Intervista a Cristina Palomba, editor di Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie, logo casa editrice, intervista a Cristina PalombaIntervista a Cristina Palomba editor dal 2000 di Ponte alle Grazie, casa editrice del Gruppo Mauri Spagnol

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor di Ponte alle Grazie?
Sono laureata in filosofia, sono stata una lettrice vorace e ho studiato musica. Direi che questa è la partenza. Ho cominciato abbastanza in tenera età – avevo 23 anni – a fare la lettrice per Longanesi, dal francese. Ho fatto poi mille cose come collaboratrice, dallo spedire pacchi alla correzione di bozze. Nel 1994 ho iniziato a lavorare in redazione in Salani.

Attraverso quali canali vengono selezionati gli inediti di narrativa italiana e straniera? Cosa deve contraddistinguerli perché entrino a far parte del vostro catalogo?
I canali sono quelli tradizionali per tutti gli editori: agenti, editori stranieri, scrittori e giornalisti, amici, ma anche incontri casuali.
Cosa deve contraddistinguerli: ecco, questa è veramente una domanda difficile. Facciamo narrativa letteraria – e mi pare una parola di una incredibile vuotezza ma non saprei come altro definirla. La saggistica viene selezionata in base all’argomento – psicologia, filosofia, musica, giardino e natura – ma in verità non siamo mai rigidi. Se un libro ci sembra interessante, lo facciamo. Qualche anno fa ci hanno chiesto uno slogan per il sito Ponte alle Grazie. Ci abbiamo pensato a lungo e alla fine abbiamo scelto: Libri per cambiare idea. Mi pare che questo motto ci rappresenti bene.

Dal 2008 per la narrativa italiana ti affianca Vincenzo Ostuni: come vi dividete il lavoro?
Di comune accordo con il nostro editore, Luigi Spagnol, abbiamo scelto di non separare la fiction dalla non fiction. Ognuno compra e segue i libri che ama, in cui crede.

intervista a Cristina Palomba, editor Ponte alle GrazieTi andrebbe di raccontarci qualche aneddoto legato alla tua “vita da editor”?
La vita da editor è una lunga serie di aneddoti: si tratta di incroci di umanità, di piccoli desideri realizzati, di sogni che riemergono da luoghi dimenticati, di nascite e di resurrezioni, di incontri potenti. Insomma, più che vita sembra letteratura.

Quali sono le opere di prossima pubblicazione alle quali hai lavorato?
Sto lavorando al Sogno del drago di Enrico Brizzi che uscirà in maggio. Si tratta del primo libro di una nuova collana a doppio marchio col CAI – il Club Alpino Italiano – sulla montagna. La collana si chiamerà Passi, quelli che si susseguono nel camminare, ma anche geografici e letterari. Il nome rimanda alla polisemia dell’esperienza della montagna, che mentre tende all’aperto coltiva la dimensione interiore. Il libro di Brizzi, veramente stupendo, racconta il suo viaggio da Torino a Santiago.

Ritieni che il comparto editoriale abbia delle responsabilità nella disaffezione degli italiani per la lettura?
Io non conosco ricette per insegnare l’amore per i libri, se non pubblicare libri che valga davvero la pena di leggere, e pubblicarli con cura, in tutti i dettagli. Vedo che tra i giovani la cultura in generale non è più né un mezzo per arrivare, né una passione divorante. Un libro non è considerato un’avventura imperdibile. Penso che sia piuttosto il caso di parlare di corsi e ricorsi. Abbiamo fatto una svolta, i tempi son cambiati ma cambieranno di nuovo.

Tra i testi usciti negli ultimi mesi, quali ti sarebbe piaciuto editare e perché?
Tra tutti, Paolo Cognetti, Le otto montagne. Mi pare una delle voci più interessanti degli ultimi anni.

Qui tutte le interviste a editor e direttori editoriali:
https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

E qui quelle agli editori:
https://giovannituri.wordpress.com/category/conversazioni-con-gli-editori/

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