BESTIARIO di Julio Cortázar e le regole di un buon racconto

BESTIARIO di Julio Cortázar _copertinaChiunque ami leggere racconti o si cimenti a scriverne non può ignorare Bestiario, la prima raccolta di Julio Cortázar. L’autore argentino non si preoccupa di giustificare l’irrazionale, ma di dar forma al mistero che fa vibrare la realtà e ai sentimenti torbidi e inquieti che ci appartengono: ne scaturiscono degli splendidi racconti malinconici e surreali, in cui spesso la tensione deflagra negli spiazzanti finali. L’edizione dei Nuovi Coralli Einaudi (traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini) include in appendice due brevi saggi teorici di Cortázar (tradotti da Vittoria Martinetto) dai quali riporto qui di seguito alcuni brani.

 

Alcuni aspetti del racconto (1962)

Un racconto, in ultima istanza, si muove su quel piano dell’uomo dove la vita e l’espressione scritta di quella vita ingaggiano una lotta fraterna, se mi si concede il termine; e il risultato di tale lotta è il racconto stesso, una sintesi vivente e insieme una vita sintetizzata, qualcosa come un incresparsi d’acqua dentro un bicchiere, una fugacità in una permanenza.

Il romanzo e il racconto si possono paragonare analogicamente al cinema e alla fotografia, nel senso che un film è innanzitutto un «ordine aperto», romanzesco, mentre una fotografia riuscita presuppone una rigorosa limitazione previa, imposta in parte dal campo ridotto che l’obbiettivo comprende e inoltre dal modo in cui il fotografo utilizza esteticamente tale limitazione. […] il fotografo o lo scrittore di racconti si vedono obbligati a scegliere e a circoscrivere un’immagine o un avvenimento che siano «significativi», che non valgano solamente per se stessi, ma che siano capaci di agire sullo spettatore o sul lettore come una specie di «apertura», di fermento che proietti l’intelligenza e la sensibilità verso qualcosa che va molto oltre l’aneddoto visivo o letterario contenuti nella foto o nel racconto.

Uno scrittore argentino che ama molto la boxe mi diceva che in quella lotta che si instaura fra un testo appassionante e il suo lettore, il romanzo vince sempre ai punti, mentre il racconto deve vincere per knock out.

Il racconto deve nascere ponte, deve nascere passaggio, deve fare il salto che proietti la significazione iniziale, scoperta dall’autore, a quell’estremo più passivo e meno vigile e molte volte persino indifferente che chiamiamo lettore.

Per veterano, per esperto che sia uno scrittore di racconti, se gli manca una motivazione viscerale, se i suoi racconti non nascono da una profonda esperienza personale, la sua opera non andrà oltre il mero esercizio estetico. Ma il contrario sarà ancora peggio, perché non servono a nulla il fervore, la volontà di comunicare un messaggio, se si manca degli strumenti espressivi, stilistici, che rendono possibile la comunicazione.

Attenzione alla facile demagogia di esigere una letteratura accessibile a tutti! Molti di coloro che l’appoggiano non hanno altro motivo per farlo se non la loro palese incapacità di comprendere una letteratura di più ampia portata.

 

Del racconto breve e dintorni (1969)

Il poeta e il narratore ordiscono creature autonome, oggetti dalla condotta imprevedibile, e le loro conseguenze occasionali sui lettori non si differenziano essenzialmente da quelle che hanno sull’autore, il primo a essere sorpreso dalla sua creazione, lettore turbato di se stesso.

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