Loreta Minutilli e Giuseppe Rizzi
Il rifugio dell’ircocervo è un lit-blog e insieme una rivista di racconti lunghi. La redazione è composta da un’allegra dozzina disseminata per tutt’Italia e con un’età media di 23 anni.
Il progetto è nato in Puglia nel 2015. Siamo partiti in due, poi nel tempo abbiamo accolto amici fidati, fino ad arrivare alla configurazione attuale. L’obiettivo originale era di creare un luogo in cui dare spazio a un’opinione giovane e indipendente sulla letteratura e l’editoria, e di dare risalto ad autori emergenti che faticavano a far conoscere le loro opere. Poi le cose si sono notevolmente complicate.
Ad oggi la programmazione prevede articoli di approfondimento, interviste e soprattutto critica letteraria (romanzi, racconti, poesie, saggi, graphic novel), sempre guidati dall’intento originario di dare attenzione alle voci esordienti, all’editoria indipendente, alle letterature di paesi meno soliti, in generale ad opere di qualità che rifuggano il mainstream. E ancora, ci piace occuparci di classici, di autori del passato che sono stati ingiustamente dimenticati, così come di opere meno note nella vasta produzione di grandi scrittori.
Manteniamo una linea d’indipendenza nelle opinioni che forniamo e nella scelta dei libri di cui parlare. Sebbene abbiamo contatti con case editrici e scrittori, di cosa scrivere è una scelta che facciamo in assoluta autonomia: solo se davvero, in primis come lettori, abbiamo voglia di leggere un certo libro, e sempre a patto che l’opinione non sia guidata da nessuno. Non abbiamo remore nel fare critiche costruttive a un libro che non ci ha convinti. Cercare di compiacere autori, editori o lettori con recensioni condiscendenti farebbe venir meno il senso stesso di scrivere.
Per concludere, resta da menzionare la rivista del blog, L’ircocervo, fondata nel 2018. Uno spazio digitale a cadenza tendenzialmente trimestrale per racconti tra le 20 mila e le 40 mila battute. Su ogni numero pubblichiamo testi selezionati tra quelli giunti in redazione, accompagnati da un racconto inedito di uno scrittore affermato del panorama italiano e un racconto in traduzione di un autore straniero.
Last but not least, una dovuta menzione per Anja Boato e Sonia Aggio che portano avanti il blog e la rivista insieme a noi, e a Sara Dealbera che cura il progetto grafico de L’ircocervo. Attualmente scrivono con noi: Alessia Angelini, Clelia Attanasio, Francesco Biagioli, Adriano Cecconi, Michele Maestroni, Michele Maggini, Angela Marino e Pierpaolo Moscatello. 

L'Eco del Nulla - LogoPer L’Eco del Nulla ha risposto Andrea Caciagli
L’Eco del Nulla è una rivista di cultura e visioni nata nel gennaio del 2013 da un gruppo di ex studenti del Liceo Cicognini di Prato. La volontà, per il gruppo di ventenni divisi tra Prato, Firenze e Roma, era colmare un vuoto nelle modalità di approccio alla cultura provando a fare approfondimento con passo più lento e a tempi più lunghi rispetto a quelli della stampa tradizionale, e allo stesso tempo creare uno spazio dove le più giovani generazioni di autori potessero esprimersi sui temi della contemporaneità culturale, con particolare attenzione a letteratura, cinema e filosofia.
Dal 2014 pubblica un trimestrale in abbonamento, con numeri tematici – Distanze, Rete e Tecnologie, Complotti – che mette giovani autori in dialogo con firme affermate (l’ultimo numero a tema Cambiamento raccoglie i contributi di Violetta Bellocchio, Matteo Pascoletti, Raffaele Alberto Ventura).
La rivista si è sempre proposta come aggregatore delle voci giovani più interessanti del panorama toscano e nazionale – tutt’oggi la redazione di più di 30 autori è quasi interamente sotto i 35 anni – dialogando in particolare con le realtà del territorio pratese e fiorentino. In quest’ottica, nel 2015 L’Eco del Nulla ha fondato il festival Firenze RiVista, insieme alla rivista con.tempo di Carlo Benedetti e al blog 404: file not found di Silvia Costantino, con la partecipazione di un totale di undici testate della zona. Il festival, nel 2019 alla quinta edizione, è diventato un punto d’incontro tra le riviste e gli editori indipendenti di tutta Italia.
Le sezioni principali della rivista, che guarda soprattutto a prodotti d’autore e indipendenti, sono quella di Lettere – saggistica e narrativa, di cui sono responsabili Silvia Seminara e Lorenzo Masetti – e Visioni – cinema e serialità televisiva, che curo personalmente. In più, ci occupiamo di Europa con una serie di articoli e una rete di collaboratori su tutto il continente coordinata da Leonardo Zanobetti.
Negli anni, la rivista ha pubblicato una serie di ebook speciali scaricabili dal sito, tra cui lo Speciale annuale sul Premio Strega curato da Silvia Costantino. Nel proliferare di riviste di narrativa, L’Eco del Nulla si è mantenuta come luogo di critica letteraria e cinematografica, consapevole della necessità non solo di spazi per raccontare, ma soprattutto di spazi per discutere i temi di attualità culturale. Ad aprile 2019, contravvenendo a tutto questo, ha ceduto alla tentazione pubblicando la raccolta Forme d’autore, cinque racconti di arte urbana.

