Intervista a Stefano Izzo, editor della narrativa italiana di DeA Planeta

Stefano Izzo, editor della DeA PlanetaAvevo già intervistato Stefano Izzo quando lavorava per Rizzoli; da qualche mese si occupa però della narrativa italiana di DeA Planeta: un nuovo e ambizioso marchio frutto della collaborazione tra il Gruppo Planeta e quello De Agostini. Sono dunque tornato a fargli qualche domanda per scoprirne di più su questa nuova impresa.

Innanzitutto, cosa ti ha spinto a lasciare una casa editrice prestigiosa come la Rizzoli per prendere parte alla sfida della DeA Planeta?
La chiamata da DeA Planeta è arrivata imprevista, come spesso le cose più belle. Quando ho incontrato per la prima volta Daniel Cladera, il direttore generale editoriale, non sapevo quasi niente di lui e della realtà che stava costruendo, ma ci sono voluti trenta secondi per capire che parlavamo la stessa lingua e avevamo idee affini. Cercava un editor per impostare da zero la narrativa italiana della casa editrice, con grande libertà di movimento e un’enorme ambizione mediata dalla razionalità e dalla competenza internazionale di due gruppi editoriali di livello assoluto, De Agostini e Planeta. Potevo dire di no?

È cambiato qualcosa nel tuo lavoro di editor? Se sì, quanto lo si deve al nuovo contesto lavorativo e quanto all’esperienza che hai maturato in questi anni?
Mi pare che uno dei compiti più difficili, nel lavoro e nella vita in generale, sia cambiare se stessi. E per rinnovarsi è necessario, a volte, cambiare anche il contesto.
Sono molto orgoglioso di avere imparato il mestiere partendo da zero: per i primi due anni in Rizzoli, una volta al mese andavo in casa editrice con un trolley vuoto, lo riempivo con i manoscritti arrivati nelle settimane precedenti e tornavo con quel pesante bottino a Firenze, dove abitavo; leggevo e schedavo tutto, poi tornavo a Milano e facevo un report. In quel periodo credo di aver vagliato qualcosa come mille romanzi, salvandone soltanto due (ricordo ancora esattamente quali sono). In seguito sono arrivati gli editing e i vari lavori redazionali. Ho osservato i miei colleghi cercando di assorbire come una spugna tutto ciò che potevo, poi quando ho iniziato a sentirmi più sicuro è arrivata l’epifania: mi sono reso conto che la differenza potevo farla se ci mettevo davvero me stesso, trovando un mio metodo, qualcosa che mi distinguesse dagli altri editor e che mi permettesse di rispecchiarmi ancora di più in ciò che facevo. Piano piano mi pare di esserci riuscito, ma è un percorso che spero di non terminare mai.
Tutta questa premessa mi porta a rispondere alla tua domanda: il lavoro che faccio è sostanzialmente lo stesso, in DeA Planeta sono cambiate le responsabilità e i margini di manovra, sono cambiati i compagni di strada e gli obiettivi, ma soprattutto sono cambiato io.

Attraverso quali canali vengono selezionati i testi che pubblicate?
Tutti quelli possibili. Dalle proposte di agenzia ai manoscritti ricevuti via posta cartacea. Dallo scouting on-line a quello tradizionale. Ma a me piace anche essere propositivo – quando capita e ha senso –: individuare gli autori giusti e progettare i libri insieme, attraverso il dialogo e il rispetto dei ruoli, scartando magari dieci idee prima di trovare quella che convince entrambi.

Logo DeA PlanetaCosa contraddistingue i romanzi della DeA Planeta e quali saranno i prossimi?
Li contraddistingue la volontà di proporre opere che abbiano sempre una ragion d’essere e un’originalità. Nella selezione provo sempre a chiedermi: cosa distingue questo libro dalle migliaia di altri che vengono pubblicati ogni anno? Per quale motivo dovrebbe essere letto? Può essere il tema, o la scrittura, o l’ambientazione, o un personaggio, o un’altra cosa. Se riesco a dare una risposta convincente – una risposta che convinca prima di tutti me, e poi sia efficace con gli altri –, lo inserisco nella mia collana. Poi ai lettori l’ardua sentenza, com’è giusto che sia.
Prima di Natale usciranno ancora due libri: uno è il sorprendente primo romanzo di Francesco Mandelli, che ha declinato il proprio poliedrico talento in una commedia tenera e brillante sulla paternità e sull’eterna resistenza degli uomini al diventare adulti. L’altro è un affascinante viaggio alla scoperta dei segreti e delle infinite vicende che possono esserci dietro un fiocco di neve; a scriverlo sono Michele Freppaz, nivologo di professione, e Francesco Casolo, autentico fenomeno nell’esercitare la propria curiosità e nel fiutare le storie.
Per il prossimo anno sono già pronti i fuochi d’artificio, ma è ancora presto per dar fuoco alle polveri.

