IPOTESI DI UNA SCONFITTA di Giorgio Falco, recensione

Copertina IPOTESI DI UNA SCONFITTA di Giorgio Falco, EinaudiIpotesi di una sconfitta, un bel romanzo che mi ha deluso

Prima di confrontarmi con l’ultimo romanzo di Giorgio Falco, Ipotesi di una sconfitta (Einaudi Stile libero), avevo letto delle recensioni molto lusinghiere di critici di valore e alcuni post entusiasti sui social network, per giunta avevo già apprezzato altre due sue opere, Pausa caffè e Sottofondo italiano, e diversi dei racconti raccolti nell’Ubicazione del bene. Non credo però che le riserve su quest’opera siano ascrivibili esclusivamente all’aspettativa molto alta.
Si tratta di un romanzo compiuto, che segue l’intera parabola del protagonista dalla giovinezza all’età adulta, dal rapporto con il padre, conducente di autobus e per arrotondare insegnate di scuola guida, alla conflittualità con il se stesso adulto, privo di collocazione professionale e sempre più aggrappato/arreso alla letteratura. La scrittura è precisa, lineare, priva di quei compiacimenti che taluni dicono di aver trovato nella Gemella H: ingloba il discorso diretto nel flusso narrativo senza creare confusione, sa essere arguta seppur prevalga sempre la profonda amarezza di chi si trova a disagio con l’epoca in cui gli è toccato vivere. Il tema prevalente è ancora quello, cruciale, del lavoro: «Ecco il motivo per cui ripetevamo e ripetiamo mondo del lavoro, diamo per scontato che sia un mondo a parte, dove ogni crudeltà è possibile proprio perché è lavoro e non ciò che prende gran parte della vita, tanto da ridursi a essere la vita».
E allora qual è il limite? È lo stesso Falco a individuarlo, sebbene l’alter ego narrativo si riferisca alla sua opera d’esordio: «Nei due o tre anni successivi alla pubblicazione del mio primo libro, mentre lavoravo per la multinazionale telefonica, i media avevano dato spazio alla letteratura incentrata sul lavoro. Un proliferare di romanzi, raccolte di racconti, memoriali redatti con stile accusatorio o ironico, poi ancora libri di interviste e testimonianze, reportage di denuncia, monologhi teatrali, documentari film. Anch’io, pur avendo scritto un’opera inclassificabile, avevo contribuito a creare quel clima».
Non intendo suggerire che la letteratura post-industriale abbia esaurito il suo potenziale, anzi, ma che debba operare scelte più ardite, esplorare nuovi linguaggi, sconfinare oltre l’ordinario, accentuare la carica critica per preservare il suo valore culturale, politico e sociale, per evitare di anestetizzare il lettore all’irreversibile sconfitta dell’Occidente. È pretendere troppo? No, se si pensa a Works di Vitaliano Trevisan, per esempio. No, ancor più se si valutano singolarmente molte pagine di Ipotesi di una sconfitta e si considera quello che sarebbe potuto essere e non è, ossia un romanzo incisivo e non “solo” un buon libro.

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3 thoughts on “IPOTESI DI UNA SCONFITTA di Giorgio Falco, recensione

  1. […] via IPOTESI DI UNA SCONFITTA di Giorgio Falco, recensione — VITA DA EDITOR […]

  2. Potrei chiedere cosa significa qui letteratura post industriale? Si intende una categoria storico-sociale oppure estetica? Oppure collegata alla struttura del lavoro oggi?

    • Giovanni Turi ha detto:

      Si tratta dell’etichetta data a “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” di Dezio: il primo romanzo a raccontare la fabbrica occidentale contemporanea (con sempre meno operai e nessuno spirito corporativo).

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