logo-scuro-indiscreto-grandePer L’Indiscreto ha risposto Francesco D’Isa
L’Indiscreto (www.indiscreto.org) è l’edizione online della storica rivista della casa d’aste Pananti (Firenze), nata nel 1969 a cura di Silvio Loffredo e Piero Pananti e diretta da Saverio Strati, a cui collaborarono artisti e scrittori come Mino Maccari, Ennio Flaiano e molti altri. Attualmente il magazine pubblica con un’ottica interdisciplinare articoli, approfondimenti e saggi originali di giovani firme del giornalismo culturale, traduzioni, recensioni e narrativa originale, tutto con particolare cura alla qualità delle fonti, affidabilità delle informazioni e solidità degli argomenti trattati.
L’idea alla base della rivista è di parlare di argomenti complessi cercando di non banalizzarli e di renderli accessibili. La nostra filosofia editoriale invece è quella dell’open source e i nostri contenuti sono riutilizzabili e diffondibili, a patto di citarne la fonte e l’autore – anche le traduzioni provengono da riviste che adottano una linea editoriale analoga.
A parte me, che ne sono direttore editoriale, Enrico Pitzianti, che è il caporedattore ed Edoardo Rialti che è il nostro editor at large, la rivista ospita decine di autrici e autori; un elenco esaustivo occuperebbe troppo spazio, ma online c’è una lista abbastanza aggiornata. Posso solo approfittarne per ringraziare tutte e tutti, perché non si limitano a mandarci i loro ottimi articoli e contributi, ma partecipano con passione allo sviluppo e la diffusione della rivista, con idee preziose come ad esempio quella delle classifiche di qualità di Vanni Santoni. Senza la loro generosità e passione non saremmo qua.
Nella scelta degli argomenti cerchiamo di non seguire spasmodicamente la notiziabilità e l’hype, ma di scrivere con ponderatezza e la maggiore esaustività possibile di temi come società, arte, estetica, femminismi, narrazioni e tecnologia. È difficile definire l’anima dell’indiscreto: Gregorio Magini la definì “tuttologia weird” e forse aveva ragione. 

LogoLottavoPer L’Ottavo ha risposto Geraldine Meyer
L’Ottavo nasce in tempi lontani. Era il 1997 quando l’editore viterbese Emanuele Paris, con la sua Sette Città Edizioni cominciò ad accarezzare l’idea di creare una rivista on line. Ma, forse, i tempi non erano maturi. Si arriva così al 2014 quando il sito ha una prima rinascita con l’intento di pubblicare articoli inediti e di altre riviste legate all’editore. Ma si può dire che la vera nascita risalga a tre anni fa, quando la rivista ha cominciato ad avere una sua struttura, contributi regolari e di qualità, con la nascita di molte rubriche nuove.
In realtà L’Ottavo è una rivista più che un litblog collettivo. Non è snobismo. Quanto, semmai, un lavoro diverso. Abbiamo una programmazione, per ora, regolare, quotidiana, frutto di una programmazione mensile su cui si lavora con largo anticipo. Evitiamo, in parole povere, di pubblicare tre articoli nello stesso giorno per poi lasciare il lettore senza pezzi da leggere per due o tre giorni.
Ciò che, credo, caratterizza L’Ottavo è la sua natura molto composita. Ci piace definirci una rivista pop nel senso più nobile del termine, una rivista in cui convivono benissimo articoli di stampo quasi accademico e articoli di profilo più allargato, se possiamo dire così. E questo è ciò che ci sta facendo crescere moltissimo e in maniera costante.
La redazione è molto fluida. Ci sono collaboratori che inviano i loro pezzi con regolarità e collaboratori più saltuari o che hanno contribuito con un solo articolo. Una redazione aperta, a cui non poniamo limiti negli argomenti trattati o nella lunghezza dei pezzi. L’unico criterio su cui non cediamo di un millimetro è la qualità. Poi, che si parli di novità editoriali o di libri usciti già da qualche anno, per noi non fa nessuna differenza. La dignità e la qualità letteraria, per fortuna, non hanno scadenza. Forse anche per questo una delle rubriche di maggiore successo è proprio quella dedicata ai libri fuori catalogo o ormai difficilmente reperibili, ma anche la rubrica dedicata ai classici della letteratura.
Da qualche mese ci siamo allargati all’arte e al teatro, ottenendo notevoli e incoraggianti riscontri. Tra i nostri collaboratori ci sono professori, critici letterari come Nicola Vacca, critici cinematografici “prestati” alla letteratura come Fabio Orrico, musicisti come Carmine Maffei, filosofi come Alessandro Vergari e “semplici” lettori forti e appassionati, accumunati dal desiderio di scrivere di libri e divulgarne la loro conoscenza. Impossibile citarli tutti ma doveroso ringraziarli.

