Intervista a Francesco Permunian, autore di COSTELLAZIONI DEL CREPUSCOLO – Professione scrittore 24

francesco-permunian, intervistaFrancesco Permunian ha esordito nella narrativa con Cronaca di un servo felice (Meridiano zero), a cui è seguito Camminando nell’aria della sera (Rizzoli): opere ora riviste e confluite in Costellazioni del crepuscolo (il Saggiatore). Altri suoi romanzi sono stati pubblicati da Diabasis e Nutrimenti e il suo nome figura nell’antologia, curata da Andrea Cortellessa, Narratori degli Anni Zero (prima edizione Ponte Sisto, seconda L’orma).
In Cronaca di un servo felice il narratore, abbandonato dalla moglie fedifraga, si è ridotto ad assistere la pretenziosa suocera, un tempo avvezza a ogni eccesso e ormai invalida; pagina dopo pagina però, il lettore inizia a dubitare della sua lucidità, ritrovandosi invischiato nei sui incubi. Costellazioni del crepuscolo, da cui deriva il titolo dell’intero volume, è un interludio composto da riflessioni, micro-racconti e visioni dell’autore, permeati di quell’amara ironia che caratterizza Camminando nell’aria della sera; quest’ultimo è un romanzo composto da brevi narrazioni che hanno per protagonista un medico che ci racconta le tragicomiche esistenze dei suoi compaesani e il suo approssimarsi alla vecchiaia. Ad accomunare i tre testi sono un sentimento di solitudine e l’affiorare della follia in ogni sua gradazione, dal patologico al bizzarro, oltre che la scrittura di Permunian, che costeggia l’oscurità dalla quale talvolta riesce a discostarsi con un sorriso.

Costellazioni del crepuscolo ripropone due tue opere pubblicate oltre quindici anni fa: com’è stato rimetterci mano? Cosa ritieni abbiano guadagnato e cosa abbiano perduto col tempo?
Ciò che sto facendo da qualche tempo in qua è il tentativo di “rispolverare” i miei primi lavori in prosa. Sto cercando cioè di togliere la polvere dalle tavole di quel gran teatro padano che sempre mi frulla nella memoria e nella mente. La polvere del tempo, si capisce. La più temibile e perniciosa in letteratura, in quanto parente stretta dell’oblio. L’unico vero avversario con il quale vale la pena di combattere e misurarsi, al di là delle mode passeggere dettate dal mercato editoriale.
Costellazioni del crepuscolo è composto da Cronaca di un servo felice e da Camminando nell’aria della sera, più un manipolo di appunti preparatori. Chi mi ha dato del filo da torcere è stato Il servo felice, sul quale ho effettuato più di un centinaio di correzioni e varianti nonostante la prudenza suggeritami da Salvatore Silvano Nigro nel corso della revisione. C’era infatti il rischio, rimettendoci mano, di stravolgere l’impianto originario che risale a una ventina di anni fa. Spero che quel pericolo sia stato scongiurato, ora il mio Servo ha indossato la sua uniforme definitiva che mai più gli sarà tolta o modificata.

La tua è una scrittura che sembra alimentarsi dall’irrazionalità degli esseri umani e provare ad arginarla con le armi dell’ironia o della rassegnazione. Cosa ha indirizzato verso queste atmosfere le tue opere?
Il sentimento dell’inevitabile sconfitta che tutti ci attende al varco: noi, i nostri sogni, le nostre fedi, sia politiche che religiose. Tutti, ripeto, uomini, bestie e dei, siamo destinati alla polvere. Ragion per cui, per non impazzire davanti a una simile prospettiva, alla fine mi sono inventato un mio personale teatrino comico e grottesco. Così mi distraggo… E, a volte, scoppio anche a ridere: “Non c’è niente di più comico dell’infelicità” dice infatti Nell in Finale di partita di Beckett.

«“Il fatto di essere cresciuto in un’epoca in cui soltanto babbei, straccioni o pazzi facevano letteratura mi è costato dieci anni di vita” (Oswald Spengler): a me è costato invece il doppio, vent’anni di ripetuti rifiuti e dinieghi prima di venire preso in considerazione da parte di un editore degno di tale nome.» Qui narratore e autore si sovrappongono: ritieni che oggi quella lunga attesa sia stata compensata?
Ho atteso per tredici anni che il Servo felice venisse accettato da qualche editore e quindi oggi, rivederlo pubblicato da un editore serio e importante qual è Il Saggiatore, mi ripaga della lunga anticamera. Forse inevitabile e scontata per uno come me, che a tutt’oggi è rimasto fuori da ogni conventicola letteraria: non ho mai scritto su un giornale, né lavorato nell’editoria, né tantomeno all’università. E non ho neppure un blog o una pagina Facebook dove certi miei “colleghi” smanettano da mane a sera…

