L’INVENZIONE DELL’AMORE di José Ovejero, recensione

L'INVENZIONE DELL'AMORE, copertina, VolandTradotto da Bruno Arpaia per Voland il romanzo con cui José Ovejero ha vinto il Premio Alfaguara de Novela: L’invenzione dell’amore

È lo stesso narratore dell’Invenzione dell’amore ad affermare “che tutto ciò che si può pensare sull’amore è già stato detto, che è impossibile raccontare una storia d’amore, perché sono già state tutte raccontate. […] Gli amori felici si assomigliano; anche quelli infelici”, eppure lo spagnolo José Ovejero riesce con originalità e profonda comprensione a esplorare il desiderio e la difficoltà di stabilire relazioni sentimentali durature, ma anche la continua tentazione a mentirsi e mentire per preservare l’immagine che ciascuno ha di sé e vuole che gli altri abbiano di lui.
Samuel, il protagonista, ammette subito: “Sono uno di quegli uomini dei quali alcune donne direbbero che hanno paura di impegnarsi”, e questo vale sia sul lavoro sia negli affetti. Lascia che l’azienda della quale è socio di minoranza si avvii verso un rapido declino e che innumerevoli donne condividano con lui brevi stagioni; finché non riceve la notizia della morte di Clara: una ragazza che non ha mai conosciuto, ma della quale finirà per invaghirsi trovandosi costretto a reinventare due identità, quella di lei e dell’amante per il quale è stato scambiato.
Ciò che realmente seduce di questo romanzo, oltre alla capacità dell’autore di calibrare le rivelazioni durante la narrazione, è proprio l’incessante interrogarsi del protagonista sulla natura dei rapporti umani e dell’amore, che lo porterà a concludere: “In qualche posto di noi stessi siamo soli, nessuno può venire con noi, ma non abbiamo motivo di rifiutare o di sottovalutare quel territorio in cui è possibile addentrarsi per mano a qualcuno, magari allargandolo, strappando alle erbacce zone in cui poter seminare”.
La labilità delle relazioni e le connessioni della sessualità con la biologia e con i rapporti di forza che dominano le società occidentali erano temi cari anche a Philip Roth, non a caso citato in corso d’opera, ma mi piace rilevare che L’invenzione dell’amore è stato pubblicato nel 2013, dunque una manciata di anni dopo Accerchiamento di Carl Frode Tiller e due anni prima di Tutto quello che non ricordo di Jonas Hassen Khemiri: altri due testi che, come quello di Ovejero, indagano la possibilità di ricostruire il vissuto di una persona attraverso la testimonianza di chi presume di averla conosciuta, rimarcando come il confine tra noi e chi amiamo è spesso un solco più profondo di quanto vorremmo ammettere.

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3 thoughts on “L’INVENZIONE DELL’AMORE di José Ovejero, recensione

  1. E ha detto:

    Grazie. Mi hanno incuriosito anche i titoli di Tiller e Khemiri.

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