Una banda di cefalier Una banda di cefali ha risposto Carla De Felice
Una banda di cefali è nata nel 2011 da un’idea mia e di Fabio D’Angelo: creare con altri amici uno spazio per parlare di film, libri e musica. Per il nome cercavamo qualcosa di poco serio e il cefalo ci sembrò perfetto: un pesce con la sfortuna di avere un nome usato spesso con un’accezione negativa: “Sei brutto come un cefalo”, “puzzi come un cefalo”. Noi vogliamo combattere ogni forma di discriminazione e perciò, l’idea di chiamarci come un pesce con l’unica colpa di avere un nome che fa paura all’uomo della strada, calzava a pennello. Da allora abbiamo cominciato ad identificarci con il cefalo e ormai ne andiamo fieri! Con il tempo quello che era un sito ludico è cresciuto in maniera strutturata, diventando più simile a una redazione. Qualcuno è andato via, tanti sono arrivati. Al momento abbiamo circa 20 redattori fissi più vari ospiti. Siamo organizzati più o meno così: Fabio D’Angelo si occupa della gestione tecnica del sito ed è il boss delle presentazioni e io mi occupo del calendario editoriale, dei contatti con le case editrici, di assegnare i libri ai redattori ecc. Abbiamo anche 2 editor: Roberta Rega e Elettra Bernardo. Purtroppo il sito è ancora solo una passione, noi lavoriamo in altri settori e a volte è difficile conciliare entrambe le cose, perciò i tempi di lettura e di recensione si dilatano. Una delle cose belle è che siamo diventati come una famiglia. Lo zoccolo duro è in Campania, il resto in altre parti d’Italia. Quando riusciamo organizziamo incontri che dovrebbero essere riunioni ma finiscono sempre con tanto alcool. Ma va bene così perché una delle nostre caratteristiche principali è quella di non prenderci troppo sul serio.
La nostra linea editoriale è semplice: abbiamo deciso di scrivere solo di quello che ci piace. Una scelta che mette insieme il rispetto nei confronti degli autori, della diversità dei gusti ma anche della salute del recensore che non deve farsi il fegato amaro con dischi o libri che non gli piacciono. E poi, bazzicando da tempo nel web, ci siamo accorti che la rete a volte è uno sfogatoio e il rischio è quello di andare oltre la critica legittima e far perdere la voglia e il piacere di fare le cose. Perciò ci siamo proposti nel nostro piccolo di invertire la rotta e di utilizzare la recensione come mezzo di trasmissione delle passioni. Per questo la redazione è varia e ognuno è libero di esprimere il suo stile e i suoi gusti.

Il primo post sui blog letterari italiani:
https://giovannituri.wordpress.com/2017/10/17/ecco-i-migliori-blog-letterari-italiani-1/

Il secondo:
https://giovannituri.wordpress.com/2017/10/24/ecco-i-migliori-blog-letterari-italiani-2/

E il terzo:
https://giovannituri.wordpress.com/2017/10/26/ecco-i-migliori-blog-letterari-italiani-3/

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One thought on “Lit-blog collettivi e riviste letterarie online (4)

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Complimenti, lavoro minuzioso.

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