L’ADORAZIONE E LA LOTTA: Antonio Moresco, meglio teorico che scrittore?

Antonio MorescoMondadori ha da poco pubblicato una raccolta di saggi sulla letteratura di Antonio Moresco, L’adorazione e la lotta

Pur avendo letto diverse opere di Antonio Moresco, non ne ho mai recensita nessuna, forse perché non avrei saputo spiegare come potessero convivere in me l’ammirazione per la sua radicalità, per la visionarietà di alcuni brani, per l’urgenza della sua scrittura e il tedio che provavo per pagine e pagine, quando la prosa diventava sovrabbondante e venivano ripetute per l’ennesima volta le stesse immagini. Per Gli esordi ho pensato che fosse stata l’aspettativa eccessiva a condizionarmi; per Fiaba d’amore il fatto che si trattasse appunto di una favola che con grazia si riprometteva solo di raccontare un sentimento; Gli increati, però, che pure è una delle opere italiane dall’incipit più potente e originale, è per me stata la conferma che come scrittore Moresco non riesce a emozionarmi né a scardinare o rinnovare davvero la mia percezione del mondo, a dispetto del suo talento (di cui per altro è ben consapevole): è come se il porsi al di là dei canoni narrativi finisse per farmi (o per fargli) smarrire il tracciato.
Eppure nelle sue Lettere a nessuno, che ho letto nell’edizione Bollati Boringhieri e non nella successiva dell’Einaudi, avevo riconosciuto una lucidità drammatica e una scrittura dirompente inediti nella nostra letteratura; si tratta di una sorta di zibaldone che accompagna l’autore dal 1981 al 1991 e in cui si alternano riflessioni, lettere, appunti; sono gli anni in cui non aveva ancora rinunciato al suo impegno politico nell’estrema sinistra, pur riconoscendone limiti e contraddizioni, e stava dando corpo a Gli esordi; il suo confronto con il mondo culturale è però impietoso: emergono, insieme alla sua irritazione, la difficoltà di avere un reale confronto sulla sostanza dei rifiuti editoriali o di scalfire un indifferente silenzio, la limitatezza intellettuale e la miseria umana di chi dovrebbe giudicarlo.
La stessa capacità di mostrare quanto sconfinata possa e debba essere la letteratura, di ardere di una passione viva e contagiosa per la vita e la possibilità della parola di ferire e lenire insieme, l’ho riscontrata ogni volta che ho avuto modo di ascoltare Antonio Moresco dal vivo, dunque mi sono accostato all’Adorazione e la lotta con la speranza di ritrovare quel fuoco.
L'adorazione e la lotta, Antonio Moresco, copertinaÈ un testo pregno di acume, quanto umorale e idiosincratico. Del resto lo stesso Moresco ammette: “non ho un rapporto separato e pacificato con la letteratura” ed è proprio questo il valore principale della sua testimonianza di autore e lettore. Prima però di venire alla sostanza del suo pensiero vorrei avanzare due critiche: la prima è la frequenza di quello che l’autore definisce il “corpo a corpo” coi testi e che finisce per diventare uno smembramento degli stessi, di cui si riportano ampi passaggi talvolta decontestualizzati e depotenziati; il secondo è la costante recriminazione della posizione marginale riservata a lui e agli scrittori fuori dai canoni, che risulta un po’ dissonante ora che a pubblicarlo è la più grande casa editrice italiana e che numerosi sono i critici e gli esegeti della sua opera. Premesso questo, occorre ammettere che di voci come la sua abbiamo maledettamente bisogno e in molte pagine dell’Adorazione a la lotta si trova la risposta al senso della letteratura e al perché battersi affinché non si limiti al solo esercizio stilistico o al puro intrattenimento: “La riduzione della letteratura a cronaca, a puro ricalco e riciclo di ciò che ci viene detto essere la realtà, oppure al suo rovesciamento speculare in un’altrettanto vuota e ripetitiva finzione clonabile all’infinito, non è una cosa innocente e priva di conseguenze. Porta all’allevamento di persone addomesticate e lobotomizzate”. E ancora: “La letteratura è una cruna, bisogna riaprirla di continuo, allargarla, per andare a toccare gli altri spazi più grandi in cui siamo immersi e sfondare le pareti che imprigionano i nostri corpi e le nostre menti”.
No, non sono propositi eccessivi, anche se ci hanno fatto credere che sia così, ed è da questa concezione fondativa della parola, da questa idea della scrittura come breccia nei nostri limiti immaginativi e conoscitivi, che prendono le mosse le considerazioni critiche di Antonio Moresco (peccato manchi un indice dei nomi). Per cui Samuel Beckett è “il discrimine dove l’elemento critico distruttivo del Novecento si sdoppia e si comincia a separare da se stesso e a diventare maniera”; in Antonin Artaud convivono “radicalità e puttanismo intellettuale”; Georges Simenon “non ti dà mai niente di più di quello che hai già, che sai già, ti fa solo perdere un po’ del tempo che ti divide dalla tua morte mentre succhi questa caramella letteraria e tutta questa umanità di secondo grado”. Illuminanti le pagine dedicate a Romano Bilenchi, a Michail Afanas’evič Bulgakov, a Louis-Ferdinand Céline, a Miguel de Cervantes, a Stefano D’Arrigo, a Federico De Roberto, a Luigi Pirandello, a João Guimarães Rosa, a Lev Nikolaevic Tolstoj, a Paolo Volponi, a Virginia Woolf, a Mo Yan, sempre tenendo conto che, sebbene l’io dello scrittore e la sua opera siano inscindibili, “ridurre la forza della letteratura alle posizioni contingenti e secolari dei suoi autori, non riconoscere che a volte nel fuoco della prefigurazione artistica e di conoscenza e dell’invenzione possano venire oltrepassati anche i limiti ideologici e psicologici dei singoli autori e si possa creare un allargamento e uno sfondamento di orizzonti vuol dire assegnarle un ben misero ruolo”.
Come spero abbiate intuito, la devozione di Antonio Moresco a una concezione alta e altra della scrittura prorompe trascinante da queste pagine: non posso che essergliene grato e rinnovare il sospetto che sia io a essere inadeguato dinanzi alla sua opera, o forse che come lui anche il mio non sia un rapporto pacificato con la (sua) letteratura – e credo dovrà allora perdonarmi.