La prima opera di DeA Planeta che hai curato è stata Mi vivi dentro di Alessandro Milan e ha ottenuto subito un grande successo: quali sono stati i suoi punti di forza?
Mi vivi dentro è nato da un’esperienza umana molto forte, che Alessandro ha sentito il bisogno di raccontare alcuni mesi dopo la scomparsa di sua moglie Francesca Del Rosso. Lo ha fatto a modo suo, con autenticità e una grazia, una dignità, un’umiltà fuori dal comune, mettendosi a nudo, rinunciando a proporre un’agiografia di Francesca e un autoritratto dell’eroe, che sarebbero state tentazioni facili. Credo che sia stato questo il suo punto di forza, il motivo per cui ancora oggi, a otto mesi dall’uscita, decine di lettori gli scrivono quotidianamente per condividere le emozioni vissute grazie al suo libro.
È stato bello lavorare con lui – prendermi letteralmente cura del libro e del dono prezioso che custodiva – e in corso d’opera trovare anche un nuovo amico con cui sfottersi la domenica dopo le partite.

Ha suscitato qualche polemica il lancio del Premio DeA Planeta per gli inediti: un’operazione da 150 mila euro; in effetti, non si rischia di spostare l’attenzione dalla letteratura al marketing?
Le novità sono destinate sempre a spiazzare qualcuno e va bene così, è quello che volevamo, nella speranza che il dibattito contribuisca al rilancio della lettura, la sfida da affrontare tutti insieme. L’iniziativa peraltro ha riscosso finora molti più apprezzamenti e un successo che è già tangibile, vista la quantità di candidature ricevute e un interesse trasversale, che coinvolge autori noti ed esordienti.
DeA Planeta, avendo l’esperienza internazionale di cui ti parlavo prima, ha deciso di portare in Italia un premio che in Spagna ha quasi settant’anni di storia, è stato vinto da autori del calibro di Mario Vargas Llosa, Eduardo Mendoza e Alicia Gimenez Bartlett, ed è il più importante evento nel calendario letterario spagnolo. Tengo inoltre a precisare che il valore economico è soltanto una parte del premio; la pubblicazione in Spagna e in America Latina, la traduzione in francese e inglese e il sostegno promozionale garantiti all’opera vincitrice sono caratteristiche attraenti per qualunque scrittore e un tentativo concreto di portare la letteratura italiana all’estero.

Tra i libri pubblicati negli ultimi mesi, quali ti sarebbe piaciuto editare e perché?
Domanda difficilissima e un po’ scomoda… Rispondo con la certezza di dimenticarne parecchi (la memoria non è il mio forte). Quest’anno sono usciti i nuovi romanzi di Marco Balzano e Giampaolo Simi, Io resto qui e Come una famiglia: avrei voluto lavorarci perché mi piace non solo la loro scrittura ma anche la sensibilità umana che le loro storie esprimono… Sarebbe stato un bel confronto. Per non parlare di Maggiani, Starnone, Arminio: mostri di bravura. E l’ultimo Siti, che è uscito pochi giorni fa. Se invece tu mi chiedessi su quale romanzo mi piacerebbe lavorare in questo esatto momento, ti direi il prossimo di Marco Missiroli, la cui intelligenza emotiva non smetterà mai di sorprendermi.

Qui tutte le interviste a editor e direttori editoriali:
https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

E qui quelle agli editori:
https://giovannituri.wordpress.com/category/conversazioni-con-gli-editori/

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2 thoughts on “Intervista a Stefano Izzo, editor della narrativa italiana di DeA Planeta

  1. Sandra ha detto:

    Io, che sono una lettrice forte da 50 libri l’anno, ho apprezzato molto – tra i migliori letti nel 2018 – il romanzo di Olivia Crosio, edito DeA Planeta. Il concorsone ha il grande merito di aver messo in moto teste e tastiere in un mondo spesso in stallo, non posso che ringraziarli per l’iniziativa.

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