IL PONTE di Vitaliano Trevisan e i libri e gli scrittori come prodotti di serie

IL PONTE di Trevisan, copertina Einaudi Stile liberoQuando ho scoperto con Works la scrittura di Vitaliano Trevisan, mi sono ripromesso di confrontarmi con altre sue opere, ma ho disatteso a lungo il proposito perché più le aspettative sono alte, maggiore è il rischio di ritrovarsi delusi. Alla fine mi sono però deciso a leggere Il ponte, un breve romanzo-pamphlet pubblicato da Einaudi Stile libero nel 2007, e vi ho ritrovato il suo stile in apparenza delirante ma in realtà sorvegliato e incisivo, le sue osservazioni schiette e destabilizzanti; insomma, la riprova che Trevisan sia uno degli autori più originali e significativi della nostra letteratura. La storia intorno alla quale è costruita quest’opera è quella dell’amicizia tra il narratore e un cugino, che viene definitivamente recisa dalla morte del figlio di quest’ultimo, ma che già nel passaggio dall’infanzia all’età adulta aveva cominciato a incrinarsi; questa tuttavia non è che una traccia dalla quale continuamente si discosta uno strabordante flusso di amare considerazioni sulla politica e la cultura del Belpaese, sull’adolescenza negli anni ’70 e sulla pericolosità dei ricordi, sulle tensioni che avvelenano la vita famigliare e su innumerevoli altri aspetti della contemporaneità – come lo sfracello del panorama letterario che emerge da alcuni brani qui di seguito citati.

La pubblica amministrazione è piena di scrittori frustrati. Gli unici posti dove ce n’è di più sono le redazioni dei giornali e quelle delle case editrici.

[…] mi recavo almeno una volta alla settimana nella libreria più grande della città, e ci restavo per ore, dando un’occhiata alle cosiddette novità, italiane e straniere. Le trovavo tutte ugualmente ripugnanti. A volte, a rendermele tali, bastava il titolo, altre volte, quando mi sentivo più ben disposto, prendevo in mano qualcuna di queste cosiddette novità, italiane e straniere, e leggevo a caso, aprendo il libro qua e là, cercando una parola, un giro di frase, qualsiasi cosa, ma non trovavo che parole disgustose, similitudini del cazzo e metafore nate morte.

Del resto, se i librai vendono i libri come fossero salami, gli editori fanno i libri come se facessero insaccati. Resta da definire il ruolo degli scrittori i quali, di fatto, forniscono la materia prima per questi insaccati, e non si fanno scrupolo alcuno a usare pesticidi e steroidi e sementi geneticamente modificate e quant’altro, in modo da offrire all’industria culturale, che è essenzialmente un’industria di trasformazione, un prodotto appetibile, se non già trasformato, comunque in possesso di tutti i requisiti per essere facilmente assimilabile, confezionabile, vendibile, in una parola per farne un prodotto di serie. In un certo senso, pensai cercando tra i Bernhard, gli stessi scrittori sono ormai prodotti di serie, si pensano produttori, ma sono prodotti.

Se solo potessi connettermi direttamente, e scaricare sulla carta il contenuto della mia testa. Ma così come è, pensai, il tempo di arrivare alla mano, ed è già tutta un’altra storia. Meglio non rileggere e andare avanti. Non si può predire la forma precisa di una quercia. Di sicuro non sarà un olivo. Allo stesso modo, questo scritto non sarà un romanzo. E non è mia intenzione raccontare una storia: il mondo ormai soffoca nelle storie e nelle cosiddette narrazioni, e tutto è storia e narrazione, a prescindere dal contenuto.

Qui la recensione dell’ultimo romanzo di Trevisan, Works:
https://giovannituri.wordpress.com/2016/09/06/works-di-vitaliano-trevisan-recensione/

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One thought on “IL PONTE di Vitaliano Trevisan e i libri e gli scrittori come prodotti di serie

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Lo lessi Works, e mi piacque molto. C’è un passo che ripresi nel mio blog, quello in cui parla dell’eredità in occasione della morte del padre, per cui l’autore avrebbe avuto diritto a una porzione della casa abitata da madre e sorella.
    Condivido la tua recensione.

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