ATTI UMANI di Han Kang, recensione entusiasta

Han Kang, scrittriceDopo La vegetariana, un’altra prova di talento di Han Kang: Atti umani

Adelphi pubblica un secondo romanzo di Han Kang, Atti umani (traduzione di Milena Zemira Ciccimarra), in cui la scrittrice sudcoreana conferma tutto il suo talento, scegliendo ancora una volta una lingua e dei soggetti disturbanti. La vegetariana ha per protagonista una donna che inizia a rifiutare il cibo di origine animale, ma questo non è che il primo sintomo di un disagio che assumerà via via connotati sempre più estremi; la sua condotta viene però raccontata, interpretata e travisata da altri personaggi. Allo stesso modo, in Atti umani la storia dell’adolescente Dong-ho e del suo sacrificio viene ripercorsa poco per volta attraverso lo sguardo di diversi narratori, intrecciandosi a quella di altri morti e di alcuni sopravvissuti, ammesso che coloro che sono stati mutilati nell’anima possano esser definiti tali: «Non c’è modo di tornare al mondo precedente alla tortura. Nessuna strada per il mondo precedente al massacro».
Han Kang concilia letteratura e denuncia; rivisita la crudele repressione dei moti di protesta antigovernativi nel 1980 a Gwangju, ma si interroga anche sulla capacità degli uomini riuniti in gruppi di immolarsi in nome di un ideale o di perpetrare violenza: «[…] l’esercitò usò i lanciafiamme contro i civili disarmati. Ai soldati erano state distribuite munizioni che la Corte internazionale di giustizia aveva messo al bando per ragioni umanitarie». L’autrice sembra suggerire che quelli riferiti siano atti umani, nella misura in cui la ferocia e la follia possono renderci carnefici o vittime, e anzi è forse questa la nostra reale natura: «La dignità a cui ci aggrappiamo non è altro che un’autoillusione, un modo per nasconderci questa unica verità – che ciascuno di noi può essere ridotto a un insetto, a una bestia rapace, a un ammasso di carne?».
La sua è una scrittura abrasiva, che non usa perifrasi per raccontare l’orrore, per descrivere le torture alle quali furono sottoposti i ribelli trovati in possesso di armi: «Yoon ti ha chiesto di ricordare. Di “affrontare quei ricordi”, di “testimoniare”./Ma come è possibile fare una cosa del genere?/È possibile testimoniare che mi ficcarono ripetutamente nella vagina un righello di legno di trenta centimetri, spingendolo dentro fino alla parete posteriore dell’utero? Che mi lacerarono la cervice uterina con il calcio di un fucile?».
Atti umani, Han Kang, Adelphi-copertinaLa forza e l’originalità di Atti umani non si limitano comunque alla carica etica e alla valenza politica dell’opera, né alla capacità della penna di Han Kang di penetrare sotto pelle lacerando, ma, come si accennava, risiede anche nella sua abilità nel modificare continuamente prospettiva e narratore, passando da quello interno alla seconda o alla terza persona. Nel primo capitolo si rivolge al giovane Dong-ho dandogli del “tu” e racconta come e perché costui abbia deciso di prendere parte attiva alla protesta per vergogna più che per convinzione; si susseguono poi altri personaggi che direttamente o meno hanno avuto a che fare con lui (e non è lecito aggiungere troppo): nel secondo capitolo, sempre ambientato nel 1980 a Gwangju, il narratore è interno, ma incorporeo, poiché si tratta dell’anima di un manifestante assassinato; nel terzo prevale l’utilizzo della terza persona, la scena si sposta a Seul nel 1985 e si concentra sull’umiliazione subita da una redattrice passata a ritirare una traduzione dall’ufficio censura; nel quarto Han Kang ci conduce nel 1990 e cede la parola a un ribelle fatto prigioniero e sottoposto a ripetute sevizie, così come la donna al centro del quinto capitolo ambientato nel 2002 e alla quale la scrittrice si rivolge in seconda persona. Infine, nel sesto capitolo e nell’epilogo il narratore è interno, prima la madre di Dong-ho e poi la stessa autrice. Ebbene, a dispetto di quanto possa sembrare, questa apparente complessità si traduce in una struttura estremante compatta ed efficace.
Per concludere, Atti umani è un romanzo con una forza tematica e narrativa con pochi eguali nella letteratura contemporanea. E potrei fermarmi, senza aggiungere che non mi meraviglierei se Han Kang dovesse da qui a qualche anno vincere il premio Nobel – prima di sorridere per questa velleitaria considerazione, leggete i suoi romanzi, ok?

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4 thoughts on “ATTI UMANI di Han Kang, recensione entusiasta

  1. tullio ha detto:

    Non conoscevo ancora l’autrice, vorrei ringraziare il signor Turi per aver suggerito questa lettura.

  2. […] (come l’accorto utilizzo della prima e della seconda persona, sostanziale nel suo capolavoro, Atti umani). Il primo testo dà il titolo al volumetto ed è la storia di conflittualità e omissioni tra due […]

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