LA NOVITÀ di Paul Fournel, recensione

recensione-la-novita-paul-fournel-voland«L’editoria è sessualmente trasmissibile», lo suggerisce Paul Fournel

È innegabile il fascino esercitato dalle professioni legate al mondo del libro, soprattutto su chi non lo conosce dall’interno: La novità di Paul Fournel, tradotto per Voland da Federica Di Lella, è però scritto da un autore che lavora nell’editoria e ce la racconta con sincerità, passione e perspicacia, tanto da fornirci in questo pregevole romanzo anche un ottimo manuale sull’argomento.
Il protagonista e narratore, Robert Dubois, è ormai diventato un ingombrante relitto per i soci di maggioranza della casa editrice che porta il suo nome e avverte con disagio le nuove prospettive aperte dal digitale; il suo, del resto, è ormai uno sguardo disincantato: «Da secoli ormai non leggo più, rileggo soltanto. Sempre la solita minestra che noi trasformiamo in novità, tendenze, rentrée letterarie, successi e flop, molti flop». Dubois sa di essere corresponsabile del declino delle patrie lettere: «Abbiamo svuotato i libri di contenuto per venderli meglio e ora non li vendiamo proprio più», ammette e poco oltre rincara: «Non facciamo che ripeterci all’infinito che pubblichiamo troppi libri inutili, che dovremmo smetterla, dopodiché continuiamo tutti a farne uscire il dieci percento in più all’anno»; follia? No, calcolo, poiché, come spiega a uno di quei manager che stanno prendendo il posto dei direttori editoriali, un’indagine di mercato richiede «tre volte il costo di un libro. Per cui abbiamo preso la brutta abitudine di fare i libri per sapere come vanno i libri». Poi, certo, gli editori non sono gli unici colpevoli: «Quando un autore ha successo, tutti desiderano che riscriva lo stesso libro. I lettori, i librai, l’editore (soprattutto se lo nega). Solo l’autore a volte ha qualche dubbio».
Si potrebbero riportare parecchie altre considerazioni illuminanti, ma credo che queste siano più che sufficienti a dimostrare quanto La novità, pubblicata in Francia nel 2012, sia un’opera ancora decisamente attuale e arguta, né vanno trascurati gli aspetti più prettamente narrativi, perché appunto si tratta di un romanzo e non di un saggio.
Quando il protagonista si ritrova tra le mani un e-reader con gli inediti da valutare e inizia a sentir parlare sempre più spesso di diritti digitali, ha la voglia e l’acume per rimettersi in gioco e affidarsi a un manipolo di stagisti per affrontare la sfida imposta dalle nuove tecnologie: è da qui che la storia prende l’abbrivio, ma Paul Fournel non si limita a svilupparla sino ai suoi esiti, ha l’abilità di creare un personaggio completo e di mostrarcelo nella complessità dei suoi rapporti, cordiali ambigui o derisori, con colleghi e con scrittori. Dubois ha infatti scelto di orientare la sua esistenza lungo due binari paralleli: i libri e le persone, e tra queste è a sua moglie (responsabile dell’ufficio stampa di un altro editore) che dedica la sua attenzione, delicata e costante.
La novità riesce così a conciliare l’analisi di quanto ruota intorno ai libri con il piacere di una narrazione briosa, che dalla nota dell’autore e da quella dell’ottima traduttrice scopriamo per giunta intessuta di citazioni e giochi linguistici più di quanto ci si aspetti e senza che lo sperimentalismo o il divertissement prendano mai il sopravvento. È dunque una lettura consigliata a tutti e obbligatoria per coloro che hanno contratto il virus dell’editoria (ma non si illudano di rinsavire).

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