Invito alla lettura di Pierluigi Cappello

Pierluigi CappelloIn occasione della pubblicazione di Un prato in pendio (BUR), raccolta di tutte le liriche di Pierluigi Cappello, ho chiesto a tre esperti di poesia e suoi estimatori di scrivere un breve invito alla lettura di questo autore. Da profano della materia, ho apprezzato molto la densità e insieme la limpidezza dei suoi versi, ma soprattutto il dono di Cappello di emozionarsi ed emozionarci dinanzi a un volto, a un insetto, a un’immagine quotidiana, consapevole che attraverso la scrittura si “coglie la sfuggente occasione di dare un ordine, fosse pure precario, a una parte, fosse pure minuscola, dell’universo”, come lui stesso dichiara in Cassacco, anno zero.

Clery Celeste, poetessa e direttrice della sezione online di «Atelier poesia»
I versi di Pierluigi Cappello sono mosto, uva che in silenzio ti fermenta dentro. Stato di quiete (BUR, 2016), il suo ultimo libro, descrive bene questa potenzialità che risiede negli oggetti fermi, in quelle stasi che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita. Pierluigi ci porta con le sue parole nell’esatto luogo della solitudine privata di ciascuno di noi, con versi che possono rappresentare un fermo immagine per tutti. Leggere la poesia di Cappello è importante perché ci permette di affondare in quell’abbandono totale che porta la privazione di forme di difesa: restiamo stesi e ci ascoltiamo respirare. I versi di Pierluigi sono per tutti coloro che almeno una volta si sono percepiti dall’esterno, si sono visti sostare, essere “un posto tanto vuoto che pare ti appartenga”. Eppure il vuoto e il silenzio che lo circondano (“io resto e non guardo e non vedo /e fumo”) non sono privazione e assenza, sono riempimento e assorbimento lento, come il filo svolto di formiche che torna carico di cibo al formicaio. Pierluigi ha la pelle come una carta assorbente, porosa anche al minimo tratto di inchiostro, tutto ciò che lo circonda è potenziale parola, comunicazione collettiva. I suoi versi ci dicono che la sua solitudine è anche la nostra solitudine (“e ognuno va con sé, dentro la corriera / anche parliamo senza parlare tutti neri come lavagne”) e rende concreto questo crescente senso di divisione, di impossibilità a mostrarsi umani, a toccarsi. Pierluigi Cappello è un poeta che dalle parole è stato letteralmente salvato e che a sua volta ci ha fatto dono delle sue, per poterci salvare anche noi. 

Un prato in pendio, Pierluigi Cappello, BUR, copertinaSerena Di Lecce, titolare della libreria di poesia Millelibri
Ho proposto Un prato in pendio per il primo incontro del gruppo di lettura organizzato nella mia libreria. Non conoscevo tutte le persone che vi avrebbero preso parte, le loro storie personali, i loro interessi letterari: non ero sicura che avessero una consuetudine con la poesia contemporanea, sapevo anzi che per alcuni si sarebbe trattato di un’occasione di riavvicinamento alla lettura di versi dopo anni e anni di abbandono. Non ho avuto alcun dubbio: avrei proposto Pierluigi Cappello, ma non una sola raccolta bensì tutta la sua opera, anche le poesie in friulano, anche quelle destinate ai “pulcini”. Più che un libro, volevo suggerire l’attraversamento di una possibilità della poesia stessa.
Ho provato a razionalizzare le motivazioni alla base di questa mia scelta: andavano oltre il personale e duraturo rapporto con la scrittura di Cappello, che pure porto in me da diversi anni. Mi sono venute in aiuto queste parole con cui lo stesso autore si auto-traspone dal friulano di una sua splendida poesia raccolta in Azzurro elementare: “[…] come se amore mi fosse il peso intero di un cielo sulla tenerezza di un fiore”.
La gravità della vita, che può manifestarsi al suo eccesso, nel momento in cui diventa amore, conoscenza e partecipazione, non per questo tende a sublimarsi verso uno stato della materia più sopportabile e leggero. Il peso e la tenerezza convivono, in quest’idea di poesia, a rappresentare unità di misura differenti e indispensabili. Per questo mi capita spesso di definire Cappello un “classico contemporaneo” che immagino destinato a durare ben oltre i limiti della sua esperienza umana, nella straordinaria fusione di consapevolezza letteraria e autenticità della vena, profondità analitica e fulgore concettuale, bianco e blu, vita e morte, giovinezza e maturità, arte e vita, così luminosamente espressi in una sola scrittura. 

Antonio Lillo, poeta e direttore editoriale di Pietre Vive Editore
“Nonostante tutto il tempo speso a sopravvivere, ho fatto delle cose” dice Pierluigi Cappello a Gian Mario Villalta. Morto a cinquant’anni, Cappello non ha lasciato molte opere, poche raccolte di poesie (Mandate a dire all’imperatore su tutte), un’autobiografia, alcuni testi critici, ma, in assetto con la sua vicenda umana, ciò che ha scritto, ciò che è stato, ha avuto un impatto notevole sui poeti della nostra generazione, quella dei quaranta/cinquantenni, che hanno subito riconosciuto in lui – forse suo malgrado – una luce guida. Ancora più importante, anche in virtù della dignità con cui ha affrontato le evidenti avversità della sua vita, Cappello è uno dei rari poeti della nostra generazione ad avere assunto una fisionomia “autorale” riconosciuta dal grande pubblico, quello che normalmente non legge poesia. Non è un’adozione scontata, poiché la sua opera, pur nella luminosità del verso, è di grande complessità contenutistica. Eppure la poesia di Cappello – ed è il suo raro dono – esprime una fortissima volontà comunicativa, nella convinzione che non si è, e non si dovrebbe essere, mai soli al mondo, perché soltanto attraverso l’apertura, la collaborazione e un ritrovato senso della comunità si possono affrontare gli affanni quotidiani, le incertezze e gli ostacoli. Convinzione che ha probabilmente i suoi esiti più alti nei versi di Parole povere, nei quali riscopre, in chiave laica, la bellezza della parola amen.

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2 thoughts on “Invito alla lettura di Pierluigi Cappello

  1. Amanda ha detto:

    Non occorre invito per onorare la grazia di un grande poeta

    E c’è che vorrei il cielo elementare
    azzurro come i mari degli atlanti
    la tersità di un indice che dica
    questa è la terra, il blu che vedi è mare

  2. unaspeciedisolitudineblog ha detto:

    Avevo adocchiato questa raccolta proprio nel pomeriggio e il caso ha voluto che leggessi il tuo articolo. Adesso mi è venuta una gran voglia di scoprire questo autore. Grazie!

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