Hai esordito come poeta e portato avanti questo versante della scrittura sino a L’attesa (Kellermann, 2013). Quali secondo te le ragioni della marginalità di questa forma letteraria oggi in Italia?
Ho sempre amato la poesia. Penso che l’esercizio della scrittura poetica (quella vera, s’intende) sia l’atto più radicale e “veritiero” in campo artistico. Poeti come Milo De Angelis e Mario Benedetti, tanto per fare due nomi, secondo me valgono più di tanti romanzieri italiani messi uno sopra l’altro sui banconi delle librerie. E magari reclamizzati in televisione… Comunque, nonostante tale marginalità, a me sembra che ultimamente la poesia abbia ritrovato una sua rinnovata vitalità editoriale: penso alle rinate collane di poesia di Mondadori e Garzanti, oppure a certe pubblicazioni de Il Ponte del Sale, un piccolo editore di Rovigo che si sta facendo valere a livello nazionale. Oppure allo spazio e all’attenzione che Pordenonelegge annualmente dedica ai poeti, sia italiani che stranieri.

Come narratore hai pubblicato con Meridiano zero e poi con Rizzoli, Diabasis, Nutrimenti, il Saggiatore: come si è instaurato il rapporto con queste case editrici? Chi sono stati i tuoi editor?
I rapporti inziali con tutti i miei editori sono stati alquanto rapsodici e casuali, spesso originati da una lettera o da una telefonata che – all’improvviso e senza preavviso – qualche editor mi faceva da Milano o da Roma. È stato così anche con Il Saggiatore, dove sono arrivato grazie a una “chiamata” telefonica di Giuseppe Genna (che io non avevo mai visto né conosciuto di persona). Sua è stata l’idea di pubblicare sia Ultima favola che Costellazioni del crepuscolo, due libri a cui ho poi lavorato assieme a due giovani e valenti editor, Andrea Morstabilini e Damiano Scaramella. Quanto agli altri editor con i quali ho collaborato, conservo un buon ricordo di Anna Longoni (Rizzoli) e di Riccardo Trani (Nutrimenti), due persone squisite oltre che molto competenti.

«La scrittura è un farmaco pieno di controindicazioni»: che ruolo e che peso ha oggi la scrittura nella tua quotidianità? Sei alle prese con una nuova opera?
Cerco di scrivere ogni giorno, specialmente al mattino, quando sono ancora fresche le tracce di certi miei sogni. Vorrei riuscire a pubblicare un testo intitolato Chi sta parlando nella mia testa? composto da due miei precedenti testi oggi pressoché introvabili in libreria, ossia da Dalla stiva di una nave blasfema e da Il principio della malinconia. Vorrei insomma completare quel lavoro di ripubblicazione e revisione dei miei testi d’antan iniziato con Costellazioni del crepuscolo. E infine, se avrò la fortuna e la forza d’immaginazione, vorrei portare a compimento Erbe matte, un memoir totalmente inedito che prende le mosse da uno dei più grandi scandali di pedofilia avvenuti in questi anni tra le mura di un istituto religioso veneto (alludo al Provolo di Verona, di cui si sono occupati sia «l’Espresso» che Rai 3).

Sempre calzanti le epigrafi che precedono i tuoi testi: su quali autori ti sei formato come lettore? C’è molto di Landolfi nel tuo universo letterario o sbaglio?
Amo molto Landolfi, un gran maestro di stile, come lo sono stati Gadda, Savinio e Manganelli. I quali proverebbero a dir poco orrore davanti all’attuale romanzeria italiana, oggi ahimè rappresentata in gran parte da cantanti, cuochi, comici, politici e tronisti vari.

Tra le ultime letture, quali sono quelle che hai apprezzato particolarmente?
In questi giorni mi sto rileggendo tutto Bruno Schulz, specialmente Lettere perdute e frammenti uscito nel 1980 da Feltrinelli. Lo faccio, oltre che per mio diletto, perché me l’ha vivamente “suggerito” Andrea Cortellessa in vista di un suo nuovo e singolare progetto editoriale presso Aragno.

 

Qui anche le altre interviste della rubrica Professione scrittore:
https://giovannituri.wordpress.com/category/professione-scrittore/

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3 thoughts on “Intervista a Francesco Permunian, autore di COSTELLAZIONI DEL CREPUSCOLO – Professione scrittore 24

  1. Complimenti una bellissima intervista.

  2. tizianatius ha detto:

    L’ha ribloggato su Trame tizianatiuse ha commentato:
    Francesco Permunian in una bella intervista.

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