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4 thoughts on “L’ADORAZIONE E LA LOTTA: Antonio Moresco, meglio teorico che scrittore?

  1. Claudia M. ha detto:

    Caro Giovanni,
    Mi hai incoraggiata ad avvicinarmi a questo libro…
    Io invece sono una lettrice entusiasta delle opere narrative di Antonio Moresco. Tutte le volte che apro un suo romanzo, breve o lungo, e comincio a leggerlo, ho la fortuna di sprofondare in un altro mondo mitopoietico, che non è il semplice calco dell’oggi, come tanta narrativa attuale, ma un universo insieme di nuova e antichissima fondazione, che si tratti di FIABA D’AMORE o di un macigno come GLI INCREATI. Da questo punto di vista Moresco non pecca di immodestia: GLI INCREATI sono davvero un “magnete”, come lo definisce lui. Un’opera per un pubblico italiano indolente e acerbo, a prescindere che lo abbia pubblicato Mondadori. Forse occorre un’inclinazione particolare per capire questi scritti così ardui, un sentimento interrogativo elementare affine a quello dell’autore, uno stupore arcaico, quasi presocratico, che a me viene dallo studio degli autori antichi e soprattutto dall’essere come sono… certo, sono state scritte molte critiche allo stile di Moresco per le ripetizioni di alcune parole o giri di frasi (ad esempio “la morte che viene prima della vita che viene dopo”) o per la ricorsivita’ di alcuni episodi con delle “costanti”. Io però credo che proprio questo linguaggio ai limiti dell’ossessione abbia dato forza all’opera, la forza di una parola sapienziale, che ricorre alla stessa formularita’ dell’epica per creare un ritmo che resta con l’autorità di un nuovo potentissimo classico.
    Anche io credo che la letteratura abbia il compito di aprire un varco, di sfondare le dimensioni. In questo è il suo intrinseco umanesimo e la sua anarchia. Dico tutto questo con grande umiltà. Non pretendo di averlo capito meglio di altri. Dico solo che mi piace perché mi porta altrove. E quindi, semplicemente, esprimo un po’ di filiale gratitudine per un autore che mi ha reso partecipe della sua visione e mi ha arricchita.
    E ovviamente ringrazio anche te per avermi entusiasmato a questa mia prossima lettura.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Cara Claudia, sono io a ringraziarti per questa tua chiave di lettura, così partecipe e attenta e torno a domandarmi da cosa nasca invece il mio distacco verso la narrativa di Moresco.

  2. Susanna De Ciechi ha detto:

    Infatti, dopo i Canti del caos di cui ho letto 150 su 1000, l’ho mollato.

  3. […] hanno lasciato poi il senso di aver sprecato il mio tempo (se devo proprio nominarne un paio, direi Gli increati di Antonio Moresco, potente e visionaria a tratti, sovrabbondante e ripetitiva molto spesso, o anche La scuola […]

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