LA PESTE di Albert Camus e la fragilità di chi si accosta alla scrittura

albert camusTra i tanti memorabili personaggi del capolavoro di Albert Camus, La peste, c’è un modesto impiegato comunale con velleità letterarie, Grand; qui di seguito un suo dialogo con il medico Rieux in cui emergono tutta l’incertezza e la fragilità di chi si accosta umilmente alla scrittura. Il brano è tratto dall’edizione dei Grandi Tascabili Bompiani (traduzione di Beniamino Dal Fabbro).

“Quello che voglio, vede, dottore, è che il giorno in cui il manoscritto arriverà all’editore, questi, dopo averlo letto, si alzi e dica ai suoi collaboratori: ‘Signori, giù il cappello!’”
La subitanea dichiarazione sorprese Rieux; gli sembrò che il suo compagno facesse il gesto di scoprirsi, portando la mano al capo e allungando poi orizzontalmente il braccio. Lassù lo strano sibilo sembrava riprendere con maggior forza.
“Sì”, diceva Grand, “dev’essere una cosa perfetta”.
Sebbene poco informato sugli usi letterari, Rieux aveva l’impressione che la faccenda non doveva svolgersi tanto semplicemente e che, a esempio, gli editori, nei loro uffici, non dovevano tenere il cappello in testa. Ma, in ogni caso, non si sa mai, e Rieux preferì tacere. Suo malgrado, prestava orecchio ai misteriosi rumori della peste. […] Intanto Grand continuava a parlare, e Rieux non tutto afferrava dei discorsi del brav’uomo. Intese soltanto che la sua opera constava ormai di molte pagine, ma che la pena datasi dall’autore per condurla a perfezione gli era dolorosissima. “Serate, settimane intere s’una parola… e talvolta una semplice congiunzione”. Qui Grand si fermò prendendo il dottore per un bottone del soprabito. Le parole uscivano vacillanti dalla sua bocca sdentata.
“Mi intenda bene, dottore. A rigore, è assai facile scegliere tra ma ed e; la difficoltà aumenta con poi e quindi; ma certamente la cosa più difficile è sapere se bisogna mettere una e o se non bisogna”.
“Sì”, disse Rieux, “capisco”.
E ricominciò a camminare; l’altro sembrò confuso, di nuovo lo raggiunse.
“Mi scusi”, barbugliò, “non so che cos’ho, stasera”.
Rieux gli batté piano sulla spalla e gli disse che desiderava aiutarlo, che la sua storia lo interessava molto. L’altro sembrò un po’ rasserenato, e giunto davanti a casa, dopo qualche incertezza, invitò il dottore a salire un momento. Rieux accettò.
Nella sala da pranzo Grand lo pregò di sedere a un tavolo pieno di fogli coperti di cancellature s’una microscopica calligrafia.
“Sì, è questo” disse Grand al dottore che lo interrogava con lo sguardo. “Ma non vuole bere qualcosa? Ho un po’ di vino”.
Rieux rifiutò, guardava i fogli di carta.
“Non guardi”, disse Grand, “è la mia prima frase; mi fa soffrire, molto soffrire”.
Anche lui contemplava i fogli, e la sua mano sembrò invincibilmente attirata da uno che levò in trasparenza davanti alla lampadina elettrica senza paralume. Il foglio gli tremava in mano; Rieux osservò che la fronte dell’impiegato era madida.
“Sieda”, egli disse, “e me la legga”.
L’altro lo guardò, sorridendo con una sorta di gratitudine.
“Sì”, disse, “credo di averne voglia”.
Indugiò un po’, sempre guardando il foglio, poi sedette. […] La voce di Grand si levò sordamente: “In una bella mattina del mese di maggio, un’elegante amazzone percorreva, sopra una superba giumenta saura, i viali fioriti del Bois de Boulogne”. Tornò il silenzio, e con esso l’indistinto rumore della città sofferente. Grand aveva posato il foglio e continuava a contemplarlo. Dopo un minuto alzò gli occhi:
“Che cosa ne pensa?”
Rieux rispose che il principio lo incuriosiva del resto; ma l’altro disse che un tale punto di vista non era quello giusto, e batté le carte col palmo della mano.
“Questa non è che un’approssimazione. Quando sarò arrivato a rendere perfettamente il quadro che ho nella fantasia, quando la mia frase avrà la stessa andatura di quella passeggiata al trotto, un-due-tre, un-due-tre, allora il resto sarà più facile, e soprattutto l’illusione sarà tale, sin dal principio, da far dire: ‘Giù il cappello’”.

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2 thoughts on “LA PESTE di Albert Camus e la fragilità di chi si accosta alla scrittura

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Divertente e… scritto bene! Forse Camus e la Peste sono giustamente famosi 🙂

  2. […] via LA PESTE di Albert Camus e la fragilità di chi si accosta alla scrittura — VITA DA EDITOR […]

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