IL GRIDO di Luciano Funetta, recensione

Dopo il buon esordio con Dalle rovine, Luciano Funetta dà piena prova di talento con Il grido

A dispetto della giovane età dell’autore, la scrittura onirica di Luciano Funetta trova piena maturità nel Grido, pubblicato da Chiarelettere nella collana curata da Michele Vaccari. Immersi in un’atmosfera che ha qualcosa sia di orwelliano sia delle ambientazioni dei film di Tim Burton, scopriamo un futuro prossimo angosciante e abbrutito in cui la protagonista, Lena, sopravvive lavorando in un’impresa di pulizie e con qualche briciola d’amore, mentre cerca di ricostruire il proprio passato da orfana presso la casa delle Dame e le frequenti sortite in un Orto Botanico psichedelico. Non sono un vivere e un ricordare semplici i suoi, poiché sin da bambina le allucinazioni la conducono in un piano di realtà parallelo: «Quando tornò in soggiorno, l’aspetto della stanza era cambiato. Rapide creature dagli occhi infantili stavano in piedi, immobili, negli angoli. Sulle pareti correvano rigagnoli di acqua nera e scura. Dalla camera da letto arrivava una voce che masticava e ridacchiava un monologo incomprensibile. Ogni volta era così, come doversi riappropriare di quel luogo, riabituarsi alle sue stranezze, […] oltre che alle presenze che facevano la loro comparsa al mattino e di sera tornavano nei loro inaccessibili anfratti. Il fatto che Lena sapesse con esattezza che tutto non era altro che un’emanazione della sua mente, e che la casa non era altro che una casa, non cambiava nulla».
La scelta di un narratore esterno consente alla scrittura di mantenersi sempre vivida, precisa, di una complessità che qui è sempre ricchezza e non astrusità, ma soprattutto permette a Funetta, e a noi lettori con lui, di ricreare una dimensione coerente e logica che tuttavia sovverte i nostri consueti riferimenti: per esempio, i negozi sempre aperti si chiamano Open 25, o le visite ai sepolcri dei defunti avvengono solo attraverso dei monitor.
Il grido è un romanzo visionario, originale e di inquietante suggestione, e, visto che una volta tanto sono d’accordo con Cristò che me l’ha consigliato, riporto qui parte di un suo post pubblicato su Facebook: «La letteratura italiana di questo inizio di secolo (e di millennio) è un vulcano apparentemente spento che invece spero dormiente. Mi sembra che Il grido di Luciano Funetta abbia aperto una crepa che potrebbe preludere a un’eruzione (volesse il cielo). Mentre leggevo lo sentivo borbottare (il vulcano), ribollire dall’interno. […] una scrittura lucida fatta di allucinazione, un incubo che si costruisce parola dopo parola e che risponde alla logica sgangherata ma assolutamente significante della fase REM. Il grido è un libro che sembra venire da un altro tempo e da un altro luogo e che quindi, forse, viene dal futuro della letteratura italiana (così mi auguro). È un romanzo incredibilmente coraggioso che nella mia testa dovrebbe mandare a gambe all’aria le certezze decadenti della narrativa italiana contemporanea e risvegliare finalmente il vulcano sopito che fino ad oggi è stata la scrittura del ventunesimo secolo».

Qui l’intervista a Luciano Funetta su Dalle rovine e dintorni:
https://giovannituri.wordpress.com/2016/02/02/intervista-a-luciano-funetta-autore-di-dalle-rovine/

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2 thoughts on “IL GRIDO di Luciano Funetta, recensione

  1. Irene Rosignoli ha detto:

    Mi permetto di commentare con un ringraziamento: ho scoperto Dalle rovine alla sua uscita tramite questo blog e l’ho adorato. Ho finito di leggere Il grido la settimana scorsa e l’ho amato ancora di più. Funetta è un grande scrittore. Grazie davvero!

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