John Fante e il demone della scrittura

John FanteNel 1999 Fazi ha pubblicato una raccolta di lettere di John Fante spedite tra il 1932 e il 1981, curata da Seamus Cooney e tradotta da Alessandra Osti. Il profilo che ne emerge è quello di uno scrittore fin troppo consapevole del proprio talento, sempre schietto e ironico con chiunque, dallo stile di vita assolutamente sregolato, ma capace anche di un’incrollabile costanza nel manifestare ai propri cari il suo affetto. Quelli che seguono sono degli stralci incentrati sul mondo editoriale e sulla scrittura.

[…] sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. (Alla madre, ottobre 1932)

È il sentimento che si ha quando si comincia a scrivere qualcosa che si ama davvero, il sentimento di essere in un ruscello e di continuare a galleggiare senza fermarsi. Non credo di essere riuscito a rendere ciò in modo chiaro, ma la cosa migliore che posso dire è che quando scrivi e sei in questa vena di cui parlo, provi una soddisfazione molto intensa per quello che stai facendo. Non ti preoccupi più di trame e di sequenze drammatiche. Vengono naturalmente. Ti limiti a scrivere e scrivere, ed ecco! Per Dio, c’è una storia, ed è una storia meravigliosa. (Allo scrittore e amico Carrey McWilliams, estate 1933)

Lettere_Fante_FaziScrivere un libro è una fatica tremenda, specialmente quando è del genere di quello che sto scrivendo io. Anche se sono a sedere davanti a una macchina da scrivere non significa che io sia libero. Le preoccupazioni mi seguono anche quando vado a dormire. (Alla madre, febbraio 1934)

Di fatto, un buono scrittore ha successo solo di rado a Hollywood, ma ci sono molte eccezioni. Quello che vogliono i produttori è un’idea, e non gli importa come la presenti, se la realizzi e la realizzi rapidamente. D’altra parte, quando si scrive un racconto letterario, bisogna pensare ai valori della scrittura; si può scrivere con più calma e si può essere più sicuri che la storia sia ben fatta, dal momento che lo scrittore vede il suo lavoro sulla pagina davanti a sé. Scrivere sceneggiature è diverso perché devi pensare alla macchina da presa, come se stessi seduto tra il pubblico. (Alla madre, giugno 1934)

Posso dire senza tema di smentite che una cosa la so per quello che riguarda lo scrivere romanzi: riconciliati con la routine delle delusioni. Una frase o un paragrafo che suona in modo eccitante la mattina può puzzare come una vacca morta la sera. (A Carrey McWilliams, giugno 1935)

Scrivere un romanzo è come costruire una casa. Se fai un brutto lavoro anche nel dettaglio più piccolo basta quell’errore per rovinare tutto. (Al fratello Tommy, marzo 1936)

Se la Story Press rifiuta il libro lo ritirerò e lo brucerò. Il periodo trascorso dallo scriverlo ai tentativi di venderlo è stato molto scoraggiante, voglio dimenticarlo e mettermi a lavorare su qualcos’altro. (A Carrey McWilliams, settembre 1936)

Sto lavorando a due romanzi non perché voglia espandermi su troppo territorio, ma perché devo farlo, semplicemente. Quando ti dico che sono al verde non ti sto suggerendo di mandarmi dei soldi; ma la povertà ha un effetto disastroso sul mio lavoro. (A Pascal Covici, redattore della Viking Press, settembre 1940)

Sto lavorando al mio nuovo libro. È un compito lungo e difficile, ma sono contento di aver cominciato. So che avrà successo. Ho la possibilità di tornare a lavorare per il cinema, ma non voglio. Preferisco lavorare al mio libro, invece, e giocare a golf quando ne ho voglia. (Ai genitori, febbraio 1946)

Scrivere è come una malattia di questi tempi. Ora sono quasi tutti in grado di esprimersi, e la cacofonia che ne risulta è assordante. (A Carrey McWilliams, marzo 1972)

Per la prima volta in vita mia non riesco a pensare a niente da scrivere. Per molte ragioni è un problema confortante […] Perché combattere il semplice fatto che non si ha niente da dire? La maggior parte della merda ora in pubblicazione è stata sparata fuori da scrittori che hanno continuato a scrivere molto dopo rispetto a quando avrebbero dovuto fare una pausa e tacere. (A Carrey McWilliams, maggio 1976)

Per chi volesse saperne di più sulla biografia di John Fante:
https://giovannituri.wordpress.com/2017/09/27/io-sono-john-fante/

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3 thoughts on “John Fante e il demone della scrittura

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Quante verità nelle parole di JF!

  2. Alessandro Fasanaro ha detto:

    INECCEPIBILE FANTE… si legge per appetito, si scrive per fame.

  3. massimolegnani ha detto:

    Ora sono quasi tutti in grado di esprimersi, e la cacofonia che ne risulta è assordante.
    come dargli torto!
    ml

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